Non solo carri armati e aerei da combattimento. Nel calderone della spesa militare che la NATO valuta, rientrano anche le pensioni del personale in congedo. È una definizione contabile concordata, un perimetro flessibile che oggi permette all’Italia di vedere il traguardo del 2% del PIL. Un obiettivo raggiunto sulla carta. Roma (Governo) infatti, intende rivedere i criteri di classificazione delle spese, includendo voci prima escluse. Il risultato è un balzo formale da circa 32 a 45 miliardi di euro, che allinea il Paese alle richieste dell’Alleanza. Ma il nodo resta politico: centrare il bersaglio con un’operazione contabile non equivale a un potenziamento reale e operativo dello strumento militare.
Contratto militari, USAMi Aeronautica: “Fretta improvvisa perché il 18 luglio fa rumore”
USAMi Aeronautica interviene alla vigilia del nuovo incontro convocato per oggi alle 14.30 sulla proposta contrattuale del personale militare. Secondo...









