Il Consiglio dei ministri ha approvato martedì 20 ottobre 2026 un nuovo decreto legge sulla sicurezza pubblica e sul contrasto alla criminalità minorile, dopo i gravi episodi di violenza verificatisi nel fine settimana a Milano e in altre città italiane.
Il provvedimento introduce un nuovo reato relativo alla partecipazione violenta alle manifestazioni, rafforza gli strumenti preventivi nei confronti dei minorenni e prevede misure per il risarcimento dei danni provocati durante i disordini.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta con un videomessaggio al termine della riunione, ha definito inaccettabili gli episodi di saccheggio, devastazione e aggressione alle forze dell’ordine, annunciando una risposta più severa dello Stato.
Nuovo reato di partecipazione violenta alle manifestazioni
Una delle principali novità è l’introduzione del reato di partecipazione violenta a una manifestazione. Secondo quanto illustrato dal Governo, la disposizione riguarda la partecipazione ad azioni violente compiute da gruppi di almeno cinque persone durante cortei o manifestazioni.
Le condotte previste comprendono, tra le altre, il lancio di pietre, petardi o l’utilizzo di bastoni e altri oggetti pericolosi. Sono indicate pene fino a cinque anni di reclusione e multe fino a 20.000 euro, con aggravamenti in presenza di specifiche circostanze, come il volto coperto o il ferimento di persone.
Fermo preventivo esteso anche ai minorenni
Il decreto estende ai minorenni di età compresa tra 14 e 17 anni la possibilità di applicare il fermo preventivo nei casi e alle condizioni stabiliti dalla nuova disciplina.
Il Governo interviene inoltre sulla valutazione della capacità di intendere e di volere dei minori tra i 14 e i 18 anni, introducendo una presunzione superabile con prova contraria, secondo il contenuto annunciato dalla presidente del Consiglio.
Si tratta di disposizioni che incidono su un ambito delicato della giustizia minorile e delle garanzie individuali. L’applicazione concreta dovrà rispettare i requisiti normativi e i controlli previsti dall’ordinamento.
Danni a negozi e beni pubblici: rafforzate le procedure di risarcimento
Tra gli interventi annunciati figura il rafforzamento delle procedure per recuperare i danni causati durante episodi di devastazione e saccheggio.
Secondo quanto spiegato da Meloni, per i danni ai beni pubblici è prevista un’ingiunzione di pagamento da parte del prefetto. Per quelli ai beni privati, come vetrine, negozi e automobili, viene previsto il ricorso a un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo.
Le misure riguardano anche la responsabilità economica dei genitori quando gli autori dei danneggiamenti sono minorenni, secondo le condizioni previste dalla disciplina applicabile.
Milano, previsti 500 militari aggiuntivi
Il pacchetto sicurezza comprende anche il rafforzamento del dispositivo militare a Milano, con l’invio previsto di 500 militari aggiuntivi nell’ambito delle attività di presidio e supporto alla sicurezza urbana.
Il personale sarà impiegato nella protezione dei luoghi sensibili e nel rafforzamento della presenza sul territorio, a supporto delle Forze di polizia.
Non è stata invece confermata l’ipotesi di attribuire ai militari nuove funzioni di polizia giudiziaria. La disposizione, presente nelle ipotesi iniziali, non è stata mantenuta dopo i rilievi emersi nelle interlocuzioni con il Quirinale.
Il dibattito politico: repressione e prevenzione
Le nuove misure hanno riaperto il confronto tra Governo, opposizioni e amministrazioni locali sulle modalità più efficaci per contrastare la violenza urbana.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha condannato gli episodi di violenza, sottolineando tuttavia la necessità di affrontare anche le cause del disagio giovanile, oltre alle misure di repressione.
Anche il vicepremier Matteo Salvini ha richiamato l’importanza di affiancare agli interventi di sicurezza opportunità di formazione, lavoro e inclusione per i giovani.
Rimane quindi aperta la discussione sull’equilibrio tra tutela dell’ordine pubblico, diritti individuali e politiche di prevenzione del disagio sociale.
Cosa succede dopo l’approvazione del decreto
Il via libera del Consiglio dei ministri rappresenta il passaggio politico di approvazione del provvedimento. Il decreto legge dovrà seguire il previsto percorso di emanazione e pubblicazione e, successivamente, essere sottoposto al Parlamento per la conversione in legge entro 60 giorni, secondo le regole costituzionali.
Durante l’esame parlamentare potranno essere presentate modifiche alle disposizioni. Per conoscere l’esatto ambito applicativo delle singole misure sarà necessario fare riferimento al testo normativo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.









