Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato per venerdì 13 marzo 2026 il Consiglio Supremo di Difesa per discutere della crisi in Medio Oriente. L’appuntamento vedrà la partecipazione del capo del governo Giorgia Meloni, di alcuni ministri chiave e del capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano. La decisione arriva in un contesto di forte instabilità regionale, segnata da intensi bombardamenti sull’Iran e da attacchi missilistici iraniani verso i paesi del Golfo, inclusi Emirati Arabi Uniti e Bahrein.
La situazione dei militari italiani all’estero risulta particolarmente delicata. Le nostre forze sono presenti in teatri critici come il Libano, dove nuovi raid israeliani sul sud e sull’est del paese hanno causato numerose vittime e significativi sfollamenti in una settimana. Nel Golfo Persico, il conflitto ha bloccato diverse centinaia di navi, con impatti diretti sulle importazioni energetiche italiane, pari al 13% del totale nel 2025. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha condotto colloqui telefonici oggi con omologhi saudita e indiano, ribadendo l’impegno per la de-escalation e il sostegno a una risoluzione Onu proposta dal Bahrein contro gli attacchi iraniani.
Le dichiarazioni di Donald Trump, che ha annunciato di aver colpito numerosi obiettivi iraniani e danneggiato gran parte degli impianti missilistici, alimentano le preoccupazioni. Teheran risponde con fermezza, promettendo di combattere fino alla fine. La Turchia ha schierato sistemi Patriot per intercettare missili, mentre la Nato ha rilevato minacce sulla rotta turca. In questo quadro, il Consiglio Supremo di Difesa rappresenta un passo cruciale per valutare le implicazioni sulle missioni italiane all’estero e definire la posizione nazionale.
Parallelamente, emergono casi di connazionali bloccati in Qatar a causa degli attacchi, come tre cittadini di Ginosa rientrati oggi dopo giorni di attesa, con il supporto sollecitato alla Farnesina. La mobilitazione istituzionale italiana mira a proteggere il personale militare e civile presente nelle zone calde, garantendo sicurezza e continuità operativa.
Le tensioni nel Golfo e in Libano mettono alla prova la resilienza delle nostre contingenti, con rischi crescenti per le truppe dislocate in contesti operativi complessi. Ulteriori aggiornamenti attendono l’intervento di Meloni in Parlamento domani.












