IN SINTESI La guerra torna a lambire direttamente la Moldavia Spazio aereo chiuso Quasi 1 ora 7 valichi sospesi +
Il 12 settembre 2026 le autorità moldave hanno temporaneamente chiuso lo spazio aereo nazionale dopo il rilevamento di un drone nelle vicinanze della frontiera con l'Ucraina.
La restrizione è durata quasi un'ora ed è stata accompagnata dalla chiusura temporanea di sette punti di attraversamento della frontiera.
L'episodio arriva a pochi giorni da un altro sconfinamento: l'8 settembre due droni russi erano entrati nello spazio aereo moldavo.
Uno di quei droni era caduto in territorio moldavo provocando un incendio, mentre il secondo aveva proseguito il volo verso la Romania.
Dal 12 settembre Chișinău ha inoltre modificato per 90 giorni l'organizzazione di tre valichi con controllo congiunto moldo-ucraino a causa dell'aumento dei rischi di sicurezza.
La guerra torna a lambire direttamente il territorio moldavo. Durante la massiccia offensiva aerea russa del 12 settembre 2026, Chișinău ha chiuso per quasi un'ora l'intero spazio aereo nazionale dopo il rilevamento di un drone vicino alla frontiera con l'Ucraina. Temporaneamente sospesi anche sette valichi di frontiera.
Allarme drone: Chișinău chiude lo spazio aereo
L'allarme è scattato durante una delle giornate di bombardamenti più intensi delle ultime settimane in Ucraina.
Mentre la Russia lanciava centinaia di droni contro diverse regioni ucraine, le autorità moldave hanno rilevato la presenza di un apparecchio senza pilota nelle vicinanze della frontiera.
Per ragioni di sicurezza è stata quindi ordinata la chiusura temporanea dello spazio aereo nazionale. Secondo le informazioni disponibili, la misura è rimasta in vigore per quasi un'ora.
Parallelamente sono stati chiusi temporaneamente sette punti di attraversamento della frontiera.
Il 12 settembre la Russia ha lanciato quasi 500 droni contro obiettivi ucraini secondo il presidente Volodymyr Zelensky. Gli attacchi hanno interessato numerose regioni, compresa Odessa, territorio che confina direttamente con la Moldavia.
Non è la prima volta: due droni russi erano entrati l'8 settembre
L'episodio del 12 settembre non è isolato. Soltanto quattro giorni prima le autorità moldave avevano confermato l'ingresso nel proprio spazio aereo di due droni russi.
Uno dei velivoli era precipitato in un campo a nord della capitale, provocando un incendio. Il secondo aveva attraversato il Paese proseguendo successivamente verso lo spazio aereo della Romania.
L'incidente aveva avuto conseguenze anche sul traffico civile: tre partenze e quattro arrivi erano stati ritardati durante la chiusura dello spazio aereo.
Durante l'allarme dell'8 settembre era stata ritardata anche la partenza dalla Moldavia dell'aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, diretto in Norvegia. Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre aveva successivamente affermato che l'aereo era arrivato vicino a un drone, senza fornire però dettagli sulla distanza o sulla provenienza dell'apparecchio.
Attacchi sempre più vicini alla frontiera moldava
A rendere la situazione particolarmente delicata è la geografia. Una parte importante della regione ucraina di Odessa corre direttamente lungo il confine con la Repubblica Moldova.
Il 9 settembre un attacco con droni aveva colpito anche il punto di frontiera ucraino di Starokazacie, di fronte al valico moldavo di Tudora.
La Polizia di Frontiera moldava aveva riferito che la struttura ucraina era stata danneggiata e che le persone presenti nel punto di attraversamento erano state evacuate. Altre due piattaforme senza pilota erano cadute nelle vicinanze, sempre sul territorio ucraino.
Chișinău sposta il personale per 90 giorni
La crescente frequenza degli attacchi ha già prodotto una modifica concreta nell'organizzazione della frontiera.
