Crediti d’imposta ottenuti per lavori che, secondo l’accusa, non sono mai stati eseguiti. È il cuore dell’inchiesta con cui la Guardia di Finanza ha sequestrato, l’11 luglio 2026, beni per oltre 9 milioni di euro tra la Capitale e i Castelli Romani.
Al centro dell’inchiesta ci sono i crediti d’imposta legati ai bonus edilizi, in particolare al Superbonus, l’incentivo che ha permesso di scaricare sotto forma di credito le spese per determinati interventi sugli edifici. Secondo gli accertamenti, i crediti sarebbero stati generati su lavori mai realizzati e poi monetizzati. I proventi, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati riciclati e reinvestiti in beni di valore. In questo modo il denaro di origine illecita veniva trasformato in patrimoni apparentemente leciti.
Il sequestro ha riguardato 26 immobili, tra cui una villa costruita senza titoli e accatastata come semplice terreno. A questi si aggiungono circa venti automobili di lusso, tre società, conti correnti e cassette di sicurezza. Le indagini si sono estese anche a strutture societarie con base in Romania. L’operazione è stata condotta dai reparti territoriali della Guardia di Finanza del Lazio, con il supporto delle unità cinofile. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Roma su richiesta della Procura, nell’ambito delle misure che colpiscono i patrimoni di sospetta provenienza illecita.
Le persone indagate sono tre, appartenenti a un unico nucleo familiare. Come in ogni fase iniziale, vale nei loro confronti la presunzione di innocenza. L’inchiesta rientra nel più ampio contrasto alle frodi sui bonus edilizi, un fenomeno che ha prodotto in Italia numerose indagini e sequestri. I prossimi accertamenti punteranno a ricostruire l’intera catena dei crediti e la rete di società utilizzate








