Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la guerra con l’Iran è praticamente finita, aprendo la fase della ricostruzione di un nuovo paese. L’annuncio è arrivato il 10 marzo 2026, in un contesto di persistenti tensioni nel Golfo Persico. I pozzi petroliferi colpiti dai missili e le navi bloccate continuano a spingere i prezzi del greggio oltre i 100 dollari al barile, con il Brent in forte rialzo.
In Europa, i leader si riuniscono in un vertice d’emergenza per affrontare l’impatto della crisi, entrata nel decimo giorno. L’Ue si trova messa alla prova dai rincari energetici, con il presidente dell’Eurogruppo che evidenzia le difficoltà per i paesi membri. In Italia, il governo valuta misure per la sicurezza energetica, mentre il prezzo del petrolio minaccia la stabilità economica.
Parallelamente, Mojtaba Khamenei è stato nominato nuova Guida suprema dell’Iran, in un passaggio di testimone che complica gli scenari mediorientali. La Russia, meanwhile, ha lanciato missili contro la rete trasporti ucraina, aggiungendo instabilità al quadro globale.
I mercati reagiscono con volatilità: code ai distributori in Cina e timori di carenze in vari paesi. L’Onu avverte di gravi conseguenze ambientali dai danni ai siti petroliferi. In questo scenario, l’Europa rafforza lo scudo difensivo intorno a Cipro, con Macron e Mitsotakis pronti a incontrarsi.
La dichiarazione di Trump segna un potenziale turning point, ma i segnali di escalation persistono, con il petrolio che non accenna a scendere. Le borse europee monitorano l’evoluzione, mentre l’Italia affronta il rischio recessione.









