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Perché sono stati revocati i domiciliari
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Misura aggravata
Dagli arresti domiciliari al carcere. Mario Adinolfi, giornalista, ex parlamentare e leader del Popolo della Famiglia, è stato trasferito in carcere nella mattinata di lunedì 21 settembre dopo l'aggravamento della misura cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari di Roma.
Alla base del nuovo provvedimento c'è la contestata violazione reiterata delle prescrizioni alle quali Adinolfi era sottoposto dopo l'arresto dell'8 luglio.
In particolare, gli era stato vietato di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per le comunicazioni con il proprio difensore.
Il Gip aggrava la misura cautelare
Il provvedimento è stato eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della Procura della Repubblica.
Adinolfi era sottoposto agli arresti domiciliari da oltre due mesi. La misura originaria prevedeva però una prescrizione particolarmente precisa: non utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, ad eccezione dei contatti necessari con il proprio avvocato.
Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni della misura, la Procura ha chiesto l'aggravamento della custodia cautelare contestando la reiterata violazione del divieto di utilizzare telefoni, computer e strumenti telematici.
Il giudice ha quindi sostituito i domiciliari con una misura più restrittiva, disponendo la custodia cautelare in carcere.
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Il dato che emerge con maggiore evidenza dal nuovo provvedimento riguarda il numero delle pubblicazioni effettuate durante il periodo trascorso agli arresti domiciliari.
La contestazione non riguarda quindi un singolo episodio occasionale. Nella misura viene descritta una condotta che sarebbe avvenuta con cadenza quotidiana.
È questo elemento, insieme alla natura della prescrizione già imposta, ad aver portato la Procura a chiedere l'aggravamento della misura cautelare.
Adinolfi: «Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook»
La notizia del trasferimento è stata resa pubblica dallo stesso Adinolfi attraverso il proprio profilo Facebook.
Adinolfi ha presentato quindi la vicenda come una conseguenza della propria attività di pubblicazione online.
Dal punto di vista giudiziario, tuttavia, il motivo indicato nel provvedimento è differente e più specifico: la violazione di un divieto già contenuto nell'ordinanza che disciplinava gli arresti domiciliari.
La distinzione è importante: non viene contestato il semplice fatto di esprimersi sui social in quanto tale, ma l'utilizzo di strumenti informatici che, secondo l'ordinanza cautelare, Adinolfi non avrebbe dovuto utilizzare salvo che per comunicare con il difensore.
Il trasferimento a Regina Coeli
Dopo l'emissione della nuova ordinanza, i militari della Guardia di Finanza hanno eseguito il provvedimento nella mattinata del 21 settembre.
Secondo quanto riportato dalla stampa, Adinolfi è stato condotto nel carcere romano di Regina Coeli.
Il trasferimento rappresenta quindi un aggravamento della misura cautelare già in essere e non una nuova condanna relativa ai fatti oggetto dell'indagine principale.
L'inchiesta iniziata a luglio
Mario Adinolfi era stato posto agli arresti domiciliari l'8 luglio 2026 nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura di Roma e condotta dalla Guardia di Finanza.
Al centro delle indagini vi è il progetto denominato “Scommessa Collettiva”, presentato come un sistema di partecipazione a scommesse sportive attraverso un gruppo di investitori.
Le indagini sono partite da denunce e querele di persone che avrebbero affidato somme di denaro nella convinzione di partecipare al progetto e ottenere i rendimenti prospettati.
Che cos'era la “Scommessa Collettiva”
Secondo la ricostruzione investigativa, il progetto veniva promosso anche attraverso i social network e avrebbe raccolto l'adesione di numerose persone.
Agli aderenti sarebbero stati prospettati rendimenti collegati a strategie di scommessa e all'acquisto di quote di partecipazione.
Alcune persone avrebbero affidato somme particolarmente elevate e successivamente presentato denuncia sostenendo di non aver ottenuto, in tutto o in parte, la restituzione del denaro o la remunerazione prospettata.
Si tratta della ricostruzione accusatoria, che dovrà essere sottoposta alle verifiche previste dal procedimento giudiziario.
Adinolfi aveva già respinto le accuse
Nel corso dell'interrogatorio successivo all'arresto di luglio, Adinolfi aveva respinto le contestazioni e sostenuto la legittimità della propria attività.
Aveva inoltre affermato che numerosi partecipanti alla “Scommessa Collettiva” avrebbero ottenuto guadagni e contestato la ricostruzione degli inquirenti.
Il procedimento penale sul merito delle accuse resta quindi distinto dalla vicenda che ha provocato il passaggio dai domiciliari al carcere.
Le accuse formulate nell'indagine devono essere accertate nel processo e Mario Adinolfi deve essere considerato non colpevole fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
Il provvedimento del 21 settembre riguarda l'aggravamento della misura cautelare e la contestata violazione delle prescrizioni dei domiciliari, non una decisione definitiva sulla responsabilità per i reati oggetto dell'inchiesta principale.
Le tappe della vicenda
Perché la vicenda dei social è decisiva
Il nuovo capitolo giudiziario ruota dunque intorno al rapporto tra la libertà di comunicazione e le specifiche prescrizioni connesse a una misura cautelare.
Nel caso di Adinolfi, il giudice aveva imposto un divieto esplicito sull'utilizzo dei dispositivi telematici, consentendone l'impiego soltanto per i rapporti con il difensore.
Secondo l'accusa, le numerose pubblicazioni online avrebbero dimostrato una violazione sistematica di quella prescrizione. È su questo presupposto che è stato disposto il passaggio a una misura più restrittiva.
Il punto centrale della vicenda del 21 settembre è quindi questo: 72 contenuti online indicati nel provvedimento e una prescrizione giudiziaria che vietava l'utilizzo degli strumenti telematici. Da questa contestazione nasce l'aggravamento della misura cautelare.







