Mentre il governo italiano si appresta a partecipare al vertice NATO di Ankara, l’attenzione si concentra su un concetto di sicurezza che va oltre la semplice difesa militare. Secondo un’analisi di Zetatielle, l’Italia rivendica una spesa complessiva per la sicurezza pari al 2,8% del PIL. Di questo, il 2,09% è destinato alle spese “core” per la difesa, mentre lo 0,71% copre un nuovo perimetro di sicurezza che include infrastrutture critiche, sicurezza energetica, cybersicurezza, tutela delle catene di approvvigionamento, protezione delle frontiere e risposta alle emergenze.
Roma ha segnalato circa 15 miliardi di euro destinati specificamente alla sicurezza energetica, alla cybersicurezza e alla protezione delle frontiere. Questo importo è classificato nel nuovo concetto di sicurezza legato all’obiettivo del 5%. L’intento politico è di evitare che il summit venga percepito come una semplice “corsa agli armamenti”, spostando l’attenzione su una nozione più ampia di sicurezza.
Nonostante l’importanza di questi preparativi, nelle ultime 48 ore non sono emerse inchieste giornalistiche o scandali politico-giudiziari legati alla riclassificazione dei fondi. Resta da vedere come verrà accolto questo approccio durante il summit.









