Il presidente Donald Trump ha indicato che Stati Uniti e alleati potrebbero lanciare una missione di forze terrestri in Iran per recuperare il materiale nucleare sepolto sotto i siti colpiti, aprendo la strada a una delle prime operazioni con ingaggio di truppe sul suolo iraniano. Secondo recenti valutazioni delle intelligence, le serie di bombardamenti di questi mesi avrebbero danneggiato solo marginalmente il programma nucleare iraniano, lasciando intatto il potenziale di Teheran per produrre una bomba entro circa nove‑dodici mesi. La stessa logica di guerra, presentata in passato come “annientamento” del nucleare iraniano, viene così messa in discussione dai dati tecnici, sollevando dubbi sul reale impatto strategico delle azioni militari. Mentre i negoziati con l’Iran procedono a rilento e la leadership di Teheran respinge l’idea di consegnare il materiale direttamente a Washington, la Casa Bianca resta divisa tra l’opzione di un complesso intervento militare prolungato e quella di una via diplomatica ancora fragile. La prossima fase del conflitto potrebbe dunque ruotare tutta attorno alla decisione finale di Trump: occupazione temporanea per il recupero del combustibile o contenimento politico senza ingresso massiccio di truppe.
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