IN SINTESICosa ha deciso il Veneto 32 sì 2 settembre 2026 Prima nel centrodestra +
Il Veneto compie un passaggio destinato ad avere un forte peso politico e istituzionale: il 2 settembre 2026 il Consiglio regionale ha approvato la legge che disciplina le procedure sanitarie per il suicidio medicalmente assistito. È la prima Regione governata dal centrodestra ad arrivare al via libera.
Via libera dopo due giorni di confronto
L'approvazione è arrivata al termine di un dibattito particolarmente lungo e complesso a Palazzo Ferro-Fini.
Il progetto di legge di iniziativa popolare disciplina le procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ed era già arrivato all'esame del Consiglio nella precedente legislatura.
Nel gennaio 2024 il percorso si era fermato dopo il mancato via libera ai primi articoli. Ripresentato nella nuova legislatura, il testo è tornato in Aula ed è stato profondamente modificato attraverso una serie di emendamenti.
Il voto finale del 2 settembre si è concluso con 32 sì, 14 no e 5 astensioni.
Il Veneto è la prima Regione di centrodestra
Il dato politicamente più significativo riguarda la collocazione della Regione.
Il Veneto diventa infatti la prima amministrazione regionale guidata dal centrodestra ad approvare una normativa sul suicidio medicalmente assistito.
È inoltre la quarta Regione italiana, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, a intervenire sul tema.
La votazione ha attraversato gli schieramenti e ha confermato come sulle questioni etiche le posizioni non coincidano necessariamente con le tradizionali divisioni tra maggioranza e opposizione.
Cosa prevede il testo approvato
Gli emendamenti approvati prima del voto finale hanno modificato in modo significativo la proposta originaria.
Viene rafforzata la priorità delle cure palliative e l'obbligo di informare il paziente della possibilità di accedervi.
Il medico palliativista assume un ruolo rafforzato nella commissione chiamata a valutare le richieste.
È prevista l'istituzione di un Comitato Bioetico Regionale con funzioni di indirizzo nei confronti dei comitati territoriali.
Viene tutelata la volontarietà del professionista sanitario chiamato ad assistere nel percorso.
Il ruolo delle cure palliative
Uno degli elementi sui quali la maggioranza regionale ha maggiormente insistito è il rafforzamento delle cure palliative.
Il presidente della Regione Alberto Stefani ha spiegato che gli emendamenti sono stati costruiti con l'obiettivo di garantire a ogni persona la possibilità di conoscere e utilizzare gli strumenti disponibili per il controllo del dolore e l'accompagnamento nella fase avanzata della malattia.
Nel momento in cui viene presentata una richiesta di suicidio medicalmente assistito, il paziente deve quindi essere adeguatamente informato anche sulla possibilità di accedere alle cure palliative.
Il passaggio decisivo della Corte costituzionale
La Consulta ha però indicato confini precisi.
Le Regioni non possono utilizzare una propria legge per ridefinire i requisiti sostanziali di accesso, né intervenire sulle materie dell'ordinamento civile e penale riservate allo Stato.
La stessa Corte, esaminando la legge toscana, ha infatti eliminato alcune disposizioni che oltrepassavano il livello puramente organizzativo, mentre ha ritenuto legittima la possibilità di istituire strutture multidisciplinari e organizzare il percorso sanitario.
Il testo veneto è stato quindi emendato anche tenendo conto di questi principi.
Da “Liberi subito” al testo approvato
La proposta di iniziativa popolare arriva in Consiglio regionale, ma il percorso si interrompe dopo il mancato via libera ai primi articoli.
La Corte costituzionale chiarisce, esaminando la legge toscana, quali aspetti possono essere regolati dalle Regioni.
Il Consiglio veneto discute il progetto e approva una serie di emendamenti che modificano il testo.
La legge viene approvata definitivamente dall'Assemblea regionale con 32 voti favorevoli.
Un voto che divide anche il centrodestra
Il provvedimento non ha prodotto una posizione uniforme all'interno della maggioranza.
Una parte del centrodestra ha sostenuto il testo dopo le modifiche introdotte, mentre altri consiglieri hanno espresso contrarietà o si sono astenuti.
I favorevoli sottolineano la necessità di offrire procedure certe a pazienti, famiglie e sanitari nei casi che rientrano nel quadro delineato dalla Corte costituzionale.
I contrari sostengono invece che una materia così delicata dovrebbe essere regolata con una legge nazionale e temono una frammentazione delle procedure tra Regioni.
Zaia: una risposta ai pazienti
Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale e da tempo favorevole a una disciplina del tema, ha definito il voto un'assunzione di responsabilità verso le persone che si trovano in condizioni di sofferenza estrema.
Secondo i dati da lui richiamati, in Veneto dal 2019 sarebbero state presentate 31 domande e soltanto tre avrebbero ottenuto l'autorizzazione del comitato etico.
Numeri che contribuiscono anche a definire le dimensioni concrete del fenomeno: si tratta di una casistica molto limitata, ma caratterizzata da questioni mediche, giuridiche ed etiche particolarmente complesse.
Cosa cambia realmente
La legge non significa che chiunque possa richiedere e ottenere il suicidio medicalmente assistito.
I presupposti sostanziali restano quelli individuati nell'ordinamento nazionale e dalla giurisprudenza costituzionale. La Regione interviene invece sul percorso attraverso il quale la richiesta viene presa in carico, valutata sotto il profilo sanitario e bioetico e, quando ne ricorrano le condizioni, gestita dal sistema sanitario.
È proprio questa distinzione a rappresentare uno dei punti centrali della sentenza 204/2025 della Corte costituzionale.
Il nodo della legge nazionale
Il voto veneto non elimina infatti la questione principale: l'assenza di una disciplina statale organica sul suicidio medicalmente assistito.
La stessa Corte costituzionale ha più volte richiamato il legislatore nazionale sulla necessità di intervenire. Nel frattempo, le Regioni stanno cercando di regolamentare gli aspetti organizzativi di propria competenza.
Il risultato è un quadro nel quale il tema continua a svilupparsi attraverso pronunce della Consulta, interventi regionali e confronto parlamentare nazionale.









