Gli Stati Uniti accelerano lo sviluppo delle difese contro i droni puntando sulle armi a energia diretta. Il 5 ottobre 2026 il Pentagono ha annunciato la selezione di quattro sistemi, tre laser e un’arma a microonde ad alta potenza, destinati a un programma sperimentale per proteggere le installazioni militari sul territorio americano.
L’iniziativa è coordinata dalla Joint Interagency Task Force 401 (JIATF-401), una struttura interagenzia guidata dall’Esercito statunitense. L’obiettivo è verificare come queste tecnologie possano essere impiegate quotidianamente nelle basi, misurandone efficacia, affidabilità e costi di gestione.
Le quattro armi selezionate dal Pentagono
Il programma coinvolge quattro aziende americane, ciascuna con un sistema progettato per contrastare velivoli senza pilota:
- AeroVironment – LOCUST: sistema laser ad alta energia installato su una piattaforma trasportabile, che può essere trasferita e posizionata in diverse installazioni militari.
- Epirus – Leonidas: arma a microonde ad alta potenza progettata per interferire con i sistemi elettronici dei droni. È l’unico sistema a microonde tra i quattro selezionati.
- Kord Technologies – Firefly: sistema laser mobile, sviluppato dalla controllata del gruppo KBR, con potenza scalabile da 5 a 40 kilowatt.
- Boeing – Compact Laser Weapon System (CLWS): sistema laser compatto destinato all’intercettazione di droni, già sottoposto a numerose dimostrazioni operative.
Le tecnologie utilizzano due approcci differenti. I laser ad alta energia concentrano un fascio sul bersaglio per danneggiarne componenti e struttura, mentre le microonde ad alta potenza agiscono sui sistemi elettronici e possono colpire più droni contemporaneamente.
Leonidas e la capacità di neutralizzare interi sciami
Tra i sistemi selezionati, Leonidas di Epirus si distingue per la capacità dichiarata di contrastare gruppi numerosi di velivoli senza pilota attraverso impulsi elettromagnetici.
Nel settembre 2025, durante prove effettuate a Camp Atterbury, in Indiana, l’azienda ha comunicato di aver neutralizzato 61 droni in cinque scenari di prova, compreso uno sciame di 49 velivoli colpiti con un singolo impulso.
Si tratta di risultati ottenuti in condizioni sperimentali, che il nuovo programma dovrà contribuire a valutare anche negli ambienti operativi delle basi militari.
La possibilità di affrontare simultaneamente più bersagli rappresenta un vantaggio potenziale rispetto ai sistemi laser che, generalmente, devono mantenere il fascio concentrato su un singolo drone per il tempo necessario a neutralizzarlo.
Un anno di sperimentazione nelle basi americane
Il progetto, previsto dalla legge statunitense sulla Difesa per l’anno fiscale 2026, avrà una durata di 365 giorni. I sistemi saranno utilizzati e mantenuti direttamente dal personale militare, permettendo di raccogliere dati realistici sui requisiti operativi.
Nel maggio 2026 erano state individuate cinque installazioni per partecipare al programma: Fort Huachuca in Arizona, Fort Bliss in Texas, Naval Base Kitsap nello Stato di Washington, Grand Forks Air Force Base nel North Dakota e Whiteman Air Force Base nel Missouri.
Successivamente, ad agosto, i responsabili della task force hanno indicato una possibile configurazione diversa, comprendente anche Joint Base Lewis-McChord. L’elenco definitivo delle sedi e la distribuzione dei singoli sistemi non risultano ancora completamente chiariti dall’annuncio di ottobre.
La sperimentazione sarà coordinata anche con la Federal Aviation Administration (FAA), l’autorità statunitense responsabile dell’aviazione civile, per garantire che l’impiego delle nuove armi sia compatibile con la sicurezza dello spazio aereo.
La sfida economica: abbattere droni senza utilizzare missili costosi
Uno degli aspetti più importanti del progetto riguarda il rapporto tra costi e risultati. Utilizzare un missile intercettore contro un drone economico può essere finanziariamente svantaggioso, soprattutto in presenza di attacchi condotti con numerosi velivoli.
Le armi a energia diretta promettono un costo contenuto per singolo ingaggio, ma il Pentagono vuole verificare anche le spese complessive di acquisizione, consumo energetico, manutenzione, riparazione e addestramento del personale.
Il generale di brigata Matt Ross, responsabile della JIATF-401, ha spiegato che l’obiettivo è comprendere come integrare efficacemente queste tecnologie in un sistema di difesa articolato su più livelli.
Non basta quindi dimostrare che un laser o un’arma a microonde siano capaci di abbattere un drone: occorre stabilire se possano garantire una protezione continuativa, sostenibile e compatibile con le attività quotidiane delle installazioni militari.
Nuove prove previste a dicembre 2026
Il programma non si fermerà ai quattro sistemi già selezionati. Per dicembre 2026 è prevista un’ulteriore sessione di valutazione presso il poligono di Dugway, nello Utah, con la partecipazione di altre tecnologie laser e a microonde.
Queste prove potrebbero consentire al Pentagono di individuare ulteriori soluzioni da sviluppare o acquisire per la protezione delle basi.
La scelta americana conferma il crescente interesse verso sistemi anti-drone alternativi agli intercettori tradizionali. La vera sfida sarà trasformare risultati promettenti ottenuti nei test in capacità di difesa affidabili, economicamente sostenibili e utilizzabili ogni giorno.
Per approfondire la selezione delle quattro tecnologie, le modalità della sperimentazione e gli obiettivi operativi del progetto, è possibile consultare la documentazione dell’Esercito statunitense e gli approfondimenti sulla Difesa americana.








