IN SINTESI Più fondi alla Difesa, ma il Parlamento mantiene il controllo sui programmi No corsia automatica Manovra 2027 Flessibilità UE +
Secondo una ricostruzione giornalistica, il Ministero dell'Economia avrebbe frenato l'ipotesi di una corsia più rapida per i programmi pluriennali di armamento.
I programmi continuerebbero quindi a essere sottoposti al controllo parlamentare previsto dal Codice dell'ordinamento militare, con il coinvolgimento delle Commissioni Difesa e Bilancio.
Il confronto non significa uno stop all'aumento della spesa: l'Italia ha appena chiesto all'Unione europea maggiore flessibilità di bilancio per Difesa ed energia.
Sul tavolo europeo ci sono complessivamente circa 36 miliardi di maggiore spazio fiscale, di cui circa 22 collegati alla Difesa.
Il nodo politico è quindi come conciliare rapidità negli investimenti militari, controllo parlamentare e sostenibilità dei conti pubblici.
Si apre un nuovo confronto nel Governo sul finanziamento della Difesa. Il ministro Guido Crosetto spinge da mesi per accelerare il rafforzamento dello strumento militare, mentre dal Ministero dell'Economia arriva una linea più prudente sulle procedure e sui conti: più investimenti sì, ma senza una corsia automatica che riduca il controllo sui singoli programmi pluriennali.
La frenata sulla “corsia rapida”
La questione è emersa mentre Governo e maggioranza iniziano a definire gli equilibri della prossima legge di bilancio. Secondo quanto ricostruito il 13 settembre da Il Fatto Quotidiano, il Ministero dell'Economia non avrebbe dato il via libera a una corsia preferenziale per i singoli programmi pluriennali di armamento.
L'ipotesi attribuita all'area Difesa avrebbe consentito di semplificare il percorso autorizzativo di programmi che possono svilupparsi su più esercizi finanziari e richiedere impegni economici di lungo periodo.
La linea prevalente sarebbe invece quella di mantenere il meccanismo già previsto dall'ordinamento: decreto ministeriale, documentazione finanziaria e passaggio parlamentare.
La frenata riguarda la procedura con cui vengono autorizzati e controllati i singoli programmi, non l'intero aumento degli stanziamenti per la Difesa. Le due questioni vanno tenute separate: il Governo continua a programmare maggiori investimenti militari.
Come funziona oggi il controllo del Parlamento
Il riferimento è l'articolo 536 del Codice dell'ordinamento militare.
Per i programmi di ammodernamento e rinnovamento dei sistemi d'arma sono previsti atti specifici sottoposti all'esame delle Camere. Alla Camera il merito viene esaminato dalla Commissione Difesa, mentre la Commissione Bilancio valuta le conseguenze finanziarie. Un meccanismo analogo opera al Senato.
Il meccanismo non è soltanto teorico. Nei primi mesi del 2026 sono passati da questo iter programmi relativi a droni, difesa aerea e missilistica, sistemi controcarro, artiglieria, FREMM e modernizzazione degli MQ-9A.
In diversi casi la documentazione parlamentare specifica inoltre che eventuali fasi successive, quando richiedano nuove risorse, devono essere nuovamente sottoposte alle Camere.
Dal punto di vista della Difesa, ripetere più passaggi per programmi già pianificati può rallentare acquisizioni urgenti. Dal punto di vista del Tesoro e del Parlamento, invece, ogni nuova fase finanziaria consente di verificare costi, coperture e permanenza dell'esigenza militare.
Crosetto chiede da mesi procedure più rapide
Il tema della velocità non nasce in questi giorni. Crosetto ha ripetutamente sostenuto che il mutato scenario internazionale richiede una Difesa capace di acquisire tecnologie e sistemi in tempi molto più brevi rispetto al passato.
Droni, difesa aerea, munizionamento, cyber, capacità navali e sistemi di contrasto alle minacce ibride evolvono ormai con cicli tecnologici molto più rapidi rispetto alle tradizionali procedure amministrative.
Il Ministero della Difesa ha quindi avviato un più ampio progetto di riorganizzazione destinato anche a semplificare i processi decisionali e ottimizzare l'impiego delle risorse.
Giorgetti guarda invece al debito
Il ministro dell'Economia arriva alla preparazione della manovra con una priorità differente: mantenere sotto controllo la finanza pubblica.
Il 13 settembre Giorgetti ha ricordato che l'aumento dei tassi rende ancora più importante proteggere la credibilità del debito italiano, perché maggiori interessi significano maggiori costi per lo Stato oltre che per famiglie e imprese.
La posizione non equivale a negare la necessità di aumentare le capacità della Difesa. Indica però una linea: ogni accelerazione deve restare compatibile con la sostenibilità finanziaria.
