IN SINTESI
Due aggressioni nel carcere di Lecce
2 agenti feriti
1.451 detenuti
574 agenti effettivi
Due aggressioni a poche ore di distanza e due agenti della Polizia Penitenziaria feriti. È quanto accaduto il 21 settembre nella casa circondariale di Lecce “Borgo San Nicola”, secondo quanto denunciato dalle rappresentanze sindacali del Corpo.
Nel primo episodio un sovrintendente è stato aggredito e morso da un detenuto all'interno di un reparto detentivo. Poco dopo, nel settore dedicato ai colloqui con i familiari, un assistente è rimasto ferito durante una seconda aggressione.
Gli episodi riportano al centro dell'attenzione il tema della sicurezza del personale penitenziario, in un istituto che presenta numeri particolarmente pesanti sia sotto il profilo delle presenze detentive sia sotto quello degli organici.
Il sovrintendente aggredito a morsi
Secondo quanto riferito dalla segreteria regionale FSA CNPP SPP Puglia, un sovrintendente è stato improvvisamente aggredito da un detenuto durante il servizio all'interno di uno dei reparti.
Il detenuto avrebbe morso il poliziotto, rendendo necessario l'intervento degli altri agenti e il successivo trasferimento del sovrintendente in ospedale per le cure e gli accertamenti del caso.
Le ricostruzioni disponibili indicano una prognosi di circa dieci giorni.
Poche ore dopo una seconda aggressione
La tensione non si è fermata al primo episodio.
Nel reparto colloqui un assistente della Polizia Penitenziaria sarebbe stato aggredito da un altro detenuto dopo avergli chiesto di attendere alcuni minuti mentre erano in corso le operazioni di ingresso di altri reclusi con i propri familiari.
Il personale presente è riuscito a mettere in sicurezza il reparto e le persone impegnate nei colloqui, in attesa dell'arrivo dei colleghi.
Lecce: oltre 1.450 detenuti per 798 posti
La situazione di Borgo San Nicola emerge con chiarezza anche dai dati ufficiali del Ministero della Giustizia.
Al 19 settembre 2026 risultavano presenti 1.451 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 798 posti. Di questi, 23 risultavano inoltre non disponibili.
Sul fronte del personale, i dati aggiornati al 31 agosto indicano 574 appartenenti alla Polizia Penitenziaria effettivamente presenti rispetto ai 650 previsti.
Il rapporto tra popolazione detenuta e posti disponibili colloca quindi il carcere leccese in una situazione di particolare pressione organizzativa.
È in questo contesto che i sindacati inseriscono anche il tema delle aggressioni, chiedendo al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria interventi capaci di aumentare la protezione del personale.
Le aggressioni non possono essere lette soltanto come singoli episodi di cronaca: nel carcere di Lecce oltre 1.450 persone sono ristrette in una struttura con meno di 800 posti regolamentari, mentre l'organico della Polizia Penitenziaria resta inferiore a quello previsto.
Il sovraffollamento riguarda l'intero sistema nazionale
Il problema non è limitato alla Puglia.
Secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia aggiornati al 31 agosto 2026, nelle 189 strutture penitenziarie italiane erano presenti 65.661 detenuti a fronte di una capienza regolamentare complessiva di 51.220 posti.
Il dato equivale, sulla carta, a circa 128 detenuti ogni 100 posti regolamentari, senza considerare che una parte dei posti censiti può risultare temporaneamente indisponibile.
La Puglia presenta numeri particolarmente elevati: 4.788 detenuti per 2.941 posti regolamentari.
Le richieste dei sindacati: più protezione per chi lavora nei reparti
Dopo gli episodi di Lecce, le rappresentanze sindacali hanno nuovamente chiesto interventi sulla sicurezza del personale.
Tra le questioni sollevate figurano strumenti di protezione individuale, dotazioni operative adeguate, organici più consistenti e misure capaci di esercitare una maggiore funzione deterrente nei confronti delle aggressioni.
AL.Si.P.Pe., nel denunciare i fatti avvenuti nell'istituto salentino, ha richiamato in particolare anche la richiesta di dotazioni come lo spray urticante.
Il tema posto dalle organizzazioni non riguarda soltanto il numero degli agenti, ma anche la possibilità per chi opera quotidianamente nelle sezioni detentive di disporre di strumenti, formazione e procedure adeguate ad affrontare gli eventi critici.
Pochi giorni prima l'evasione dal carcere di Venezia
Il quadro di criticità delle carceri era tornato al centro dell'attenzione nazionale già pochi giorni prima, dopo l'evasione dalla casa circondariale Santa Maria Maggiore di Venezia.
Un detenuto romeno di 33 anni, in attesa di giudizio per rapina, è riuscito a fuggire il 17 settembre scavalcando il muro di cinta.
L'episodio è avvenuto mentre nell'istituto erano in corso anche interventi di disinfestazione contro le cimici da letto. Le modalità precise dell'evasione sono state oggetto di accertamenti interni.
Anche in quel caso i sindacati avevano richiamato sovraffollamento e carenza di personale.
A Santa Maria Maggiore la UIL FP aveva indicato, al momento dell'evasione, 265 detenuti per 158 posti e 150 agenti assegnati rispetto ai 240 ritenuti necessari dall'organizzazione sindacale.
Duemila nuove assunzioni nel triennio 2026-2028
Sul fronte degli organici, la Legge di Bilancio 2026 ha autorizzato un piano straordinario di 2.000 nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria, in aggiunta alle ordinarie facoltà assunzionali.
La norma prevede una decorrenza non anteriore al 1° dicembre di ciascun anno: fino a 500 unità nel 2026, 1.000 nel 2027 e altre 500 nel 2028.
Il rafforzamento è significativo, ma i sindacati continuano a sostenere che il problema degli organici richieda interventi più ampi, considerando pensionamenti, carichi di lavoro, straordinari e consistenza della popolazione detenuta.
La sicurezza degli agenti resta uno dei nodi centrali
Le aggressioni di Lecce rappresentano l'ennesimo episodio che riporta in primo piano le condizioni operative della Polizia Penitenziaria.
Il personale è chiamato quotidianamente a gestire istituti nei quali convivono sovraffollamento, esigenze sanitarie e psichiatriche, attività trattamentali, vigilanza e interventi in situazioni di emergenza.
Le nuove assunzioni potranno contribuire ad aumentare progressivamente gli organici, ma gli effetti del piano saranno distribuiti nell'arco di tre anni.
Nel frattempo, la questione resta immediata: garantire sicurezza a chi ogni giorno presta servizio all'interno degli istituti penitenziari significa intervenire contemporaneamente su organici, sovraffollamento, strumenti di tutela e organizzazione del lavoro.









