Hatami ha spiegato che lo stretto “non tornerà come prima” e che ogni tentativo americano di rientrare sarà bloccato con una “risposta schiacciante”. Ha definito lo Stretto di Hormuz un “dono di Dio” e uno strumento chiave per l’Iran per chiudere il conflitto.
Le parole del generale arrivano dopo che il presidente Donald Trump aveva scritto sui social di avere il “controllo totale” dello stretto. Trump ha anche detto che gli USA “prenderebbero” Hormuz se sconfiggessero l’Iran. Teheran ha risposto subito, definendo le sue affermazioni “bugie”. Dal 28 febbraio, con l’inizio della guerra aerea tra USA-Israele e Iran, Teheran controlla lo Stretto di Hormuz. Le navi commerciali devono chiedere il permesso e pagare per passare. Le navi americane e israeliane, invece, non possono entrare. I negoziati tra Iran e Oman per aprire una rotta alternativa non hanno ancora portato a un accordo.
La tensione ha fatto salire il prezzo del petrolio lunedì mattina. Il Brent aveva chiuso venerdì a 88,52 dollari al barile. Anche l’oro è in crescita, mentre gli investitori cercano rifugio in investimenti sicuri. I mercati asiatici hanno mostrato incertezza, fermando il rally della scorsa settimana.
Mentre la tensione sale, gli Stati Uniti preparano nuove sanzioni contro l’Iran. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha detto che nuovi pacchetti potrebbero arrivare già questa settimana. La diplomazia resta bloccata e le rotte marittime continuano a essere interrotte.







