Il 18 luglio 2026 personale in servizio e in congedo manifesterà a Roma contro un contratto ritenuto non rispettoso della dignità professionale.
ROMA – Un militare può partecipare a una manifestazione pubblica? Per i promotori della mobilitazione prevista il 18 luglio 2026 a Roma, la risposta è chiara: sì, manifestare è pienamente legittimo, purché siano rispettate precise condizioni.
Il riferimento indicato è l’articolo 1476-quater, lettera C, del Codice dell’ordinamento militare, che prevede manifestazioni organizzate dalle organizzazioni sindacali. La partecipazione deve avvenire senza uniforme e senza arma di servizio.
Gli organizzatori aggiungono altre due condizioni: non portare alcun tipo di arma e garantire il carattere pacifico della manifestazione.
«Nessun rischio disciplinare»
I promotori respingono l’ipotesi che la partecipazione possa comportare automaticamente sanzioni disciplinari.
Viene richiamato l’articolo 1466 del Codice dell’ordinamento militare, secondo cui l’esercizio di un diritto previsto dal Codice e dal regolamento esclude l’applicabilità delle sanzioni disciplinari.
Secondo gli organizzatori, chi partecipa pacificamente e nel rispetto delle condizioni previste non può quindi essere sanzionato per il solo fatto di aver manifestato.
I riferimenti costituzionali
Il diritto alla manifestazione viene collegato anche agli articoli 17 e 21 della Costituzione italiana, relativi al diritto di riunirsi pacificamente e alla libertà di manifestazione del pensiero.
Nel testo si ricorda che la partecipazione collettiva dei militari era considerata legittima anche prima dell’attuale Codice dell’ordinamento militare e delle norme sui sindacati militari.
Viene inoltre citata una storica pronuncia della Corte costituzionale degli anni Ottanta, che dichiarò illegittimo il primo comma dell’articolo 180 sul reato di domanda, esposto o reclamo collettivo previo accordo.
La decisione riguardava un dissenso collettivo espresso attraverso l’astensione dalla mensa. Secondo il passaggio richiamato, la pacifica manifestazione del dissenso dei militari, soprattutto in forma collettiva, contribuisce allo sviluppo democratico delle Forze armate e all’attuazione dei principi costituzionali.
Le precedenti mobilitazioni
La manifestazione del 18 luglio non viene presentata come un caso isolato.
Il 24 febbraio 2001, circa cinquemila persone scesero in piazza per i diritti sindacali. Viene ricordato anche il ruolo dell’associazione Asso Dipro, promotrice del ricorso che avrebbe portato alla sentenza numero 120 del 2018 sul riconoscimento dei diritti sindacali dei militari.
Una nuova manifestazione si svolse nel 2003, ancora per i diritti sindacali e, tra gli altri temi, contro il riordino delle carriere.
I promotori contestano quindi con decisione chi considera illegittima la partecipazione dei militari o prospetta rischi disciplinari.
L’appello al personale
L’invito è rivolto al personale in servizio e in congedo.
Agli anziani viene riconosciuto un ruolo di riferimento morale e operativo per i giovani. Si sottolinea inoltre che gli aumenti contrattuali possono produrre effetti anche sui trattamenti pensionistici.
Un richiamo specifico è rivolto anche al personale in riserva e in congedo, considerato un punto di riferimento per chi è ancora in servizio.
Ai giovani viene ricordato che i diritti oggi riconosciuti sono il risultato delle battaglie dei colleghi che li hanno preceduti.
«I diritti non li regala nessuno. I diritti si conquistano fino alla fine, anche con i denti».
Appuntamento a Roma
La manifestazione si terrà sabato 18 luglio 2026 a Roma, con partenza alle ore 16 da Piazza della Repubblica. Sono in corso iniziative per organizzare decine di pullman da tutta Italia.
Gli organizzatori precisano che la mobilitazione sarà senza colori partitici. L’obiettivo è chiedere diritti, dignità professionale e maggiori garanzie per il futuro economico e previdenziale del personale.
Aderiscono Sinafi Guardia di Finanza, Usami Aeronautica, NSC Carabinieri, Itamil Esercito e Silm Marina, unite contro un contratto che, secondo le organizzazioni, non rispetta la dignità di chi difende il Paese.
L’appello finale è diretto:
Non mancare: il 18 luglio vieni a Roma e dai forza ai tuoi diritti (clicca qui)».








