IN SINTESI
Cosa significa davvero “specificità”
È una delle parole più utilizzate quando si discute di stipendi, pensioni, turni, rischi e condizioni di impiego del personale in uniforme: “specificità”. Ma non si tratta soltanto di un principio politico o sindacale. Dal 2010 è espressamente riconosciuta dalla legge e riguarda alcuni degli aspetti più importanti del rapporto di lavoro di militari, Forze di Polizia e Vigili del Fuoco.
Cosa dice davvero la legge sulla specificità
Il riferimento fondamentale è l'articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183. La norma riconosce la specificità del ruolo delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, insieme alla particolare condizione giuridica del personale che ne fa parte.
Il legislatore collega questa peculiarità ai compiti svolti, agli obblighi e alle limitazioni personali imposte da leggi e regolamenti, alle funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e della sicurezza interna ed esterna, nonché ai requisiti di efficienza operativa e agli impieghi in attività usuranti.
La specificità deve essere presa in considerazione nella definizione degli ordinamenti, delle carriere, dei contenuti del rapporto di impiego e della tutela economica, pensionistica e previdenziale.
Perché il personale in uniforme viene considerato “specifico”
La logica della norma è riconoscere che il rapporto di servizio del personale del comparto non è completamente sovrapponibile a quello degli altri dipendenti pubblici.
Un militare o un appartenente alle Forze di Polizia può essere sottoposto a obblighi di disponibilità, mobilità, disciplina, efficienza fisica e impiego operativo che derivano direttamente dalla funzione svolta. A questi si aggiungono rischi professionali, turnazioni, servizi notturni e festivi e, in determinate situazioni, limitazioni nell'esercizio di alcuni diritti.
Specificità non significa beneficio automatico
È questo uno degli aspetti più importanti da chiarire. L'articolo 19 riconosce un principio giuridico, ma non attribuisce automaticamente al singolo dipendente una determinata somma, un'indennità o un trattamento pensionistico prestabilito.
Il secondo comma della stessa norma stabilisce infatti che l'attuazione dei principi sulla specificità debba avvenire attraverso successivi provvedimenti legislativi, nei quali devono essere stanziate anche le necessarie risorse finanziarie.
Dire che la specificità è riconosciuta dalla legge non significa quindi che ogni differenza rispetto al restante pubblico impiego sia già automaticamente compensata. Per produrre effetti economici e previdenziali concreti servono norme attuative, fondi e decisioni politiche specifiche.
Le risorse già collegate alla specificità
Negli ultimi anni il legislatore ha utilizzato proprio l'articolo 19 come base per alcuni interventi economici destinati al comparto.
Tra questi figura un fondo che, dopo gli stanziamenti previsti per gli anni precedenti, dispone di 42 milioni di euro annui a decorrere dal 2026 da utilizzare nell'ambito dei provvedimenti negoziali per istituti normativi e trattamenti economici accessori delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco.
La norma indica come priorità la valorizzazione dei servizi di natura operativa svolti dalle singole amministrazioni.
La specificità è stata richiamata anche per altri interventi. Per il periodo 2026-2029 sono stati autorizzati 10 milioni di euro l'anno destinati a polizze per tutela legale e responsabilità civile verso terzi del personale del comparto, secondo la ripartizione stabilita dalla legge.
Il vero nodo resta quello delle pensioni
È sul fronte previdenziale che il principio della specificità assume oggi una delle sue valenze più importanti.
Il personale in uniforme è caratterizzato da requisiti operativi e limiti di permanenza in servizio differenti rispetto alla generalità dei lavoratori. Per chi ricade prevalentemente o interamente nel sistema contributivo, questo alimenta da anni il dibattito sulla necessità di strumenti capaci di compensare una carriera contributiva che può avere caratteristiche diverse rispetto ad altri settori.
Non è un tema nuovo. Già la legge di bilancio per il 2022 aveva istituito un fondo destinato a interventi di perequazione previdenziale per il personale delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco, con una dotazione salita a 60 milioni di euro annui a decorrere dal 2024.
Dopo il contratto 2025-2027 torna la previdenza dedicata
Il tema è tornato in primo piano con la sottoscrizione dell'accordo per il rinnovo contrattuale del comparto Sicurezza-Difesa 2025-2027, avvenuta il 15 luglio 2026.
Diverse organizzazioni sindacali hanno sottolineato come la chiusura del contratto non esaurisca la questione della specificità. Tra gli impegni politici indicati dopo la firma figura l'apertura, entro circa 90 giorni, di un tavolo interministeriale dedicato alla previdenza.
È stato inoltre annunciato l'obiettivo di reperire ulteriori risorse con la legge di bilancio 2027, anche per indennità operative e valorizzazione della specificità.
