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Home Geopolitica & Esteri

Libano, Italia candidata a guidare nuova forza internazionale

Ufficio Stampa by Ufficio Stampa
Agosto 23, 2026
in Geopolitica & Esteri
0
Libano, Italia candidata a guidare nuova forza internazionaleImmagine AIForzeArmate.org
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Italia • Libano • Sicurezza internazionale
Il futuro del Sud del Libano dopo UNIFIL
ITALIA IN PRIMA LINEA POST-UNIFIL SCENARIO 2027
Libano, cresce l’ipotesi di una forza internazionale guidata dall’Italia dopo UNIFIL
Beirut guarda a Roma per il futuro della sicurezza nel Sud del Libano. Il governo libanese ha espresso apertamente l’auspicio che l’Italia possa avere un ruolo di primo piano, fino alla possibile guida di una forza internazionale alternativa a UNIFIL. Ma, ad oggi, struttura, comando e mandato del nuovo dispositivo non sono ancora stati definiti.
IN SINTESI Lo scenario in poche righe
UNIFIL fino al 31/12/2026 ritiro nel 2027 Italia candidata
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1
Il presidente libanese Joseph Aoun ha discusso con Giorgia Meloni il futuro del Sud del Libano dopo UNIFIL.
2
Il Libano ha manifestato disponibilità a una futura forza internazionale con partecipazione italiana ed europea; il ministro della Difesa libanese ha auspicato esplicitamente che possa essere guidata dall’Italia.
3
UNIFIL cesserà le operazioni il 31 dicembre 2026, ma il ritiro ordinato proseguirà durante il 2027.
4
Italia e Francia stanno già lavorando a una possibile coalizione post-UNIFIL, in coordinamento con Unione Europea e Nazioni Unite.
5
Al momento non esiste però un accordo definitivo su comando, mandato, Paesi partecipanti e regole operative della futura forza.
In breve: Roma è oggi uno dei principali interlocutori per il dopo-UNIFIL, ma parlare di una missione già affidata formalmente all’Italia sarebbe prematuro.
31 dicembre 2026
È la data in cui UNIFIL cesserà le operazioni operative previste dal mandato ONU.
Italia al centro
Beirut considera Roma un partner privilegiato per una futura presenza internazionale nel Sud del Libano.
Decisione ancora aperta
Nessun accordo definitivo è stato ancora raggiunto sulla futura forza, sul comando o sulle sue regole d’ingaggio.

L’Italia è diventata uno dei principali interlocutori del Libano per il futuro della sicurezza nel sud del Paese dopo UNIFIL. Il tema è stato al centro degli ultimi colloqui tra il presidente libanese Joseph Aoun e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre Beirut continua a spingere per evitare un vuoto di sicurezza una volta conclusa l’attuale missione delle Nazioni Unite.

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Il punto va però precisato: non risulta ancora formalmente deciso che l’Italia guiderà una nuova missione. Il presidente Aoun ha espresso il favore del Libano a una futura forza con partecipazione italiana ed europea; già a luglio il ministro della Difesa libanese Michel Menassa aveva dichiarato di auspicare una forza alternativa «guidata dall’Italia».

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IL PUNTO CHIAVE
Roma è quindi in una posizione politicamente molto forte per il dopo-UNIFIL, ma il progetto resta ancora in fase negoziale. Non sono stati definiti in modo definitivo il comando, il mandato internazionale, i Paesi partecipanti né le regole operative.

UNIFIL non “sparirà” il 31 dicembre

La risoluzione 2790 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha stabilito l’ultima estensione del mandato di UNIFIL fino al 31 dicembre 2026. Da quella data la missione dovrà cessare le operazioni e iniziare un ritiro ordinato e sicuro del personale, da completare nell’arco del 2027.

Questo significa che non ci sarà necessariamente un passaggio immediato da UNIFIL a una nuova forza il 1° gennaio 2027. La fase di transizione sarà uno degli aspetti più delicati da gestire, soprattutto per evitare che nel Sud del Libano si crei un vuoto di sicurezza.

Perché Beirut guarda proprio all’Italia

L’Italia ha una presenza storica e molto significativa in UNIFIL. Alla data del 19 agosto 2026, il contingente italiano contava 738 peacekeeper, uno dei contributi nazionali più consistenti alla missione. Inoltre, UNIFIL è attualmente guidata dal generale italiano Diodato Abagnara.

Roma dispone quindi di esperienza operativa, conoscenza del territorio e rapporti consolidati con le Forze armate libanesi. È anche per questo che il Libano considera l’Italia uno degli attori europei più credibili per contribuire alla futura architettura di sicurezza nel sud del Paese.

Italia e Francia lavorano già al “dopo UNIFIL”

L’ipotesi non nasce soltanto da Beirut. Già il 25 giugno il presidente francese Emmanuel Macron aveva annunciato, insieme a Giorgia Meloni, l’intenzione di lavorare a una coalizione per un meccanismo post-UNIFIL, in collaborazione con Unione Europea e Nazioni Unite.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sovranità dello Stato libanese ed evitare che il suo territorio possa tornare a diventare il punto di partenza di una nuova escalation regionale.

Le “aree pilota” e il nodo Hezbollah

Il progetto si intreccia anche con l’accordo quadro tra Libano e Israele e con le cosiddette aree pilota. In queste zone le Forze armate libanesi stanno progressivamente assumendo il controllo del territorio e lavorando all’obiettivo di eliminare la presenza armata non statale. La Farnesina ha confermato in agosto i primi risultati ottenuti nelle aree di Froun-Srifa e Western Zawtar.

