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Home Attualità

Mario Adinolfi trasferito in carcere: contestati 49 articoli e 23 post pubblicati durante i domiciliari

Ufficio Stampa by Ufficio Stampa
Settembre 21, 2026
in Attualità, Cronaca
0
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Crediti immagine: immagine non di proprietà della redazione. Fonte: i2.res.24o.it. Utilizzo nel rispetto dei termini della fonte/licenza.
IN SINTESI Perché sono stati revocati i domiciliari
49 articoli 23 post Facebook Misura aggravata
1
Mario Adinolfi è stato trasferito in carcere il 21 settembre 2026 dopo l'aggravamento della misura cautelare disposta dal Gip di Roma.
2
Adinolfi si trovava agli arresti domiciliari dall'8 luglio nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta “Scommessa Collettiva”.
3
Tra le prescrizioni imposte figurava il divieto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, salvo per i contatti con il proprio difensore.
4
Secondo il provvedimento, durante i domiciliari sarebbero stati pubblicati a suo nome 49 articoli sul blog e 23 post sul profilo Facebook.
5
Adinolfi ha contestato pubblicamente la decisione, sostenendo di essere stato portato in carcere perché continuava a scrivere su Facebook.
In breve: il passaggio dai domiciliari al carcere non deriva semplicemente dall'utilizzo di Facebook, ma dalla contestata violazione reiterata di una specifica prescrizione contenuta nella precedente ordinanza cautelare.
CRONACA GIUDIZIARIA • ROMA

Dagli arresti domiciliari al carcere. Mario Adinolfi, giornalista, ex parlamentare e leader del Popolo della Famiglia, è stato trasferito in carcere nella mattinata di lunedì 21 settembre dopo l'aggravamento della misura cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari di Roma.

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Alla base del nuovo provvedimento c'è la contestata violazione reiterata delle prescrizioni alle quali Adinolfi era sottoposto dopo l'arresto dell'8 luglio.

In particolare, gli era stato vietato di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per le comunicazioni con il proprio difensore.

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49
Gli articoli che, secondo il provvedimento, sarebbero stati pubblicati a sua firma sul blog durante i domiciliari.
23
I post contestati sul profilo Facebook di Mario Adinolfi.
72
Il totale dei contenuti online indicati nelle ricostruzioni del provvedimento.

Il Gip aggrava la misura cautelare

Il provvedimento è stato eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della Procura della Repubblica.

Adinolfi era sottoposto agli arresti domiciliari da oltre due mesi. La misura originaria prevedeva però una prescrizione particolarmente precisa: non utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, ad eccezione dei contatti necessari con il proprio avvocato.

IL PUNTO CENTRALE DEL PROVVEDIMENTO
Contestata una violazione reiterata delle prescrizioni

Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni della misura, la Procura ha chiesto l'aggravamento della custodia cautelare contestando la reiterata violazione del divieto di utilizzare telefoni, computer e strumenti telematici.

Il giudice ha quindi sostituito i domiciliari con una misura più restrittiva, disponendo la custodia cautelare in carcere.

49 articoli sul blog e 23 post su Facebook

Il dato che emerge con maggiore evidenza dal nuovo provvedimento riguarda il numero delle pubblicazioni effettuate durante il periodo trascorso agli arresti domiciliari.

49
Articoli sul blog
Secondo l'ordinanza risultano pubblicati a firma di Adinolfi sul suo spazio online.
23
Post su Facebook
I contenuti indicati nel provvedimento come pubblicati sul profilo social durante i domiciliari.

La contestazione non riguarda quindi un singolo episodio occasionale. Nella misura viene descritta una condotta che sarebbe avvenuta con cadenza quotidiana.

È questo elemento, insieme alla natura della prescrizione già imposta, ad aver portato la Procura a chiedere l'aggravamento della misura cautelare.

Adinolfi: «Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook»

La notizia del trasferimento è stata resa pubblica dallo stesso Adinolfi attraverso il proprio profilo Facebook.

“
Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook.
Mario Adinolfi • messaggio pubblicato sui social

Adinolfi ha presentato quindi la vicenda come una conseguenza della propria attività di pubblicazione online.

Dal punto di vista giudiziario, tuttavia, il motivo indicato nel provvedimento è differente e più specifico: la violazione di un divieto già contenuto nell'ordinanza che disciplinava gli arresti domiciliari.

La distinzione è importante: non viene contestato il semplice fatto di esprimersi sui social in quanto tale, ma l'utilizzo di strumenti informatici che, secondo l'ordinanza cautelare, Adinolfi non avrebbe dovuto utilizzare salvo che per comunicare con il difensore.

Il trasferimento a Regina Coeli

Dopo l'emissione della nuova ordinanza, i militari della Guardia di Finanza hanno eseguito il provvedimento nella mattinata del 21 settembre.

Secondo quanto riportato dalla stampa, Adinolfi è stato condotto nel carcere romano di Regina Coeli.

Il trasferimento rappresenta quindi un aggravamento della misura cautelare già in essere e non una nuova condanna relativa ai fatti oggetto dell'indagine principale.

