Torna al centro del confronto politico il potenziamento dell’operazione Strade Sicure, che dal 2008 impiega personale delle Forze Armate a supporto delle attività di sicurezza sul territorio nazionale. La novità è l’approvazione, lo scorso 1° ottobre 2026, di una risoluzione in Commissione Difesa alla Camera che impegna il Governo ad assumere iniziative per ampliare il contingente.
La proposta, sostenuta dalla Lega di Matteo Salvini e approvata dai rappresentanti della maggioranza, punta a portare il numero dei militari impiegati da circa 6.800 a 10.000 unità, con un incremento di 3.200 uomini e donne in divisa.
Più militari nelle città attualmente sprovviste
Tra gli obiettivi della risoluzione figura l’estensione dell’operazione ai 61 capoluoghi di provincia che, secondo i dati richiamati dalla Lega, non dispongono attualmente di presidi nell’ambito di Strade Sicure.
Il rafforzamento riguarderebbe stazioni ferroviarie, piazze, aree considerate sensibili e altri luoghi individuati dalle autorità competenti. Tra le città interessate dal dibattito figurano Terni, Asti, Lecco, Latina e Viterbo.
La proposta prevede sia presidi statici sia pattugliamenti dinamici, con l’obiettivo di affiancare le Forze di polizia nelle attività di prevenzione e controllo del territorio.
Le riserve del ministro Crosetto
L’ampliamento dell’operazione ha però alimentato un confronto all’interno della maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte richiamato l’attenzione sulla necessità di non sottrarre eccessive risorse umane ai compiti propri delle Forze Armate.
Per Crosetto il rafforzamento della sicurezza urbana dovrebbe accompagnarsi a una revisione dell’impiego del personale e a un potenziamento delle Forze di polizia, evitando che la presenza dei militari nelle strade diventi una soluzione prevalentemente simbolica.
Quanto costerebbe il potenziamento?
Secondo le stime presentate dalla Lega, il rafforzamento dell’operazione comporterebbe una spesa aggiuntiva di circa 109 milioni di euro all’anno. Si tratta di una valutazione politica che dovrà trovare riscontro nelle coperture finanziarie e nei successivi atti di attuazione.
L’approvazione della risoluzione non comporta infatti l’immediato schieramento di nuovi militari. Saranno necessari ulteriori interventi del Governo per definire risorse, distribuzione territoriale e modalità organizzative.







