IN SINTESIL'intervento nel porto di Livorno 1.000 libbre 240 kg esplosivo 9 settembre +
Si è conclusa il 9 settembre la complessa operazione di bonifica della bomba d'aereo rinvenuta nel porto di Livorno. Gli artificieri del 2° Reggimento Genio Pontieri di Piacenza hanno rimosso il residuato bellico dall'area portuale e lo hanno trasferito in una cava nel territorio di Rosignano Marittimo, dove è stato definitivamente distrutto.
L'ordigno, risalente alla Seconda guerra mondiale, era di fabbricazione americana: una bomba da 1.000 libbre contenente circa 240 chilogrammi di esplosivo ad alto potenziale. Il ritrovamento aveva richiesto già alla fine di agosto l'attivazione di un articolato dispositivo di sicurezza nello scalo labronico.
La bomba rinvenuta vicino alla Torre del Marzocco
Il residuato era stato individuato il 27 agosto nell'area del porto di Livorno, in prossimità della Torre del Marzocco, all'interno di una vasca utilizzata per lo stoccaggio provvisorio dei sedimenti provenienti dalle attività di dragaggio.
Il ritrovamento aveva fatto scattare immediatamente le procedure di sicurezza. Capitaneria di Porto e Autorità di Sistema Portuale avevano disposto l'interdizione delle aree a terra e a mare entro un raggio iniziale di 381 metri, con conseguenze temporanee anche sulla normale operatività dello scalo.
Il giorno successivo erano intervenuti gli artificieri del 2° Reggimento Genio Pontieri, che avevano effettuato i primi accertamenti e messo in sicurezza l'ordigno. Dopo circa 21 ore di limitazioni, il traffico navale nel canale di accesso era potuto tornare alla normalità.
Il 9 settembre la rimozione definitiva dal porto
Dopo la prima fase di messa in sicurezza, è stata pianificata l'operazione conclusiva. Nella mattinata del 9 settembre il dispositivo è entrato nuovamente in funzione, con una temporanea interdizione dell'area attorno al punto in cui si trovava l'ordigno.
Le operazioni sono iniziate intorno alle 10:30. Gli specialisti dell'Esercito hanno provveduto al caricamento della bomba e al successivo trasporto fuori dall'area portuale.
Per consentire lo svolgimento delle attività in condizioni di sicurezza, il canale di accesso alla parte interessata del porto è stato temporaneamente chiuso, con un'area di interdizione di circa 282 metri attorno alla zona della Torre del Marzocco.
L'ordigno è stato quindi trasferito in una cava in località Gabbro, nel comune di Rosignano Marittimo, individuata per consentire la distruzione definitiva in ambiente controllato.
Dal ritrovamento alla distruzione: due settimane di operazioni
Gli artificieri del 2° Reggimento Genio Pontieri
L'attività è stata affidata agli specialisti del 2° Reggimento Genio Pontieri di Piacenza, reparto dell'Esercito che dispone delle capacità tecniche necessarie per gli interventi di bonifica occasionale degli ordigni esplosivi rinvenuti sul territorio.
Si tratta di operazioni che richiedono personale specificamente qualificato, procedure rigorose e il coordinamento con le autorità civili e le altre componenti del sistema di sicurezza.
Secondo i dati diffusi in occasione dell'intervento di Livorno, dall'inizio dell'anno il 2° Reggimento Genio Pontieri ha già effettuato 120 operazioni di bonifica di ordigni bellici nelle nove province attualmente ricomprese nella propria area di competenza territoriale.
Residuati di oltre ottant'anni fa ancora presenti nel territorio
Il ritrovamento di Livorno ricorda come, a più di ottant'anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, ordigni inesplosi continuino a emergere durante lavori, scavi, dragaggi e interventi infrastrutturali.
Proprio nel territorio livornese gli artificieri dello stesso reparto sono intervenuti più volte negli ultimi mesi. Le attività di bonifica occasionale rientrano tra i compiti svolti dalla Difesa a tutela della pubblica incolumità, con l'attivazione degli specialisti militari da parte delle autorità competenti.
Con la distruzione dell'ordigno nella cava di Rosignano Marittimo si è chiusa definitivamente l'emergenza iniziata il 27 agosto nel porto di Livorno. Un'operazione che ha richiesto pianificazione, coordinamento tra istituzioni e soprattutto le competenze specialistiche degli artificieri dell'Esercito, chiamati ancora una volta a intervenire su un'eredità pericolosa del secondo conflitto mondiale.









