Il cacciatorpediniere Andrea Doria, la più avanzata unità da difesa aerea della Marina Militare, naviga attualmente nel Mediterraneo orientale. Ma non è solo. È integrato come scudo protettivo del gruppo da battaglia della portaerei francese Charles de Gaulle, un segnale tangibile della profonda interoperabilità raggiunta con Parigi e della capacità italiana di operare ai massimi livelli nelle coalizioni.
Questo dispiegamento è solo un tassello di una strategia ben più ampia, che vede le navi italiane proiettate simultaneamente su tre scenari oceanici. Una presenza che non è casuale, ma risponde all’esigenza di proteggere le rotte commerciali e supportare gli alleati in un contesto di crescenti tensioni.
Mentre il Doria opera nel Mediterraneo, fregate della classe FREMM sono impegnate nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico, in missioni di sicurezza marittima come l’operazione europea ASPIDES. Altre unità navali, nel frattempo, pattugliano le acque del Nord Atlantico, partecipando a esercitazioni in ambito NATO. È questa distribuzione strategica su tre “regni d’acqua” a definire la nuova dimensione globale della flotta italiana.
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