IN SINTESILa pressione sul traffico nel Mar Rosso spinge Roma e Bruxelles a rafforzare ASPIDES
ASPIDES • 6 navi
Kallas • ne servono oltre 10
Italia • possibile 2ª fregata
L'Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha indicato che EUNAVFOR ASPIDES opera attualmente con sei navi da guerra, ma che per rispondere all'aumento delle minacce nel Mar Rosso ne servirebbero più di dieci. Kallas ha sollecitato gli Stati membri ad aumentare i contributi navali e aerei alla missione.
La richiesta italiana di rafforzare la presenza europea nel Mar Rosso trova ora un riscontro diretto anche a Bruxelles. Dopo l'appello del ministro della Difesa Guido Crosetto per aumentare navi e risorse destinate alla missione EUNAVFOR ASPIDES, l'Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha riconosciuto la necessità di ampliare sensibilmente il dispositivo.
L'obiettivo resta garantire la sicurezza della navigazione attraverso il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più delicati per i collegamenti commerciali tra Asia, Mediterraneo ed Europa.
Crosetto: la Marina deve essere pronta ad agire
Il primo passaggio è arrivato il 17 settembre, quando Crosetto, intervenendo al forum “Risorsa Mare”, ha annunciato di avere concordato con il Capo di Stato Maggiore della Difesa l'attivazione della Marina Militare per predisporre quanto necessario a garantire il passaggio in sicurezza delle navi italiane.
Il ministro ha collegato la decisione al deterioramento della situazione nello stretto di Bab el-Mandeb e alla necessità di evitare che eventuali ritardi decisionali provochino conseguenze sui traffici commerciali, sui costi delle merci e sull'economia nazionale.
La disponibilità italiana non significa però un automatico abbandono della cornice europea. Il giorno successivo Roma ha infatti compiuto un secondo passo, chiedendo formalmente di rafforzare proprio ASPIDES.
La lettera a Kallas: più navi o maggiore sostegno finanziario
Il 18 settembre Crosetto ha scritto a Kaja Kallas chiedendo che altri Stati membri mettano a disposizione ulteriori unità navali per l'operazione europea.
L'Italia ha contemporaneamente manifestato la disponibilità a fornire, se necessario, anche una seconda fregata. La posizione espressa dal Governo è però che l'onere non possa gravare soltanto sui Paesi che mettono concretamente in mare le proprie unità.
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiarito la linea italiana: se gli altri partner non sono nelle condizioni di contribuire direttamente con proprie navi, Roma chiede una maggiore partecipazione finanziaria ai costi sostenuti da chi garantisce il dispositivo operativo.
Kallas: sei navi non bastano
La risposta politica europea è diventata ancora più significativa il 21 settembre. Kaja Kallas ha spiegato che ASPIDES dispone attualmente di sei navi da guerra e che, alla luce del peggioramento dello scenario, ne sarebbero necessarie più di dieci.
L'Alta rappresentante ha quindi sollecitato tutti i 27 Paesi dell'Unione ad aumentare i contributi alla missione, non soltanto con unità navali ma anche attraverso capacità aeree.
La richiesta italiana si inserisce quindi in una necessità operativa che viene ora riconosciuta anche dai vertici europei: mantenere una presenza sufficiente per garantire le attività di sorveglianza, accompagnamento e protezione del traffico mercantile lungo un'area estremamente vasta.
La Bergamini ha già scortato un mercantile italiano
Nel frattempo la protezione del traffico commerciale è proseguita sul campo. Il 18 settembre la fregata Carlo Bergamini ha accompagnato il mercantile italiano Jolly Oro durante il passaggio attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb.
Quell'attività è stata svolta nell'ambito della missione ASPIDES e non costituisce quindi la nuova eventuale missione nazionale prospettata da Crosetto.
Al momento esistono due piani distinti: rafforzare ASPIDES, che resta la soluzione privilegiata nella cornice europea, e mantenere pronta una capacità nazionale italiana per garantire rapidamente il transito dei mercantili qualora la risposta europea non risultasse sufficientemente tempestiva.
ASPIDES resta una missione difensiva
EUNAVFOR ASPIDES è stata istituita nel febbraio 2024 in risposta agli attacchi contro il traffico marittimo internazionale nel Mar Rosso.
Il mandato europeo è di natura difensiva: le unità possono accompagnare e proteggere le navi civili, assicurare la conoscenza della situazione marittima e reagire alle minacce secondo le regole previste dal diritto internazionale.
Nel febbraio 2026 il Consiglio dell'Unione europea ha prorogato la missione fino al 28 febbraio 2027, prevedendo quasi 15 milioni di euro per i costi comuni. Successivamente il mandato è stato ulteriormente aggiornato anche per rafforzare la raccolta e condivisione di informazioni sulle minacce alle infrastrutture critiche sottomarine.
Perché Bab el-Mandeb è strategico per l'Italia
La questione non riguarda soltanto la sicurezza militare. Il Mar Rosso rappresenta una delle principali vie di comunicazione marittima tra l'Oceano Indiano, il Canale di Suez e il Mediterraneo.
Una riduzione dei transiti o la necessità per le compagnie di deviare le rotte può comportare viaggi più lunghi, maggiori costi assicurativi e di trasporto e ripercussioni sulle catene di approvvigionamento.
È per questo che Crosetto ha collegato direttamente la libertà di navigazione alla sicurezza economica, energetica e delle comunicazioni, ricordando anche la rilevanza delle infrastrutture sottomarine e dei collegamenti digitali che attraversano queste aree.
Il prossimo passaggio riguarda soprattutto gli Stati membri dell'Unione europea: Bruxelles chiede nuovi contributi per portare ASPIDES a un livello operativo adeguato. L'Italia continuerà nel frattempo a partecipare alla missione e mantiene sul tavolo la possibilità di intervenire direttamente per la protezione dei propri traffici qualora le condizioni lo richiedano.









