In diverse regioni russe, i rincari alla pompa stanno aumentando i costi di trasporto e distribuzione. La pressione sui carburanti si sta trasferendo anche sui prezzi di altri beni e servizi.
In questo quadro, la Banca centrale russa ha ridotto le previsioni di crescita per il 2026. L’istituto stima ora un aumento del PIL compreso tra lo 0% e l’1%.
La revisione riflette, secondo la banca, una riduzione temporanea della capacità produttiva dell’economia. Le prospettive sui prezzi sono state invece corrette al rialzo.
Per il 2026, l’inflazione è attesa tra il 6% e il 7%. La governatrice Elvira Nabiullina ha indicato il caro carburanti tra i fattori che stanno incidendo sui prezzi.
L’aumento dei costi logistici può raggiungere i consumatori attraverso i prezzi finali di prodotti e servizi. Le difficoltà riguardano soprattutto l’approvvigionamento e il funzionamento del mercato interno in alcune aree del Paese. Reuters ha segnalato aumenti marcati dei prezzi alla pompa in diverse regioni russe. Il governo ha adottato misure per sostenere l’offerta interna e contenere ulteriori rincari. La banca centrale aveva già descritto un’economia caratterizzata da una crescita debole. Il rallentamento si accompagna a un’inflazione che resta superiore agli obiettivi dell’istituto. Per le famiglie, i carburanti più costosi possono tradursi in una maggiore spesa diretta e in rincari indiretti. Per le imprese, l’aumento dei costi di trasporto può ridurre i margini o essere trasferito sui prezzi. La combinazione tra crescita limitata e inflazione elevata restringe gli spazi della politica monetaria.
L’andamento del mercato dei carburanti sarà quindi uno degli elementi osservati nelle prossime valutazioni economiche. Restano centrali l’efficacia delle misure governative e la capacità di normalizzare le forniture nelle regioni più colpite.









