Di fronte a un blocco navale nello Stretto di Hormuz che la diplomazia non riesce a scalfire, la Casa Bianca sta ora mettendo sul tavolo una nuova e più aggressiva opzione militare: la minaccia di uno sbarco. La strategia statunitense si arricchisce così di una capacità di intervento diretto sulla costa iraniana, un cambio di passo rispetto alla precedente postura basata su deterrenza aerea e navale.
La prova concreta di questa evoluzione è la mobilitazione accelerata di forze specializzate in raid dal mare. Unità come la 11ª Expeditionary Unit dei Marines, imbarcata sul gruppo navale della USS Boxer, sono state fatte partire d’urgenza da San Diego. Non si tratta di un semplice aumento di truppe, ma dell’inserimento di una forza specializzata nella conquista di obiettivi strategici a terra.
Questa mossa suggerisce che, mentre il Presidente Trump evita di impegnarsi pubblicamente, il Pentagono sta preparando attivamente gli strumenti per un potenziale allargamento del conflitto, qualora la pressione economica derivante dalla crisi del greggio dovesse diventare insostenibile.
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