L'inchiesta iniziata a luglio

Mario Adinolfi era stato posto agli arresti domiciliari l'8 luglio 2026 nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura di Roma e condotta dalla Guardia di Finanza.

Al centro delle indagini vi è il progetto denominato “Scommessa Collettiva”, presentato come un sistema di partecipazione a scommesse sportive attraverso un gruppo di investitori.

Le indagini sono partite da denunce e querele di persone che avrebbero affidato somme di denaro nella convinzione di partecipare al progetto e ottenere i rendimenti prospettati.

01
Truffa aggravata e continuata
È una delle principali ipotesi di reato formulate nell'inchiesta della Procura di Roma.
02
Raccolta del risparmio
Gli investigatori contestano anche profili relativi all'esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio.
03
Abusivismo finanziario
Tra le contestazioni riportate nelle ricostruzioni dell'indagine figurano anche ipotesi relative all'attività finanziaria esercitata senza autorizzazione.
04
Profili fiscali
L'inchiesta comprende inoltre contestazioni relative alla dichiarazione dei redditi e agli obblighi fiscali.

Che cos'era la “Scommessa Collettiva”

Secondo la ricostruzione investigativa, il progetto veniva promosso anche attraverso i social network e avrebbe raccolto l'adesione di numerose persone.

Agli aderenti sarebbero stati prospettati rendimenti collegati a strategie di scommessa e all'acquisto di quote di partecipazione.

Alcune persone avrebbero affidato somme particolarmente elevate e successivamente presentato denuncia sostenendo di non aver ottenuto, in tutto o in parte, la restituzione del denaro o la remunerazione prospettata.

Si tratta della ricostruzione accusatoria, che dovrà essere sottoposta alle verifiche previste dal procedimento giudiziario.

Adinolfi aveva già respinto le accuse

Nel corso dell'interrogatorio successivo all'arresto di luglio, Adinolfi aveva respinto le contestazioni e sostenuto la legittimità della propria attività.

Aveva inoltre affermato che numerosi partecipanti alla “Scommessa Collettiva” avrebbero ottenuto guadagni e contestato la ricostruzione degli inquirenti.

Il procedimento penale sul merito delle accuse resta quindi distinto dalla vicenda che ha provocato il passaggio dai domiciliari al carcere.

GARANZIE PROCESSUALI
La misura cautelare non equivale a una condanna

Le accuse formulate nell'indagine devono essere accertate nel processo e Mario Adinolfi deve essere considerato non colpevole fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

Il provvedimento del 21 settembre riguarda l'aggravamento della misura cautelare e la contestata violazione delle prescrizioni dei domiciliari, non una decisione definitiva sulla responsabilità per i reati oggetto dell'inchiesta principale.

Le tappe della vicenda

8 LUGLIO
Arresti domiciliari Adinolfi viene sottoposto alla misura cautelare nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma sulla “Scommessa Collettiva”.
LUGLIO–SETTEMBRE
Le pubblicazioni online Secondo il nuovo provvedimento vengono pubblicati 49 articoli a sua firma sul blog e 23 post sul profilo Facebook.
21 SETTEMBRE
Aggravamento della misura Il Gip dispone il passaggio dagli arresti domiciliari alla custodia cautelare in carcere.
21 SETTEMBRE
Trasferimento in carcere La Guardia di Finanza esegue il provvedimento. Secondo le ricostruzioni della stampa, Adinolfi viene condotto a Regina Coeli.

Perché la vicenda dei social è decisiva

Il nuovo capitolo giudiziario ruota dunque intorno al rapporto tra la libertà di comunicazione e le specifiche prescrizioni connesse a una misura cautelare.

Nel caso di Adinolfi, il giudice aveva imposto un divieto esplicito sull'utilizzo dei dispositivi telematici, consentendone l'impiego soltanto per i rapporti con il difensore.

Secondo l'accusa, le numerose pubblicazioni online avrebbero dimostrato una violazione sistematica di quella prescrizione. È su questo presupposto che è stato disposto il passaggio a una misura più restrittiva.

Il punto centrale della vicenda del 21 settembre è quindi questo: 72 contenuti online indicati nel provvedimento e una prescrizione giudiziaria che vietava l'utilizzo degli strumenti telematici. Da questa contestazione nasce l'aggravamento della misura cautelare.

Fonti consultate per l'articolo
RaiNews ↗
Aggravamento della misura cautelare, contenuto della prescrizione e dati sui 49 articoli e 23 post pubblicati durante i domiciliari.
Sky TG24 ↗
Ricostruzione del trasferimento in carcere, dichiarazioni pubblicate da Adinolfi e motivazioni dell'aggravamento della misura.
la Repubblica — Roma ↗
Trasferimento a Regina Coeli, prescrizioni dei domiciliari e ricostruzione del provvedimento del Gip.
RaiNews — inchiesta dell'8 luglio ↗
Origine dell'indagine, vicenda della “Scommessa Collettiva”, arresti domiciliari e contestazioni formulate dalla Procura.
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