Gli Stati Uniti non stanno attualmente negoziando con l’Iran, ma una svolta nel conflitto potrebbe arrivare presto. Lo ha dichiarato il presidente americano Donald Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti tra il 21 e il 22 ottobre 2026, dopo un comizio elettorale in South Carolina.
Trump non ha chiarito se il cambiamento annunciato riguarderà una ripresa dei colloqui diplomatici oppure nuove iniziative militari. Ha tuttavia ribadito la convinzione che la guerra possa concludersi rapidamente.
Trump: la guerra potrebbe finire molto presto
Nel corso del comizio, Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti potrebbero già interrompere il proprio coinvolgimento nel conflitto, ma che l’Amministrazione vuole assicurarsi che l’eventuale conclusione abbia effetti duraturi.
Il presidente ha inoltre rivendicato i risultati delle operazioni militari ed economiche contro Teheran, ribadendo l’obiettivo americano di impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari.
Si tratta tuttavia di valutazioni espresse dal presidente americano: non è stato annunciato un accordo di pace né sono state comunicate condizioni condivise dalle parti per la conclusione delle ostilità.
Nuovi attacchi dopo le elezioni del 3 novembre?
Le dichiarazioni arrivano mentre la stampa americana riferisce che Stati Uniti e Israele avrebbero elaborato piani per eventuali nuovi attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato, previste il 3 novembre.
Secondo le informazioni attribuite a funzionari statunitensi e persone a conoscenza dei preparativi, sarebbero state valutate diverse opzioni militari. Non risulta però che Trump abbia autorizzato una nuova offensiva.
Lo stesso presidente ha richiamato la data delle elezioni, osservando che molti ritengono possibile uno sviluppo successivo al voto, senza confermare quale decisione sarà adottata.
Dai colloqui produttivi allo stop ai negoziati
Il nuovo messaggio rappresenta un cambiamento rispetto alle dichiarazioni dell’8 ottobre, quando Trump aveva parlato di colloqui produttivi con Teheran e annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero lanciato nuovi attacchi prima delle elezioni di metà mandato.
Nelle settimane precedenti, i tentativi diplomatici avevano riguardato anche la sicurezza dello Stretto di Hormuz, il blocco navale americano e le possibili condizioni per una riduzione delle ostilità.
La dichiarazione del 22 ottobre indica che, secondo Trump, non è in corso un negoziato attivo tra Washington e Teheran. Non dimostra però che ogni canale diplomatico o iniziativa di mediazione internazionale sia stato definitivamente interrotto.
Il nodo dello Stretto di Hormuz e del petrolio
Il conflitto continua ad avere conseguenze sulla sicurezza delle rotte marittime e sui mercati energetici internazionali. Lo Stretto di Hormuz rimane al centro delle tensioni, per la sua importanza nel trasporto mondiale di petrolio e gas.
La possibilità di una nuova escalation militare alimenta le preoccupazioni per la sicurezza della navigazione e per le forniture energetiche, mentre un’intesa stabile potrebbe favorire una riduzione delle tensioni regionali.
Al momento, tuttavia, non sono state comunicate condizioni concrete che permettano di considerare imminente e certa la conclusione della guerra.








