Oggi 1° aprile, scade l’ultimatum del Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniano. Nel mirino, 18 colossi americani, da Google a Boeing, da Tesla a JPMorgan. I Pasdaran hanno promesso la “distruzione” delle loro sedi in Medio Oriente e consigliato ai dipendenti di “lasciare immediatamente i posti di lavoro per salvarsi la vita”.
La risposta americana è arrivata immediata e drastica. Il Dipartimento di Stato ha ordinato a tutti i cittadini statunitensi in Arabia Saudita di rimanere al chiuso fino a nuovo avviso, lontani dalle finestre. L’ambasciata a Riyadh ha specificato che hotel, scuole e centri commerciali frequentati da americani potrebbero essere potenziali obiettivi.
È un’escalation netta, che supera le già stringenti misure in vigore. Il personale non essenziale era già stato evacuato l’8 marzo. Ma ora la minaccia è diretta, nominale, e colpisce il cuore pulsante dell’economia americana nella regione: uffici, data center, persino gli showroom Tesla sparsi nel Golfo. Un’area dove la tensione è già altissima, con avvisi di viaggio che riguardano oltre dieci nazioni e un attacco con droni che ha già colpito la stessa ambasciata USA a Riyadh il 2 marzo. Ora, si attende solo il suono delle otto.
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