La Difesa misura le esigenze in termini di minacce, capacità mancanti e tempi di acquisizione. Il MEF deve invece misurare deficit, debito, interessi e impatto pluriennale degli impegni. È da questa differenza di funzione che nasce gran parte della tensione tra accelerazione militare e prudenza finanziaria.
Nel frattempo l'Italia chiede 36 miliardi di flessibilità europea
Il confronto arriva in un momento particolare. L'11 settembre l'Italia ha formalmente chiesto alla Commissione europea l'attivazione della National Escape Clause, la clausola del Patto di stabilità che consente una temporanea deviazione dal percorso di spesa concordato in presenza di determinate condizioni.
La richiesta italiana riguarda sia la sicurezza energetica sia la Difesa e vale complessivamente circa 36 miliardi di euro tra il 2026 e il 2028.
Spazio cumulato indicativamente pari allo 0,9% del PIL destinato agli investimenti per la sicurezza e la Difesa.
Ulteriore flessibilità richiesta per rafforzare la sicurezza energetica e affrontare il nuovo shock internazionale.
Si tratta però di spazio fiscale e non di denaro gratuito: la clausola permette di deviare temporaneamente dal percorso di spesa europeo, ma le uscite continuano ad avere conseguenze sul deficit e sul debito pubblico.
La richiesta italiana deve inoltre essere valutata dalla Commissione europea e successivamente dal Consiglio.
Un'altra partita: gli 8 miliardi del fondo SAFE
Separato dalla clausola di flessibilità c'è il programma europeo SAFE — Security Action for Europe.
Ad agosto l'Italia ha presentato una richiesta per circa 8 miliardi di euro, nell'ambito del programma europeo di prestiti destinato al rafforzamento delle capacità industriali e militari.
La distinzione è importante: SAFE mette a disposizione prestiti europei, mentre la clausola nazionale di salvaguardia riguarda il margine consentito dalle regole di bilancio dell'Unione.
Sullo sfondo c'è l'obiettivo NATO del 5%
La pressione sulla programmazione italiana deriva anche dagli impegni assunti in sede NATO.
Al vertice dell'Aja del 2025 gli Alleati hanno concordato di arrivare entro il 2035 a investimenti complessivi pari al 5% del PIL.
Il target è composto da almeno il 3,5% per le esigenze fondamentali della Difesa e fino all'1,5% per infrastrutture critiche, cybersecurity, resilienza civile, innovazione e rafforzamento della base industriale.
L'obiettivo NATO è fissato al 2035 e prevede un percorso progressivo. Le modalità concrete con cui l'Italia aumenterà la spesa dovranno essere definite anno dopo anno attraverso programmazione finanziaria e leggi di bilancio.
La vera partita della manovra 2027
La questione, quindi, non è più soltanto stabilire se la Difesa riceverà maggiori risorse. La direzione politica è ormai quella di un incremento della capacità militare.
Il problema è decidere quanto spendere nel 2027, quali programmi finanziare per primi e con quali procedure.
Difesa aerea e missilistica, droni, cyber, munizionamento, infrastrutture, personale e manutenzione competono infatti per risorse che, anche con la maggiore flessibilità europea, rimangono limitate.
Il confronto Giorgetti-Crosetto
Crosetto insiste sulla necessità di accelerare il rafforzamento delle capacità delle Forze Armate e di ridurre i tempi amministrativi.
L'Italia presenta una richiesta per circa 8 miliardi nell'ambito del programma europeo SAFE.
Roma chiede formalmente a Bruxelles l'attivazione della clausola di flessibilità per energia e Difesa.
Emergono le indiscrezioni sulla frenata del MEF rispetto all'ipotesi di una corsia rapida per i singoli programmi militari pluriennali.
Controllo parlamentare o velocità: il vero punto dello scontro
Dietro il confronto tra i due Ministeri c'è dunque una questione più ampia della singola manovra.
Le guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno mostrato quanto rapidamente possano consumarsi munizioni, droni e sistemi di difesa e quanto tempo serva all'industria per ricostituire le scorte.
Da qui la richiesta di procedure più rapide. Ma l'aumento del volume degli investimenti rende allo stesso tempo più rilevante il tema del controllo democratico e finanziario.
Per ora l'equilibrio sembra restare quello attuale: accelerare la Difesa senza eliminare il passaggio parlamentare sui programmi pluriennali.
La decisione definitiva sulle risorse arriverà però con la manovra e con i successivi provvedimenti di programmazione. È lì che sarà possibile misurare davvero quanto spazio verrà dato alle richieste di Crosetto e quanto prevarrà la prudenza finanziaria indicata da Giorgetti.










