Nella notte tra il 20 e il 21 marzo i satelliti FIRMS della NASA hanno registrato un focolaio attivo all’interno dell’Officina n. 8 della raffineria di Saratov. Un dato strumentale, freddo — che smentisce almeno in parte la narrativa diffusa da Mosca nelle ore successive.
Il ministero della Difesa russo ha comunicato di aver abbattuto 283 droni su oltre una dozzina di regioni. Eppure gli incendi si sono sviluppati lo stesso.
La raffineria di Saratov, di proprietà di Rosneft, aveva nel 2023 una capacità di raffinazione di 4,8 milioni di tonnellate annue. Secondo Kiev, una quota rilevante di quella produzione alimenta direttamente la logistica militare russa. Nell’attacco sono stati colpiti un’unità di lavorazione secondaria del greggio e un serbatoio verticale da diecimila metri cubi. C’è però un secondo obiettivo che rischia di passare in secondo piano. A Mariupol, Kiev ha dichiarato di aver colpito un posto di comando del Centro Rubikon per le Tecnologie Senza Pilota — un’unità specializzata nella caccia ai piloti di droni nemici. Tre giorni prima, l’18 marzo, un’operazione analoga aveva già preso di mira una struttura Rubikon a Donec’k. Il Rubikon non ha confermato né smentito i danni.
Si invitano i lettori a visionare la fonte principale dell’articolo al seguente link: newsukraine.rbc.a
















