Non solo carri armati e aerei da combattimento. Nel calderone della spesa militare che la NATO valuta, rientrano anche le pensioni del personale in congedo. È una definizione contabile concordata, un perimetro flessibile che oggi permette all’Italia di vedere il traguardo del 2% del PIL. Un obiettivo raggiunto sulla carta. Roma (Governo) infatti, intende rivedere i criteri di classificazione delle spese, includendo voci prima escluse. Il risultato è un balzo formale da circa 32 a 45 miliardi di euro, che allinea il Paese alle richieste dell’Alleanza. Ma il nodo resta politico: centrare il bersaglio con un’operazione contabile non equivale a un potenziamento reale e operativo dello strumento militare.
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Raid aereo in Libano: almeno nove morti e oltre 39 feriti in attacchi a Hezbollah.









