IN SINTESI
Le novità sulla legge elettorale
Scadenza emendamenti: oggi
Ballottaggio: proposta Pera
FI non presenta un testo
La nuova legge elettorale entra in una fase decisiva. Oggi, 1° settembre 2026, scade il termine per la presentazione degli emendamenti in Commissione Affari costituzionali al Senato. L'ipotesi di reintrodurre una forma di ballottaggio resta sul tavolo, ma il quadro è cambiato nelle ultime ore: Forza Italia non ha presentato un proprio testo e la proposta formalmente emersa è quella del senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera.
Legge elettorale, il ballottaggio divide il centrodestra
Nelle ultime ore l'ipotesi di un ritorno al doppio turno è diventata uno dei nodi principali della riforma elettorale.
Il centrodestra non si presenta però compatto su questo punto. Le indiscrezioni iniziali indicavano la possibilità di più proposte, comprese ipotesi riconducibili a Forza Italia, ma l'aggiornamento arrivato nel primo pomeriggio del 1° settembre chiarisce che FI non ha depositato un emendamento sul ballottaggio.
La proposta formalmente presente è quindi quella del senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera, che ha spiegato di aver presentato il testo anche per favorire una riflessione interna alla maggioranza.
Come funzionerebbe il ballottaggio proposto da Pera
L'emendamento di Pera introduce un meccanismo legato al premio di governabilità.
La coalizione che raggiunge il 48% dei voti al primo turno otterrebbe il premio senza necessità di un secondo turno.
Se nessuna coalizione raggiunge il 48%, il secondo turno scatterebbe tra le prime due soltanto se entrambe hanno superato il 38% al primo turno.
La proposta prevede inoltre che al secondo turno non siano consentiti apparentamenti diversi rispetto alle coalizioni presentate al primo turno.
Si tratta quindi di un ballottaggio con condizioni molto precise, diverso da un secondo turno automatico ogni volta che nessuna coalizione ottiene la maggioranza assoluta.
Forza Italia non presenta l'emendamento sul secondo turno
Nelle ore precedenti alla scadenza era circolata l'ipotesi che anche Forza Italia potesse presentare una propria proposta sul ballottaggio.
Nel primo pomeriggio del 1° settembre è però emerso che gli azzurri hanno scelto di non depositare alcun emendamento specifico sul doppio turno.
La decisione conferma le divisioni interne alla coalizione sul meccanismo da utilizzare per attribuire il premio di governabilità.
Anche nei giorni precedenti Lega e Noi Moderati avevano espresso perplessità sull'ipotesi del secondo turno, rendendo evidente l'assenza di un'intesa definitiva.
Preferenze: il centrodestra trova invece una linea comune
Se sul ballottaggio la maggioranza resta divisa, sulle preferenze il quadro è più definito.
Il centrodestra ha lavorato a emendamenti unitari che prevedono la possibilità per l'elettore di esprimere fino a tre preferenze oltre al capolista.
Nel caso di più preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l'annullamento della seconda e della terza preferenza secondo l'ordine della lista.
Tra le modifiche emerse c'è anche il superamento dell'attuale quota 60-40 prevista dal Rosatellum per i capilista, mentre specifiche regole di equilibrio di genere resterebbero per i listini legati al premio di governabilità.
A che punto è la nuova legge elettorale
La riforma è già stata approvata dalla Camera il 16 luglio 2026 con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti.
Il testo è ora all'esame del Senato, dove gli emendamenti possono modificare anche in maniera significativa il disegno originario.
Cosa succede adesso
Il passaggio decisivo sarà l'esame degli emendamenti. La proposta sul ballottaggio dovrà misurarsi non soltanto con l'opposizione, ma anche con le diverse sensibilità interne al centrodestra.
Per questo, allo stato attuale, è prematuro parlare di un ritorno certo del secondo turno. Il dato politico più rilevante è piuttosto che l'ipotesi è formalmente entrata nel dibattito parlamentare, ma senza un'intesa piena della maggioranza.
La nuova legge elettorale potrà quindi cambiare ancora durante il passaggio al Senato, soprattutto sui nodi del premio di governabilità, delle preferenze e delle modalità di scelta degli eletti.








