A Bruxelles si naviga a vista. Mentre i Paesi membri corrono a mettere pezze individuali, la minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui passa un quinto del greggio mondiale, fa da detonatore per l’economia.
I mercati hanno reagito subito: il gas europeo è quasi raddoppiato, il petrolio ha sfondato quota 100 dollari. Un’onda d’urto che si scarica su bollette e carburanti, colpendo famiglie e imprese. Per un’Italia iper-dipendente dalle importazioni energetiche, lo scenario è critico: sono a rischio export, crescita e potere d’acquisto. E nessuno, oggi, sa quanto durerà la crisi.
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