IN SINTESICosa cambia adesso Cauzione negata 59 accuse 16 settembre +
Andrew e Tristan Tate resteranno in carcere negli Stati Uniti mentre combattono l'estradizione nel Regno Unito. La magistrata federale Lauren F. Louis ha respinto la richiesta di libertà su cauzione presentata dai due influencer, detenuti a Miami dal 18 luglio.
La decisione rappresenta un passaggio importante nella complessa procedura avviata su richiesta britannica. Nel Regno Unito i fratelli devono rispondere complessivamente di 59 capi d'accusa relativi a presunti reati che comprendono stupro, aggressioni e condotte connesse alla tratta a fini di sfruttamento sessuale. Entrambi respingono le accuse.
Perché il giudice ha negato la cauzione
La decisione è arrivata mercoledì 9 settembre dopo l'udienza sulla richiesta di rilascio tenuta nelle settimane precedenti davanti al tribunale federale di Miami.
Secondo la magistrata Lauren F. Louis, Andrew e Tristan Tate non hanno soddisfatto l'onere necessario per dimostrare di non rappresentare un rischio di fuga o un pericolo per la comunità e non hanno mostrato l'esistenza di circostanze speciali tali da giustificare il loro rilascio durante il procedimento di estradizione.
La difesa aveva proposto diverse condizioni per consentire ai due di uscire dal carcere, tra cui la consegna dei passaporti, il versamento di una cauzione e il controllo elettronico della posizione.
Gli avvocati avevano inoltre richiamato il comportamento dei due durante i procedimenti affrontati in Romania, sostenendo che avessero rispettato le prescrizioni imposte dalle autorità e che la loro enorme notorietà internazionale avrebbe reso particolarmente difficile una fuga senza essere individuati.
Questi argomenti non sono però stati sufficienti a convincere il tribunale.
Da dove arrivano le 59 accuse
La vicenda giudiziaria britannica si è ampliata significativamente nel luglio 2026. Il Crown Prosecution Service ha infatti deciso di procedere con 38 ulteriori capi d'accusa, che si sono aggiunti ai 21 già esistenti.
Secondo il CPS, le nuove contestazioni riguardano quattro ulteriori presunte vittime e fatti che sarebbero avvenuti tra luglio 2010 e agosto 2017. Le precedenti accuse facevano invece riferimento ad altre tre presunte vittime.
Andrew Tate deve affrontare, tra le nuove contestazioni, accuse di stupro, organizzazione o facilitazione della tratta a fini di sfruttamento sessuale, aggressione e reati relativi a immagini indecenti di minori e pornografia estrema.
Tristan Tate è invece accusato, nella nuova serie di contestazioni, di violenza sessuale, stupro e organizzazione o facilitazione della tratta a fini di sfruttamento sessuale.
Il Regno Unito chiede l'estradizione dei due per consentire loro di rispondere sia delle accuse precedenti sia di quelle formulate successivamente.
Arrestati a Miami il 18 luglio
Andrew Tate, 39 anni, e Tristan Tate, 38, hanno doppia cittadinanza statunitense e britannica. Sono stati arrestati a Miami il 18 luglio 2026 dagli U.S. Marshals dopo la richiesta britannica collegata al procedimento di estradizione.
Da allora si trovano in custodia federale. Il tentativo di ottenere la libertà durante l'esame della richiesta britannica rappresentava quindi uno dei primi passaggi centrali della battaglia legale negli Stati Uniti.
Cosa succede adesso
Il diniego della cauzione non decide se i fratelli Tate saranno effettivamente estradati. La questione centrale rimane infatti la richiesta presentata dal Regno Unito.
Il procedimento statunitense dovrà verificare se la documentazione britannica soddisfi i requisiti necessari per consentire l'estradizione. Secondo quanto emerso negli atti e nelle udienze, la procedura potrebbe richiedere diversi mesi.
Il primo termine da osservare è ora quello del 16 settembre. Soltanto dopo il completamento della documentazione e i successivi passaggi giudiziari sarà possibile capire con maggiore precisione tempi e prospettive dell'eventuale trasferimento dei due nel Regno Unito.
Per Andrew e Tristan Tate, dunque, la battaglia giudiziaria americana è tutt'altro che conclusa. La novità del 9 settembre è però netta: in attesa delle prossime decisioni resteranno detenuti a Miami.










