Il virus Shamonda (SHAV), finora conosciuto soprattutto per le infezioni negli animali, è stato individuato per la prima volta anche nell’essere umano. La conferma è arrivata il 22 ottobre 2026 dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), dopo la segnalazione delle autorità sanitarie francesi.
Il caso riguarda un paziente gravemente immunodepresso, in cura per una malattia importante, deceduto all’inizio di ottobre. Sono ancora in corso gli accertamenti per chiarire le modalità del contagio e il contributo dell’infezione alle complicazioni cliniche e al decesso.
Cos’è il virus Shamonda e come si trasmette
Shamonda è un orthobunyavirus appartenente al sierogruppo Simbu, individuato per la prima volta in Africa negli anni Sessanta. Nell’estate del 2026 è stato rilevato in diversi Paesi europei, soprattutto negli allevamenti di bovini.
La trasmissione negli animali avviene prevalentemente attraverso la puntura di piccoli insetti ematofagi del genere Culicoides. Nel caso umano francese, gli investigatori considerano possibile un contagio attraverso la puntura di uno di questi insetti, ma la modalità esatta è ancora oggetto di approfondimento.
Negli animali possono essere osservati febbre, riduzione della produzione di latte, disturbi gastrointestinali e altri sintomi. Sono inoltre in corso studi sui possibili effetti dell’infezione durante la gravidanza degli animali.
Virus Shamonda in Italia: rilevamenti anche in Campania
Il Ministero della Salute aveva già segnalato a settembre la presenza del virus in allevamenti di vacche da latte nelle province di Trento e Bolzano, oltre che in alcuni bovini provenienti dalla Francia.
In Campania, il virus è stato individuato in campioni di bovini e bufalini della provincia di Salerno. Il 30 settembre la Regione ha comunicato che non sussisteva un’emergenza sanitaria negli allevamenti e che la situazione era sottoposta a monitoraggio.
La sorveglianza coinvolge la Regione, i Servizi veterinari delle ASL, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e gli organismi veterinari competenti.
Cosa cambia dopo il primo caso umano
La segnalazione francese modifica le conoscenze disponibili sul virus, che fino a questo momento non era stato documentato nell’uomo.
L’ECDC ha annunciato di essere in contatto con le autorità francesi, con la Commissione europea e con l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), per valutare le possibili implicazioni sanitarie e rafforzare le capacità diagnostiche.
Il caso resta eccezionale e riguarda una persona particolarmente vulnerabile. Non sono disponibili elementi sufficienti per stabilire quanto frequentemente il virus possa infettare esseri umani o quali conseguenze possa provocare nelle persone in buona salute.