Il confronto si sta spostando dal semplice riconoscimento del principio alla domanda su come tradurlo concretamente. Previdenza dedicata, indennità operative e trattamento economico sono oggi i tre terreni principali sui quali sindacati e rappresentanze chiedono nuovi interventi.
La battaglia delle rappresentanze: cinque sigle unite per la specificità
Sul terreno della specificità il confronto non è soltanto istituzionale: a spingere perché il principio si traduca in risorse concrete sono soprattutto le rappresentanze del personale. Cinque sigle — USAMi Aeronautica, ITAMIL Esercito, SILMM Marina Militare, NSC Carabinieri e SINAFI Guardia di Finanza, riunite nel Patto per la Difesa e Sicurezza dei Cittadini — hanno fatto della specificità il cuore della propria azione durante l'intera trattativa 2025-2027, respingendo qualsiasi proposta economica al ribasso.
La loro posizione è comune: la specificità non può restare un'affermazione di principio, ma deve tradursi in maggiori risorse economiche, a riconoscimento dei sacrifici, delle limitazioni dei diritti, della disponibilità permanente, del rischio e delle responsabilità che caratterizzano il servizio in uniforme. Il 24 giugno 2026 le cinque organizzazioni hanno inviato una nota congiunta a Presidenza del Consiglio, ai Ministeri di Interno, Difesa ed Economia e ai vertici militari, per portare all'attenzione delle istituzioni le criticità del personale.
«La specificità si riconosce con le risorse, non con le parole». È la sintesi con cui le sigle hanno rivendicato un contratto dignitoso e chiesto di destinare al comparto stanziamenti aggiuntivi rispetto al resto del pubblico impiego. Il loro messaggio è ancora più diretto: la specificità non si proclama, si finanzia.
Tra le proposte portate al tavolo, il Patto ha chiesto l'introduzione di una clausola di salvaguardia capace di verificare nel 2027 lo scostamento tra l'inflazione programmata utilizzata per finanziare il contratto e quella reale, con revisione degli importi in caso di divario significativo, così da non far ricadere la perdita di potere d'acquisto solo sul personale e sulle famiglie.
Le voci dalla piazza del 18 luglio
La mobilitazione è culminata nel corteo di Roma del 18 luglio 2026, indicato dalle promotrici come la più grande manifestazione di piazza del comparto Difesa da oltre vent'anni, con migliaia di donne e uomini in divisa a chiedere stipendi, pensioni e dignità.
Specificità e stipendi: il problema del potere d'acquisto
Anche il rinnovo contrattuale ha riportato la questione al centro del confronto sulle retribuzioni. Diverse organizzazioni rappresentative sostengono che il riconoscimento della specificità debba tradursi in risorse aggiuntive rispetto agli stanziamenti ordinari destinati al pubblico impiego.
Il ragionamento è che rischi, impiego operativo, disponibilità e limitazioni proprie dello status non possano essere considerati soltanto sul piano formale, ma debbano trovare un riconoscimento anche nelle indennità e nei trattamenti economici.
Questo non significa però che la legge imponga automaticamente un determinato aumento. La quantificazione delle risorse continua a dipendere dalle leggi di bilancio, dalla contrattazione e dagli specifici provvedimenti adottati per il comparto.
Perché il tema continuerà a tornare
La specificità rappresenta quindi una sorta di cornice normativa entro cui si muovono molte delle principali vertenze del personale: dalle pensioni alle indennità operative, dalle carriere alle condizioni di impiego.
Il punto centrale per i prossimi mesi sarà verificare se gli impegni assunti nel 2026 si tradurranno in misure finanziate e concretamente applicabili, a cominciare dal tavolo sulla previdenza dedicata e dalle eventuali risorse che potranno essere inserite nella legge di bilancio 2027.
Perché la questione, in definitiva, non è più stabilire se la specificità esista: è già riconosciuta dalla legge dal 2010. Il vero confronto riguarda quanto e in quale modo essa debba incidere sul trattamento economico, previdenziale e professionale di chi opera ogni giorno nel comparto Sicurezza e Difesa.
Dopo il rinnovo contrattuale 2025-2027, la specificità resta al centro del confronto tra Governo e rappresentanze del personale. Le cinque sigle del Patto — USAMi Aeronautica, ITAMIL, SILMM, NSC e SINAFI — continuano a chiedere risorse aggiuntive: i prossimi passaggi da seguire sono l'apertura del tavolo sulla previdenza dedicata e le scelte che saranno compiute con la legge di bilancio 2027 su indennità operative e ulteriori misure specifiche.










