IN SINTESI Il messaggio del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Guerra ibrida Droni e cyber Vademecum ai soldati +
«C'è una guerra ibrida in corso». Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello, descrive così il nuovo scenario di sicurezza che interessa l'Europa, indicando tra le manifestazioni più evidenti le interferenze ai sistemi GPS, gli sconfinamenti di droni e gli attacchi informatici.
Intervistato il 5 settembre durante il Forum di Cernobbio, Masiello ha sottolineato la necessità di andare oltre una postura esclusivamente difensiva. Per l'Esercito la sfida riguarda ormai anche il dominio dell'informazione e la capacità di proteggere il personale dai tentativi di influenza: proprio per questo è stato preparato un vademecum sulla guerra cognitiva destinato ai soldati.
Droni, GPS e cyber: la guerra senza dichiarazione formale
Il punto centrale dell'intervento è la trasformazione della minaccia. Un Paese può essere sottoposto a pressione anche senza un attacco militare convenzionale e senza che venga superata in modo evidente la soglia di un conflitto aperto.
Masiello richiama in particolare disturbi ai sistemi GPS, sconfinamenti di droni e attacchi cyber. Fenomeni differenti tra loro, ma accomunati dalla possibilità di creare danni, mettere alla prova le capacità di risposta e generare incertezza sulla reale provenienza dell'azione.
Proprio l'attribuzione rappresenta uno degli aspetti più complessi. Il Capo di Stato Maggiore ha ricordato come sia spesso difficile stabilire con certezza la paternità delle singole attività, caratteristica tipica delle operazioni condotte nella cosiddetta “zona grigia” tra pace e conflitto.
Masiello indica anche la Russia
Nel corso dell'intervista, Masiello ha fatto riferimento esplicito alla Russia, sostenendo che Mosca stia conducendo una serie di attività capaci di mettere sotto pressione anche la solidarietà europea.
Il riferimento non riguarda quindi soltanto il fronte militare in Ucraina, ma un insieme più ampio di strumenti che possono comprendere azioni informatiche, interferenze, pressione informativa e iniziative difficili da ricondurre immediatamente a un responsabile.
Lo stesso Masiello ha sottolineato che attribuire con certezza la paternità di tutte le attività ibride è difficile. Il riferimento alla Russia rappresenta quindi la valutazione espressa dal Capo di Stato Maggiore nel quadro più ampio delle minacce alla sicurezza europea.
Il nuovo fronte: influenzare la mente dei soldati
Masiello ha dedicato particolare attenzione alla dimensione cognitiva della guerra ibrida. L'obiettivo di queste operazioni può essere quello di modificare percezioni, convinzioni e comportamenti, sfruttando messaggi, social network, disinformazione o comunicazioni apparentemente personali.
Il generale ha raccontato di aver ricevuto personalmente alcune email attribuite a sedicenti soldati russi che sostenevano di trovarsi al fronte e di combattere per la pace. Per Masiello episodi di questo tipo mostrano il tentativo di intervenire direttamente sulle percezioni e sulle convinzioni del destinatario.
Un vademecum per i militari dell'Esercito
La risposta non sarà soltanto tecnologica. Masiello ha annunciato che l'Esercito ha realizzato un vademecum che verrà distribuito al personale proprio per spiegare l'importanza della guerra cognitiva e aumentare la capacità dei soldati di riconoscere tentativi di influenza.
“Proattivi”, non soltanto difensivi
È probabilmente questo il passaggio più significativo dell'intervento. Masiello non si limita a descrivere le nuove minacce, ma sostiene che debbano essere affrontate con una postura capace di prevenirle e contrastarle prima che producano effetti.
«Le guerre non si vincono soltanto difendendosi», ha spiegato il generale, aggiungendo che occorre anche far comprendere che esistono limiti oltre i quali non bisogna andare.
Un concetto che fotografa la trasformazione dell'Esercito negli ultimi anni: accanto alla preparazione al combattimento convenzionale assumono sempre maggiore importanza cyber, droni, guerra elettronica, comunicazione e protezione del dominio cognitivo.
Nel corso della stessa intervista il Capo di Stato Maggiore ha affrontato anche il rapporto tra militari e politica, ricordando che la partecipazione del personale delle Forze Armate alla competizione politica è regolata dalla legge.
Il messaggio è stato netto: «L'Esercito non è patrimonio di nessun partito politico, ma dell'Italia». Masiello ha richiamato il giuramento alla Bandiera e alla Costituzione e ha ribadito che il personale deve mantenere la propria neutralità istituzionale.
Un Esercito che deve prepararsi anche alle minacce invisibili
Le parole di Cernobbio confermano una trasformazione ormai centrale nella pianificazione militare. La minaccia non arriva necessariamente sotto forma di carri armati, missili o reparti avversari.
Può manifestarsi attraverso un segnale GPS disturbato, un drone che attraversa un confine, un'infrastruttura colpita da remoto o un messaggio progettato per influenzare chi lo riceve.
Per questo la preparazione del personale non può riguardare soltanto l'addestramento fisico e tecnico. Serve anche una capacità di riconoscere ciò che accade nel dominio digitale e informativo, evitando che l'incertezza e la manipolazione diventino esse stesse strumenti operativi.
Il messaggio di Masiello è che la guerra ibrida non appartiene a uno scenario futuro: secondo il Capo di Stato Maggiore è già una realtà con cui l'Europa deve confrontarsi. Cyberattacchi, droni, interferenze e guerra cognitiva allargano il campo della sicurezza oltre il tradizionale terreno militare. Ed è proprio su questo nuovo fronte che l'Esercito prepara ora anche i propri soldati.










