Un drone di grandi dimensioni, dal valore stimato di circa 10mila euro, è stato intercettato e neutralizzato dalla Polizia Penitenziaria nel carcere di Poggioreale, a Napoli. Il velivolo trasportava circa un chilogrammo di droga e 15 smartphone, destinati a essere introdotti illegalmente nell’istituto penitenziario.
L’episodio, reso noto il 2 ottobre 2026 dall’Unione Sindacati Polizia Penitenziaria (USPP), riaccende l’attenzione sull’impiego sempre più sofisticato dei droni per aggirare i controlli nelle carceri italiane. Un fenomeno che mette alla prova la sicurezza degli istituti e il personale incaricato della sorveglianza.
Poggioreale, il drone trasportava droga e 15 cellulari
Secondo quanto comunicato dal sindacato, il dispositivo, di fabbricazione europea e dotato di tecnologia avanzata, era in grado di trasportare un carico particolarmente consistente.
All’interno sono stati trovati hashish, cocaina e marijuana, per un peso complessivo di circa un chilogrammo, oltre a un bilancino di precisione e 15 telefoni cellulari completi di cavi e alimentatori.
L’intervento dei sistemi di difesa dell’istituto ha impedito che il materiale raggiungesse i destinatari. L’operazione rappresenta un risultato importante nell’attività quotidiana di contrasto ai traffici illeciti condotta dalla Polizia Penitenziaria.
Il presidente dell’USPP Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio hanno espresso apprezzamento per l’operato degli agenti, sottolineando come i tentativi di introdurre materiale vietato siano diventati tecnologicamente sempre più complessi.
L’allarme del sindacato: mancano 200 agenti
Accanto all’efficacia dell’intervento, il sindacato ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà affrontate quotidianamente dal personale penitenziario.
Secondo l’USPP, nel carcere di Poggioreale si registra una carenza di organico di circa 200 unità, una situazione che rende particolarmente impegnativa la gestione della sicurezza e il contrasto ai tentativi di introdurre oggetti vietati.
Il sindacato chiede quindi un rafforzamento degli organici, maggiori investimenti tecnologici e una formazione specifica per affrontare le nuove modalità operative utilizzate nei traffici illeciti.
Moretti e Auricchio ritengono inoltre che la sofisticazione dei mezzi impiegati possa indicare il coinvolgimento della criminalità organizzata. Si tratta di una valutazione sindacale, mentre l’individuazione delle responsabilità dei singoli episodi resta affidata alle indagini.
Il piano nazionale: 100 sistemi anti-drone nelle carceri
Il problema non riguarda soltanto Poggioreale. Negli ultimi mesi sono stati segnalati numerosi tentativi di introdurre stupefacenti e telefoni cellulari attraverso piccoli aeromobili, capaci di superare le mura degli istituti penitenziari.
La risposta dell’Amministrazione penitenziaria prevede anche un programma nazionale per l’acquisizione di 100 impianti anti-drone, con un investimento superiore a 5 milioni di euro, già stanziati attraverso fondi speciali di bilancio.
Il progetto, illustrato dal Ministero della Giustizia in sede parlamentare nel maggio 2026, prevede la distribuzione prioritaria dei sistemi agli istituti maggiormente esposti. Le apparecchiature sono progettate per rilevare, tracciare e contrastare i velivoli utilizzati per trasportare materiale illecito.
Il piano è stato avviato, ma la documentazione disponibile non consente di considerare tutti i 100 impianti già installati e operativi.
Tecnologia e personale, le due priorità per la sicurezza
Il caso di Poggioreale evidenzia come la sicurezza penitenziaria richieda ormai strumenti capaci di affrontare minacce provenienti anche dall’alto, oltre ai tradizionali controlli sugli accessi e lungo il perimetro degli istituti.
I telefoni introdotti illegalmente possono consentire comunicazioni non autorizzate con l’esterno, mentre gli stupefacenti alimentano circuiti di commercio illecito all’interno delle strutture detentive.
Per questo, secondo le organizzazioni sindacali, i sistemi anti-drone devono essere accompagnati da organici adeguati, formazione e risorse per la sicurezza.
L’operazione del 2 ottobre conferma l’importanza dell’attività svolta dalla Polizia Penitenziaria, ma anche la necessità di proseguire nel potenziamento dei controlli tecnologici. Il prossimo passaggio sarà verificare l’effettiva diffusione dei nuovi sistemi di contrasto negli istituti maggiormente esposti.
Per approfondire l’operazione della Polizia Penitenziaria e le iniziative istituzionali contro l’ingresso di materiale illecito negli istituti di pena, è possibile consultare le notizie e la documentazione ufficiale.






