IN SINTESI La nuova escalation nel Golfo e nel Mar Rosso Oleodotto saudita colpito Droni dall'Iraq Houthi a Bab el-Mandeb +
L'Arabia Saudita ha confermato che droni lanciati dall'Iraq hanno colpito l'oleodotto East-West, infrastruttura strategica per le esportazioni di petrolio.
Riyadh ha deciso per ora di non reagire militarmente dopo una richiesta del primo ministro iracheno, riservandosi però il diritto di difendere il proprio territorio.
Nello Yemen gli Houthi sostenuti dall'Iran hanno raggiunto Dhubab, località direttamente affacciata sullo stretto di Bab el-Mandeb.
Bab el-Mandeb e lo Stretto di Hormuz rappresentano due dei passaggi più importanti per il commercio energetico mondiale.
La crisi sta già incidendo sui mercati: il Brent ha chiuso l'11 settembre sopra i 104 dollari al barile, con un aumento settimanale superiore all'8%.
La crisi mediorientale apre un nuovo fronte pericoloso attorno alle infrastrutture energetiche e alle rotte marittime. Alla sera dell'11 settembre l'Arabia Saudita ha confermato un attacco contro il proprio oleodotto East-West, mentre nello Yemen gli Houthi hanno raggiunto una posizione strategica sullo stretto di Bab el-Mandeb.
Droni contro l'oleodotto strategico dell'Arabia Saudita
L'Arabia Saudita ha confermato nella serata dell'11 settembre che droni lanciati dal territorio iracheno hanno attaccato l'oleodotto East-West.
Si tratta di una delle infrastrutture più importanti del sistema energetico saudita perché permette di trasferire petrolio dai giacimenti orientali verso la costa del Mar Rosso, offrendo a Riyadh una via alternativa alle esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz.
In una fase nella quale Hormuz è già sottoposto a fortissima pressione, la vulnerabilità dell'East-West assume quindi un significato strategico molto più ampio.
Secondo la dichiarazione diffusa dal ministero degli Esteri saudita, il Regno ha deciso di non rispondere immediatamente all'attacco dopo una richiesta del primo ministro iracheno. Riyadh ha tuttavia ribadito il proprio diritto ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere sovranità, sicurezza e infrastrutture critiche.
Gli Houthi raggiungono Dhubab, sullo stretto di Bab el-Mandeb
Quasi contemporaneamente arriva un altro sviluppo potenzialmente molto rilevante dallo Yemen.
Fonti governative yemenite hanno riferito che le forze Houthi sostenute dall'Iran hanno raggiunto Dhubab, località situata direttamente sullo stretto di Bab el-Mandeb e di fronte all'isola di Perim.
La posizione è strategica perché il controllo di Dhubab e dell'area di Perim permette di aumentare notevolmente la capacità di condizionare il passaggio attraverso uno dei principali chokepoint marittimi del mondo.
Lo stretto collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi all'Oceano Indiano. È il passaggio naturale delle navi dirette o provenienti dal Canale di Suez e rappresenta uno snodo fondamentale per petrolio, prodotti raffinati, container e merci tra Asia ed Europa.
Due colli di bottiglia sotto pressione: Hormuz e Bab el-Mandeb
Prima della guerra gestiva circa un quinto dei flussi mondiali giornalieri di petrolio e gas naturale liquefatto.
È l'accesso meridionale al Mar Rosso e quindi alla rotta commerciale che conduce verso il Canale di Suez.
La contemporanea instabilità di questi due passaggi crea un rischio eccezionale per il commercio marittimo mondiale.
Secondo i dati di tracciamento citati da Reuters, il numero di navi in transito attraverso Hormuz è già sceso drasticamente rispetto ai livelli registrati prima dell'inizio del conflitto con l'Iran.
La guerra si sposta sempre più sull'energia
Gli attacchi alle infrastrutture saudite arrivano in una fase di forte riduzione dell'offerta petrolifera del Golfo.
Il rapporto mensile pubblicato l'11 settembre dall'Agenzia Internazionale dell'Energia descrive una situazione eccezionale, con il conflitto mediorientale che continua a interrompere i normali flussi di greggio e prodotti raffinati.
La produzione saudita è scesa ad agosto a circa 6 milioni di barili al giorno, il livello più basso da oltre trent'anni, secondo i dati riportati dall'IEA.
L'11 settembre il Brent ha chiuso a 104,61 dollari al barile e il WTI statunitense a 100,05 dollari. Pur arretrando nella seduta, entrambi i riferimenti erano avviati verso un rialzo settimanale superiore all'8%, alimentato dai timori sulle forniture.
Perché l'oleodotto East-West è decisivo
L'East-West Pipeline è particolarmente importante proprio perché consente all'Arabia Saudita di bypassare Hormuz e trasferire il petrolio verso il Mar Rosso.
Se anche questa infrastruttura dovesse subire interruzioni prolungate, la capacità saudita di compensare i problemi nel Golfo verrebbe ridotta.
L'11 settembre sono inoltre circolate informazioni su una temporanea interruzione dell'oleodotto dopo gli attacchi. Il punto decisivo sarà capire l'entità effettiva dei danni e la velocità con cui il sistema potrà operare normalmente.
Un'escalation che coinvolge sempre più Paesi
L'episodio mette l'Iraq in una posizione particolarmente delicata. Riyadh sostiene che i droni siano partiti dal territorio iracheno, mentre Baghdad cerca di evitare che il proprio territorio diventi una piattaforma per attacchi contro gli Stati vicini.
Parallelamente l'avanzata degli Houthi nello Yemen aumenta il rischio di un'ulteriore estensione geografica della crisi.
Il quadro comprende ormai il Golfo Persico, l'Iraq, l'Arabia Saudita, lo Yemen, il Mar Rosso e le rotte marittime che collegano Asia ed Europa.
Fonti governative yemenite riferiscono che gli Houthi raggiungono Dhubab, direttamente sul Bab el-Mandeb.
Il petrolio resta sopra i 100 dollari mentre aumentano i timori sulla disponibilità di greggio e carburanti.
Riyadh conferma che droni partiti dall'Iraq hanno colpito l'oleodotto East-West e sceglie, per il momento, di non reagire militarmente.
Cosa bisogna osservare nelle prossime ore
Il primo elemento sarà la reale operatività dell'oleodotto saudita e l'eventuale entità dei danni alle stazioni di pompaggio.
Il secondo riguarda Bab el-Mandeb: un consolidamento delle posizioni Houthi sull'area costiera potrebbe aumentare ulteriormente i rischi per la navigazione nel Mar Rosso.
Infine resta da capire se la scelta saudita di evitare per ora una rappresaglia riuscirà a contenere l'escalation oppure se nuovi attacchi spingeranno Riyadh verso una risposta diretta.









