IN SINTESILa presenza italiana all'estero nel 2026
1,87 miliardi €
3 nuove missioni
ARF fino a 6.521 unità
L'Italia conferma nel 2026 una presenza militare e di sicurezza molto ampia all'estero, mantenendo gli impegni nei principali teatri operativi e introducendo tre nuove missioni internazionali.
La novità più significativa riguarda però la capacità di risposta alle crisi: il contingente massimo delle forze ad alta e altissima prontezza operativa sale fino a 6.521 unità, più che raddoppiando rispetto al 2025.
Il via libera parlamentare alle missioni 2026
Il quadro per il 2026 nasce dalla deliberazione adottata dal Consiglio dei ministri il 14 maggio 2026 e successivamente sottoposta al Parlamento secondo la procedura prevista per le missioni internazionali.
Il passaggio parlamentare ha autorizzato la prosecuzione, fino al 31 dicembre, delle missioni già in corso e la partecipazione italiana a tre nuovi impegni internazionali.
La Camera ha approvato definitivamente il dispositivo della relativa risoluzione il 28 luglio 2026. Il quadro è quindi oggi quello di una sostanziale continuità degli impegni già esistenti, accompagnata da un rafforzamento selettivo della presenza italiana nelle aree considerate maggiormente strategiche.
Tre nuove missioni tra Iraq, Corno d'Africa e Tunisia
Per le tre nuove missioni è previsto complessivamente un contingente massimo di 263 unità. La spesa autorizzata per i nuovi impegni ammonta a circa 21,7 milioni di euro.
Il vero salto riguarda le forze ad alta prontezza
Uno degli elementi più rilevanti del dispositivo 2026 è contenuto nella parte dedicata alle forze ad alta e altissima prontezza operativa, predisposte per poter essere impiegate rapidamente in presenza di crisi o situazioni di emergenza.
Il contingente massimo passa a 6.521 militari. La consistenza è più che doppia rispetto a quella prevista l'anno precedente e comprende anche forze che possono rientrare nelle Allied Reaction Forces (ARF) della NATO.
Il dispositivo può comprendere fino a 1.024 mezzi terrestri, 5 mezzi navali e 29 mezzi aerei. Per questa capacità di pronta risposta è previsto un fabbisogno finanziario massimo di circa 63,6 milioni di euro.
La scelta riflette il mutamento dello scenario internazionale: accanto alle missioni programmate con largo anticipo, diventa sempre più importante poter disporre di reparti già organizzati e pronti a intervenire con tempi molto ridotti.
Polizia di Stato e Guardia di Finanza nelle missioni all'estero
Il sistema delle missioni internazionali non riguarda soltanto le Forze Armate. Una parte degli impegni è affidata anche alla Polizia di Stato e alla Guardia di Finanza, soprattutto nelle attività di cooperazione, formazione, sicurezza delle frontiere e assistenza alle autorità locali.
Per la Polizia il dato è sostanzialmente stabile rispetto al 2025, quando il massimo autorizzato era di 83 unità. Per la Guardia di Finanza si passa invece dalle 67 unità del 2025 alle 69 del 2026.
Tra gli impegni figurano, tra gli altri, EULEX in Kosovo, la cooperazione nei Balcani, le missioni europee nei territori palestinesi e in Libia, oltre alle attività bilaterali della Guardia di Finanza nel Nord Africa.
Dai Balcani al Mar Rosso: dove resta impegnata l'Italia
La parte prevalente del dispositivo 2026 deriva dalla proroga delle missioni già operative. Restano quindi numerosi i teatri nei quali l'Italia mantiene personale, mezzi o capacità di supporto.
NATO Joint Enterprise ed EUFOR Althea.
Iniziative NATO, UE, di coalizione e bilaterali di supporto.
UNIFIL e attività bilaterali di addestramento.
Operazioni contro Daesh e NATO Mission Iraq.
Libia, Tunisia e altre attività di cooperazione.
Niger e dispositivo regionale.
Somalia, Gibuti e missioni di addestramento.
Mediterraneo, Mar Rosso e Oceano Indiano nord-occidentale.
Il quadro conferma quindi una presenza italiana distribuita soprattutto lungo tre direttrici strategiche: il fianco orientale dell'Europa, il Mediterraneo allargato e l'area africana compresa tra Sahel e Corno d'Africa.
Quanto costano le missioni internazionali nel 2026
Il fabbisogno complessivo indicato per proroghe, nuove missioni, cooperazione e forze ad alta prontezza, includendo anche obbligazioni esigibili nel 2027, è pari a circa 1,87 miliardi di euro.
La quota più consistente riguarda il Ministero della Difesa, con oltre 1,37 miliardi di euro. Seguono gli interventi del Ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale e le risorse destinate agli altri dicasteri coinvolti.
Dei circa 1,87 miliardi complessivi, oltre 1,78 miliardi sono collegati alle missioni e agli interventi prorogati, circa 21,7 milioni alle nuove missioni e fino a 63,6 milioni alla capacità di alta e altissima prontezza.
Quest'ultima voce, tuttavia, è legata all'eventuale effettivo impiego delle forze predisposte e non deve essere letta come il costo di un contingente già interamente dispiegato.
Le tappe del 2026
Cosa cambia realmente nel 2026
Il quadro complessivo non segna una rivoluzione nella geografia delle missioni italiane: la maggior parte degli impegni viene infatti confermata. Cambia però in modo significativo la capacità di reagire a crisi improvvise.
Il rafforzamento del dispositivo ad alta prontezza, insieme alle nuove missioni bilaterali in aree strategiche, mostra una Difesa orientata non soltanto alla permanenza nei teatri già consolidati, ma anche alla possibilità di mobilitare rapidamente personale, mezzi terrestri, navi e aeromobili qualora lo scenario internazionale lo richieda.
Ed è proprio questo, più del semplice numero delle missioni, l'elemento che caratterizza maggiormente il dispositivo italiano per il 2026.










