Roma, 17 Mar 2018 – (Pubblichiamo un estratto del seguente articolo da leggere nella sua completezza collegandosi al link indicato a fine paragrafo) – di Paolo Salvatore Orrù – Una sezione del tribunale civile di Roma ha autorizzato S.R., uno dei militari superstiti dei fatti di Nassiriya a procedere a un sequestro conservativo nei confronti dei beni di Bruno Stano, il generale che in quelle tragiche ore comandava la Brigata meccanizzata Sassari nella città irachena. Potranno essere confiscati beni mobili, immobili e somme dovute al reduce fino a 1.690 mila euro. Il 24 gennaio, la giudice Simona Sansa ha assegnato al sottoufficiale R.S. un termine di 60 giorni per introdurre il nuovo giudizio di merito. Il quantum risarcitorio è stato “personalizzato” in base al danno biologico, pari al 100/100, patito dall’ex carabiniere. E’ l’ultima drammatica puntata di quella che sarebbe dovuta essere una semplice missione di pace che invece in pochi attimi si era trasformata in una devastante giornata di guerra. Tutto succede in un attimo: alle 10:40 del 12 novembre 2003 un’autocisterna irrompe nella Base Maestrale di Nassiriya, una delle due sedi dell’Operazione Antica Babilonia (partecipano 3000 uomini, 400 dei quali appartenenti all’Arma dei Carabinieri). L’autocisterna esplode all’interno della base, provocando il crollo dell’edificio principale e danneggiando la palazzina del comando. Molti mezzi militari prendono fuoco. Brucia anche il deposito delle munizioni. A terra rimangono 28 morti, dei quali 19 italiani (e fra questi dodici carabinieri). Una strage. Com’è potuto avvenire tutto questo? Com’è possibile, si sono chiesti gli inquirenti, che un camion guidato da un ‘martire’ islamico abbia potuto percorrere così facilmente la strada che conduce all’avamposto italiano? A distanza di 15 anni, rimangono aperti molti interrogativi, sollevati soprattutto da chi è riuscito a scamparla. L’articolo completo prosegue qui >>> http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/nassiriya-stano-sequestro-conservativo/
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L'Iran offre agli Stati Uniti di riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco navale.



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