IN SINTESI
Cosa sta facendo l'Italia nel Golfo
Arabia Saudita
Eurofighter + CAEW
Presenza navale
L'Italia mantiene nel 2026 un dispositivo militare articolato nel Golfo e nella penisola arabica, con assetti terrestri, aerei e navali destinati alla sicurezza del personale italiano, alla cooperazione con i Paesi partner e alla protezione di uno dei quadranti strategicamente più delicati al mondo.
La presenza è stata progressivamente rimodulata nel corso dell'anno in risposta al deterioramento dello scenario regionale. Una parte significativa degli assetti è stata concentrata in Arabia Saudita, mentre sul mare la Marina Militare continua a contribuire alla sicurezza delle rotte tra Mar Rosso, Golfo di Aden, Oceano Indiano e Golfo Persico.
Perché l'Italia ha rafforzato la presenza in Arabia Saudita
La configurazione attuale deriva soprattutto dalla necessità di adattare rapidamente la postura italiana all'aumento dell'instabilità in Medio Oriente.
Già nei primi mesi del 2026 la Difesa aveva avviato una rimodulazione del personale presente in Kuwait, Qatar e Bahrein, trasferendo o riducendo alcune componenti e concentrando parte del dispositivo in località ritenute più idonee sotto il profilo della sicurezza e della continuità operativa.
Dalla seconda metà di marzo è stato quindi strutturato un dispositivo con una componente dell'Aeronautica Militare e una componente terrestre, inserito nel più ampio sistema italiano di presenza e supporto nel quadrante mediorientale.
Eurofighter, radar volante e trasporto tattico
La componente aerea rappresenta uno degli elementi più significativi dello schieramento.
Il dispositivo consente quindi di combinare sorveglianza, allerta, difesa aerea, mobilità e supporto logistico, capacità particolarmente importanti in uno scenario caratterizzato dalla proliferazione di droni, missili e altre minacce aeree.
Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein
Il dispositivo aereo italiano è stato organizzato anche per concorrere al supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein, Paesi con i quali l'Italia intrattiene rapporti di cooperazione nel settore della Difesa.
La collocazione degli assetti deve essere letta nel contesto più ampio dell'impegno italiano in Iraq e Medio Oriente, che nel 2026 è stato ulteriormente riorganizzato per garantire continuità alle missioni esistenti e capacità di intervento in caso di aggravamento della situazione regionale.
La penisola arabica rappresenta infatti un punto di appoggio strategico sia per le operazioni nell'area sia per le attività logistiche verso Iraq, Corno d'Africa e Oceano Indiano.
Non solo Arabia Saudita: la presenza italiana sul mare
Parallelamente agli assetti terrestri e aerei, la Marina Militare continua a essere presente in un'area che comprende Mar Rosso, Golfo di Aden, Oceano Indiano nord-occidentale e Golfo Persico.
L'obiettivo principale è contribuire alla libertà di navigazione, alla sicurezza delle rotte commerciali, alla sorveglianza marittima e alla protezione del traffico mercantile.
È però più corretto non parlare di un'unica “Task Force navale italiana nel Golfo”. La presenza marittima viene infatti articolata attraverso diverse operazioni multinazionali e dell'Unione europea, ciascuna con un proprio mandato.
Nel corso del 2026 la Marina italiana ha assunto anche incarichi di comando particolarmente rilevanti. La presenza nazionale ha interessato contemporaneamente operazioni europee come ASPIDES e ATALANTA, evidenziando il peso assunto dall'Italia nella sicurezza marittima del Mediterraneo allargato.
Perché il Golfo è strategico per l'Italia
Il valore del dispositivo non riguarda soltanto gli equilibri militari regionali.
Il Golfo Persico, il Mar Rosso e il Golfo di Aden costituiscono alcuni dei passaggi più importanti per il commercio mondiale e per i flussi energetici diretti verso l'Europa. Un deterioramento della sicurezza può avere conseguenze immediate su traffico mercantile, tempi di navigazione, costi assicurativi, approvvigionamenti energetici e catene logistiche.
Lo stretto di Bab el-Mandeb, in particolare, rappresenta uno dei principali colli di bottiglia marittimi internazionali e collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e l'Oceano Indiano.
La presenza italiana ha quindi una doppia funzione: contribuire alla stabilità militare dell'area e proteggere indirettamente interessi economici e strategici nazionali.
Come è cambiato il dispositivo nel 2026
Un dispositivo che può cambiare rapidamente
La caratteristica principale dello schieramento italiano nel Golfo è la flessibilità. Uomini e mezzi possono essere ridistribuiti in funzione dell'evoluzione delle minacce, della sicurezza delle basi e delle esigenze delle missioni internazionali.
La situazione regionale resta infatti estremamente dinamica. Il dispositivo italiano viene quindi mantenuto in una configurazione capace di garantire protezione al personale, continuità logistica, sorveglianza aerea e presenza marittima senza vincolare gli assetti a una sola funzione.
È questo il dato più significativo: nel 2026 l'Italia non mantiene nel Golfo soltanto un contingente, ma una presenza militare integrata tra terra, cielo e mare, collegata al più ampio sistema di sicurezza del Medio Oriente e del Mediterraneo allargato.









