IN SINTESI
Perché gli attacchi sauditi possono coinvolgere il nuovo patto
73 civili feriti
Patto firmato il 7 agosto
Nessuna attivazione formale
Gli attacchi Houthi contro il territorio saudita aprono una questione che va oltre il conflitto nello Yemen. A poco più di un mese dalla firma dell'Accordo di Difesa Congiunta della Mecca, il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha avvertito che un'aggressione contro l'Arabia Saudita potrebbe rendere operativo il meccanismo di difesa collettiva che lega Riyadh a Pakistan e Turchia. Per il momento, però, non è stata annunciata alcuna attivazione formale del patto.
Missili e droni contro il sud dell'Arabia Saudita
La nuova escalation è avvenuta l'8 settembre 2026. Gli Houthi dello Yemen hanno lanciato una vasta operazione con missili e droni contro diverse località dell'Arabia Saudita meridionale, colpendo obiettivi civili, economici ed energetici.
Le autorità saudite hanno riferito di 73 civili feriti, tra cui donne e bambini. Gli attacchi hanno inoltre provocato incendi in diversi siti del settore energetico e la temporanea interruzione di alcune attività mentre le squadre specializzate mettevano in sicurezza gli impianti e valutavano i danni.
Riyadh ha definito quanto accaduto una grave escalation e ha ribadito il proprio diritto a prendere le misure necessarie per difendere il territorio, i cittadini e le infrastrutture nazionali.
Il Pakistan: il patto può diventare operativo
È proprio qui che la crisi assume una dimensione nuova. Il ministro della Difesa pakistano ha ricordato che Islamabad ha sottoscritto un accordo di difesa collettiva e che non devono esserci ambiguità sugli obblighi assunti dai tre Paesi.
Asif ha sottolineato che il patto ha natura difensiva e non conferisce ai suoi membri il diritto di avviare autonomamente operazioni offensive contro altri Stati. Ma, in caso di aggressione contro uno dei firmatari, gli impegni reciproci entrano inevitabilmente in gioco.
Le dichiarazioni rappresentano finora uno dei segnali più espliciti arrivati da Islamabad sulla possibile applicazione concreta dell'accordo appena firmato.
Cosa prevede l'Accordo della Mecca
Il patto è stato firmato alla Mecca il 7 agosto 2026 dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif.
La clausola centrale stabilisce che un attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Stati deve essere considerato un attacco contro tutti, nel quadro del diritto alla difesa individuale e collettiva riconosciuto dalla Carta delle Nazioni Unite.
Il modello richiama, per principio, la logica della difesa collettiva propria di altre alleanze militari, anche se il meccanismo della Mecca ha una propria struttura e proprie procedure.
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan aveva già chiarito dopo la firma che la risposta concreta dipenderebbe dalle circostanze e dalle esigenze dello Stato aggredito, che dovrebbe indicare quale forma di assistenza considera necessaria.
Dire che gli attacchi possono rendere operativo il patto non significa che Pakistan e Turchia siano già entrati militarmente nel conflitto. Al 9 settembre non risulta annunciata una decisione formale dei tre governi per avviare una risposta militare collettiva.
Islamabad condanna gli Houthi
La posizione pakistana non si è limitata alle parole del ministro della Difesa. Il ministero degli Esteri di Islamabad ha condannato ufficialmente gli attacchi contro Abha, Khamis Mushait, Jazan e Najran, definendoli una violazione della sovranità e dell'integrità territoriale saudita.
Il Pakistan ha ribadito il proprio sostegno alla sicurezza e alla prosperità del Regno e ha riconosciuto a Riyadh il diritto di adottare le misure necessarie per difendere il territorio, tutelare i cittadini e salvaguardare gli asset nazionali.
Il comunicato, da solo, non equivale però all'attivazione della clausola militare del patto. Mostra piuttosto quanto rapidamente la nuova alleanza sia entrata nel dibattito strategico dopo gli attacchi.
Un accordo firmato appena un mese fa
La tempistica rende l'episodio particolarmente significativo. Il Makkah Joint Defence Agreement è nato soltanto un mese prima dell'offensiva Houthi e il 31 agosto Arabia Saudita, Pakistan e Turchia avevano compiuto un altro passo per renderlo più strutturato.
I ministri degli Esteri e della Difesa e i vertici militari dei tre Paesi si erano riuniti a Istanbul nella prima sessione del Comitato politico-strategico e di difesa, decidendo di creare un segretariato permanente in Arabia Saudita.
La guida iniziale del segretariato sarà affidata per tre anni a un rappresentante pakistano. I tre Paesi hanno inoltre previsto un rafforzamento della cooperazione tra le rispettive Forze Armate, delle industrie della Difesa e dello sviluppo congiunto di tecnologie.
La cronologia: dalla firma agli attacchi
Arabia Saudita, Pakistan e Turchia sottoscrivono il nuovo accordo di difesa collettiva.
A Istanbul nasce il meccanismo politico-strategico e viene decisa la creazione del segretariato permanente.
Missili e droni colpiscono città e infrastrutture del sud del Regno. I feriti sono 73.
Khawaja Asif afferma che un'aggressione contro un membro può rendere operativo il patto.
Non risulta ancora annunciata una formale attivazione del meccanismo di difesa collettiva.
Il primo vero banco di prova politico
La questione, quindi, non è soltanto se Riyadh risponderà militarmente agli Houthi. Il punto è capire se l'Arabia Saudita deciderà di coinvolgere formalmente i nuovi alleati e quale tipo di sostegno potrebbe eventualmente chiedere.
L'assistenza prevista da un accordo di difesa collettiva non deve necessariamente tradursi subito nell'invio di forze da combattimento. Può comprendere, a seconda delle decisioni politiche e delle richieste dello Stato colpito, coordinamento militare, intelligence, difesa aerea, supporto logistico o altre forme di assistenza.
Per questo gli attacchi dell'8 settembre rappresentano il primo serio test politico e strategico per un accordo nato con l'obiettivo dichiarato di rendere credibile la deterrenza dei tre Paesi.
Il punto al 9 settembre: Arabia Saudita, Pakistan e Turchia non hanno annunciato l'attivazione formale della difesa collettiva. Ma l'avvertimento del ministro pakistano cambia il peso politico della crisi: dopo gli attacchi Houthi, il nuovo Patto della Mecca non è più soltanto un accordo sulla carta e potrebbe trovarsi davanti alla sua prima applicazione concreta.