Il tema del disarmo di Hezbollah resta però estremamente sensibile. Israele sostiene che qualsiasi futura missione internazionale avrebbe senso soltanto con un mandato sufficientemente forte da intervenire sulle infrastrutture militari del movimento sciita.

La cronologia del progetto

28 AGOSTO 2025 • COMPLETATO
Ultima proroga di UNIFIL
Il Consiglio di Sicurezza approva la risoluzione 2790, fissando l’ultima estensione fino al 31 dicembre 2026.
25 GIUGNO 2026 • IN CORSO
Italia e Francia lanciano l’idea post-UNIFIL
Meloni e Macron annunciano il lavoro su una coalizione internazionale per evitare un vuoto di sicurezza.
LUGLIO-AGOSTO 2026 • IN CORSO
Beirut spinge sul ruolo italiano
Il ministro della Difesa libanese auspica una forza guidata dall’Italia; Joseph Aoun intensifica i contatti con Roma.
31 DICEMBRE 2026 • PREVISTO
UNIFIL cessa le operazioni
Da questa data inizierà il ritiro ordinato della missione ONU.
2027 • DA DEFINIRE
Possibile nuovo dispositivo internazionale
Struttura, comando, mandato e Paesi partecipanti restano ancora oggetto di negoziato.
COSA NON È ANCORA DECISO
La visita di Joseph Aoun in Italia non ha prodotto un accordo definitivo. Fonti libanesi hanno confermato che Roma ha espresso disponibilità ad aiutare, ma restano aperte questioni essenziali: chi guiderà la forza, con quale mandato, sotto quale cornice internazionale e con quali Paesi partecipanti.

Il ruolo dell’Italia potrebbe essere decisivo

Il quadro che emerge è quindi quello di una trattativa ancora aperta, ma con l’Italia in posizione centrale. Roma è già fortemente presente sul terreno, mantiene rapporti stretti con Beirut e partecipa direttamente ai negoziati politici tra Libano e Israele.

Il vero passaggio decisivo sarà trasformare questa disponibilità politica in un progetto operativo condiviso. Prima di parlare di una nuova missione a guida italiana serviranno un accordo sul mandato, il consenso dei Paesi interessati e una chiara definizione del rapporto con le Forze armate libanesi e con il processo di sicurezza lungo la Blue Line.

AGGIORNAMENTO • 23 AGOSTO 2026
L’elemento più recente è il forte attivismo diplomatico tra Beirut e Roma. Joseph Aoun ha discusso direttamente con Giorgia Meloni del futuro post-UNIFIL, mentre il governo italiano ha confermato il proprio sostegno alla sovranità libanese e alla gestione della fase di ritiro della missione ONU. Al momento, però, non esiste ancora un accordo formale che assegni all’Italia il comando di una nuova forza internazionale.

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Fonti consultate per questo articolo: Al‑Sharq, annahar.com.

Approfondimenti

Questa prospettiva di leadership italiana nella nuova forza internazionale in Libano apre diverse considerazioni strategiche e operative.

Il Ruolo dell’Italia nella Stabilità Regionale

L’Italia, con la sua lunga tradizione di partecipazione a missioni di pace, è vista come un partner affidabile per guidare una forza internazionale in Libano. La partecipazione italiana non solo rafforzerebbe la stabilità nel sud del Libano, ma contribuirebbe anche a mantenere un equilibrio di potere nella regione. La presenza di una forza internazionale guidata dall’Italia potrebbe fungere da deterrente contro eventuali escalation di tensioni, garantendo al contempo il supporto necessario alle Forze armate libanesi. Questo impegno si inserisce in un contesto più ampio di cooperazione europea, dove l’Italia, insieme a Francia e Germania, gioca un ruolo chiave nel promuovere la sicurezza e la stabilità nel Mediterraneo orientale.

Implicazioni Politiche e Diplomatiche

La candidatura dell’Italia a guidare una forza internazionale in Libano ha anche significative implicazioni politiche e diplomatiche. Rafforzare la presenza italiana in Libano potrebbe migliorare le relazioni bilaterali tra i due Paesi, aprendo nuove opportunità di cooperazione in vari settori. Inoltre, l’Italia potrebbe consolidare la sua posizione come mediatore influente nel contesto delle relazioni euro-mediterranee. La proposta di una coalizione internazionale, sostenuta da leader come Giorgia Meloni e Emmanuel Macron, sottolinea l’importanza di un approccio coordinato e multilaterale per affrontare le sfide di sicurezza nella regione. Tuttavia, il successo di questa iniziativa dipenderà dalla capacità di negoziare un mandato ONU chiaro e condiviso, che tenga conto delle esigenze di tutte le parti coinvolte.

Prospettive Future e Sfide Operative

Guardando al futuro, l’Italia dovrà affrontare diverse sfide operative per garantire il successo della missione in Libano. Tra queste, la necessità di coordinare le operazioni con le autorità libanesi e altri attori internazionali, nonché di gestire le dinamiche locali complesse, come il disarmo di gruppi armati nelle aree sperimentali. Inoltre, sarà cruciale definire chiaramente i compiti e le responsabilità della forza internazionale per evitare sovrapposizioni con altre iniziative di sicurezza nella regione. La capacità dell’Italia di adattarsi a queste sfide determinerà in gran parte l’efficacia della sua leadership nella forza internazionale in Libano, contribuendo a lungo termine alla stabilità e alla sicurezza del Paese.

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Tags: forza internazionaleitaliaLibanoUnifil
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