Dal 12 settembre, alle ore 08:00, e per 90 giorni, la Moldavia ha disposto il rientro sul proprio territorio del personale della Polizia di Frontiera e del Servizio doganale che operava fisicamente in Ucraina nei punti di controllo congiunto.
La misura riguarda i valichi Giurgiulești–Reni, Briceni–Rossoșani e Criva–Mămăliga.
Le attività di controllo continueranno, ma il personale moldavo lavorerà nelle infrastrutture collocate sul proprio territorio anziché sul lato ucraino.
La guerra dei droni supera sempre più spesso i confini
Gli incidenti mostrano uno degli effetti più difficili da controllare della crescente guerra aerea tra Russia e Ucraina.
La grande quantità di droni utilizzati, la vicinanza degli obiettivi alla frontiera e le rotte percorse dagli apparecchi aumentano il rischio che velivoli o frammenti raggiungano territori di Paesi terzi.
La Moldavia ha denunciato ripetutamente le violazioni del proprio spazio aereo. La presidente Maia Sandu aveva già ricordato all'inizio di settembre che missili e droni collegati alla guerra sono entrati o caduti nel territorio moldavo, definendo questi episodi un richiamo alla necessità di rafforzare le capacità di difesa del Paese.
È importante precisarlo: la Repubblica Moldova non appartiene alla NATO e mantiene costituzionalmente uno status di neutralità. Gli sconfinamenti non attivano quindi i meccanismi di difesa collettiva dell'Alleanza. Il Paese confina però con la Romania, Stato membro della NATO e dell'Unione europea, e la sicurezza dello spazio aereo moldavo ha inevitabilmente una dimensione regionale.
La cronologia degli ultimi giorni
Due droni russi entrano nello spazio aereo moldavo. Uno cade nel Paese e provoca un incendio, il secondo prosegue verso la Romania. Lo spazio aereo viene temporaneamente chiuso.
Droni colpiscono il punto di frontiera ucraino di Starokazacie, davanti al valico moldavo di Tudora. L'infrastruttura viene danneggiata.
Entrano in vigore per 90 giorni le nuove misure di sicurezza per tre punti di controllo congiunto lungo la frontiera moldo-ucraina.
Un drone viene individuato nelle vicinanze del confine: la Moldavia chiude lo spazio aereo per quasi un'ora e sospende temporaneamente sette valichi.
Perché il rischio può aumentare
Mosca sta intensificando gli attacchi contro infrastrutture economiche, porti e vie logistiche ucraine. Molti di questi obiettivi si trovano nell'area meridionale del Paese e nella regione di Odessa.
Il 12 settembre i raid russi hanno ferito quasi 40 persone proprio nell'area di Odessa, mentre il ministero della Difesa russo ha rivendicato attacchi anche contro navi e infrastrutture portuali ucraine.
La vicinanza geografica rende quindi probabile che ogni nuova grande ondata di droni contro l'Ucraina meridionale venga seguita con particolare attenzione dalle autorità moldave.
Chiusure dello spazio aereo, sconfinamenti, resti di droni e attacchi a pochi chilometri dalla frontiera si stanno ripetendo. Per Chișinău il problema non è quindi più soltanto diplomatico: riguarda direttamente la sicurezza del traffico civile, delle frontiere e della popolazione.
Cosa succede adesso
La Moldavia continuerà a monitorare lo spazio aereo e la fascia di confine in stretto coordinamento tra Polizia di Frontiera, forze di sicurezza e autorità aeronautiche.
Sul piano operativo, la misura più concreta resta il trasferimento temporaneo sul territorio nazionale del personale impiegato nei tre valichi congiunti con l'Ucraina.
Il punto da osservare nelle prossime settimane sarà soprattutto la frequenza degli attacchi russi contro l'Ucraina meridionale. Più questi raid si avvicineranno alla frontiera, maggiore sarà il rischio di nuovi allarmi e nuove restrizioni nello spazio aereo moldavo.








