Il riposo, in missione, non è un dettaglio logistico. Incide sulla lucidità, sulla sicurezza e sulla capacità del personale di operare in contesti complessi. Per questo le segnalazioni arrivate a USAMi Aeronautica sulle condizioni alloggiative dei militari impiegati all’estero nell’esercitazione NATO Tiger Meet 26 aprono un tema che va oltre la semplice sistemazione in hotel.
Secondo quanto riferito al sindacato, una parte del personale dell’Aeronautica Militare sarebbe stata collocata in camere doppie o condivise presso una struttura alberghiera privata. Una scelta che USAMi Aeronautica ritiene critica sotto il profilo normativo e organizzativo. La direttiva di Forza Armata sulle attività di missione, infatti, consentirebbe l’alloggiamento in camere multiple solo per le missioni nazionali, senza estendere tale possibilità alle missioni all’estero.
Il punto non è soltanto formale. In una struttura civile, diversa dalle infrastrutture dell’Amministrazione, la condivisione della camera può compromettere il recupero psicofisico del personale, chiamato a svolgere compiti essenziali in un contesto internazionale ad alta responsabilità.
Resta anche il nodo della disparità di trattamento. Sistemazioni diverse tra militari impiegati nella stessa missione, se non fondate su criteri chiari e previsti dalle direttive, rischiano di incidere sulla pari dignità e sulla coesione interna. Il sindacato richiama in particolare il criterio dei 40 anni di età anagrafica per il diritto alla camera singola.
USAMi Aeronautica sostiene inoltre che, in caso di camere singole insufficienti nella struttura individuata, sarebbe stato necessario cercare soluzioni alternative nelle immediate vicinanze, evitando compressioni ingiustificate dei diritti del personale.
Per questo l’Organizzazione Sindacale ha chiesto formalmente allo Stato Maggiore dell’Aeronautica di garantire la corretta applicazione delle direttive vigenti, assicurare la camera singola al personale impiegato nella missione NATO Tiger Meet 26 e tutelare l’uniformità di trattamento.
Ora la questione è sul tavolo dello Stato Maggiore. E la risposta dirà quanto il benessere del personale venga considerato parte reale dell’efficienza operativa.a






