IN SINTESI Il nuovo sviluppo nel caso di Traversetolo Appello depositato 11 settembre 2026 Procura di Parma +
La Procura di Parma ha impugnato la sentenza di primo grado nella parte relativa alla morte del primo figlio di Chiara Petrolini.
La Corte d'Assise aveva assolto la giovane dall'accusa di omicidio perché non aveva ritenuto sufficientemente provato che il primo neonato fosse nato vivo.
La Procura sostiene invece che gli elementi medico-legali consentano di sostenere in appello la tesi della vitalità del bambino alla nascita.
L'impugnazione riguarda anche la qualificazione del fatto relativo al corpo del secondo neonato: i pm chiedono il riconoscimento della soppressione di cadavere.
Petrolini resta condannata in primo grado a 24 anni e 3 mesi per l'omicidio premeditato del secondo figlio.
Nuovo capitolo nel caso dei neonati sepolti nel giardino di una villetta a Traversetolo, in provincia di Parma. La Procura ha depositato oggi, 11 settembre 2026, l'appello contro alcune parti della sentenza pronunciata lo scorso aprile nei confronti di Chiara Petrolini.
La Procura impugna l'assoluzione per il primo neonato
La Procura della Repubblica di Parma ha depositato l'impugnazione contro la sentenza emessa il 24 aprile dalla Corte d'Assise nella parte in cui Chiara Petrolini era stata assolta dall'accusa di omicidio del primo figlio, nato il 12 maggio 2023.
Il corpo del bambino era stato ritrovato nel settembre 2024 nel giardino dell'abitazione di famiglia a Traversetolo, quando era ormai in condizioni tali da rendere particolarmente complesso l'accertamento delle cause della morte.
Nel processo di primo grado i giudici non avevano ritenuto raggiunta la prova sufficiente che il bambino fosse nato vivo. È proprio questa conclusione che la Procura intende ora sottoporre al giudizio della Corte d'Assise d'Appello.
Secondo quanto reso noto dalla Procura, l'accusa ritiene che dal ragionamento delle consulenti tecniche possa invece essere desunta la prova della vitalità del primo bambino al momento del parto. Saranno i giudici d'appello a valutare nuovamente gli elementi.
La condanna per il secondo figlio
La vicenda processuale è diversa per il secondo neonato, nato il 7 agosto 2024.
Per quella morte la Corte d'Assise di Parma ha riconosciuto Petrolini responsabile di omicidio premeditato, condannandola complessivamente a 24 anni e tre mesi di reclusione.
Le motivazioni della sentenza, depositate successivamente, avevano descritto una condotta ritenuta dai giudici consapevole e finalizzata a mantenere nascoste le gravidanze e quanto avvenuto dopo i parti.
Un secondo punto contestato: soppressione o occultamento
L'impugnazione depositata dalla Procura non riguarda soltanto l'omicidio del primo neonato.
I magistrati contestano anche la decisione con cui, per il secondo episodio, la Corte aveva riqualificato l'ipotesi di soppressione di cadavere nel meno grave reato di occultamento di cadavere.
La tesi dell'accusa è che il seppellimento fosse diretto a far scomparire definitivamente il corpo e che il successivo ritrovamento non possa modificare, a posteriori, la natura della condotta che viene contestata.
L'impugnazione non equivale a una nuova condanna. Si apre ora un nuovo grado di giudizio nel quale le conclusioni della Procura saranno valutate dai giudici. Restano quindi ferme le garanzie previste dall'ordinamento fino alla conclusione definitiva del procedimento.
Le tappe principali del caso
Nasce il primo bambino. Il corpo sarà ritrovato soltanto nel 2024, sepolto nel giardino dell'abitazione.
Nasce il secondo figlio. Anche il suo corpo viene successivamente trovato nel giardino della casa di Traversetolo.
La Corte d'Assise di Parma condanna Petrolini a 24 anni e tre mesi per l'omicidio premeditato del secondo figlio e la assolve dall'omicidio del primo.
La Procura di Parma deposita l'appello contro alcune parti della sentenza di primo grado.
Cosa succede adesso
Il fascicolo passerà ora al giudizio di secondo grado. Il punto centrale sarà capire se gli elementi scientifici e investigativi indicati dalla Procura siano sufficienti per arrivare a una valutazione diversa rispetto a quella compiuta dalla Corte d'Assise sulla morte del primo bambino.
Parallelamente verrà nuovamente affrontata la questione della qualificazione giuridica relativa alla gestione dei corpi. La vicenda giudiziaria di Traversetolo, dunque, non è ancora conclusa e l'appello apre una nuova fase di uno dei casi di cronaca più seguiti degli ultimi anni.









