IN SINTESI
Come funziona il Bonus Giorgetti
8,80% in busta paga
Somma non tassata
Domanda all'INPS
Un possibile incremento immediato della busta paga per il personale che, pur avendo raggiunto un'elevatissima anzianità contributiva, sceglie di rimanere in servizio anziché andare in pensione.
È il cosiddetto Bonus Giorgetti, l'incentivo al posticipo del pensionamento prorogato dalla Legge di Bilancio 2026 e finito ora direttamente sul tavolo del comparto Difesa e Sicurezza.
Il 23 settembre, presso il Centro Unico Stipendiale Interforze (CUSI), si è infatti svolta una riunione dedicata proprio alle indicazioni fornite dall'INPS e alle possibili ricadute della misura sul personale in uniforme.
Il vertice al Centro Unico Stipendiale Interforze
Alla riunione informativa hanno partecipato rappresentanti dell'Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria, insieme alla Direzione Generale della Previdenza Militare e della Leva e ai Centri Pensionistici delle Forze Armate.
L'obiettivo è stato valutare la portata dell'incentivo al posticipo del pensionamento con particolare riferimento al personale del comparto Sicurezza e Difesa.
A dare rilievo alla riunione è lo stesso Stato Maggiore della Difesa, che ha pubblicato il resoconto dell'incontro richiamando espressamente il cosiddetto Bonus Giorgetti e le indicazioni fornite dall'INPS.
Chi può chiedere il Bonus Giorgetti nel 2026
La Legge di Bilancio 2026 ha prorogato l'incentivo per i lavoratori dipendenti che maturano entro il 31 dicembre 2026 i requisiti della pensione anticipata ordinaria e scelgono di continuare a lavorare.
La misura riguarda i lavoratori iscritti all'Assicurazione Generale Obbligatoria oppure alle forme sostitutive ed esclusive della stessa.
Per il personale militare e delle Forze di polizia è fondamentale una precisazione: non è sufficiente avere raggiunto uno dei requisiti pensionistici speciali previsti per il comparto. Il Bonus Giorgetti 2026 è collegato ai requisiti della pensione anticipata ordinaria previsti dall'articolo 24, comma 10, del D.L. 201/2011.
Come nasce l'aumento in busta paga
Il meccanismo è relativamente semplice.
Normalmente sullo stipendio del dipendente viene trattenuta una quota destinata alla contribuzione previdenziale per Invalidità, Vecchiaia e Superstiti — IVS.
Chi accede al Bonus Giorgetti può scegliere di rinunciare all'accredito di quella quota contributiva a proprio carico.
Per il personale interessato la quota contributiva indicata dal Centro Unico Stipendiale Interforze è pari all'8,80% della retribuzione soggetta a contribuzione.
Invece di essere versata alla previdenza, la stessa somma viene corrisposta direttamente al lavoratore attraverso lo stipendio.
Il vantaggio è ulteriormente rafforzato dal fatto che l'importo erogato attraverso l'incentivo non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini fiscali.
Quanto si può ottenere? Alcuni esempi
L'importo effettivo dipende dalla retribuzione pensionabile e dalla posizione contributiva individuale. A titolo puramente indicativo, applicando l'aliquota dell'8,80% si ottengono i seguenti valori mensili.
Gli esempi non rappresentano una simulazione individuale né l'importo garantito a ciascun dipendente: la base contributiva può infatti non coincidere con il totale lordo visibile in busta paga.
Per le retribuzioni più alte può aggiungersi un altro 1%
Lo Stato Maggiore della Difesa specifica che alla quota dell'8,80% può aggiungersi anche l'eventuale contributo IVS aggiuntivo dell'1%.
Per il 2026 la prima fascia di retribuzione pensionabile è fissata dall'INPS a 56.224 euro annui. Sulla parte di retribuzione che supera tale limite può trovare applicazione il contributo aggiuntivo.
Questo non significa che tutti possano ottenere il 9,80% sull'intero stipendio: l'eventuale 1% aggiuntivo riguarda esclusivamente la quota di retribuzione eccedente il limite previsto dalla normativa.
Le somme del bonus non vengono tassate
Uno degli aspetti economicamente più rilevanti riguarda il trattamento fiscale.
L'INPS ha chiarito che gli importi corrispondenti alla quota contributiva rinunciata vengono versati direttamente al dipendente e non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente ai fini fiscali.
La somma trasferita in busta paga non subisce quindi l'ordinaria imposizione IRPEF prevista sulla retribuzione.
Non è però denaro “gratis”: cambia la contribuzione futura
Il Bonus Giorgetti nasce da una scelta precisa: rinunciare alla propria quota contributiva per riceverla immediatamente nello stipendio.
Il datore di lavoro continua invece a versare la contribuzione previdenziale di propria competenza.
Per le quote di pensione calcolate con il sistema contributivo, l'INPS chiarisce che durante la fruizione dell'incentivo il montante viene alimentato utilizzando l'aliquota contributiva rimasta a carico del datore di lavoro.
In sostanza, il lavoratore ottiene un netto mensile maggiore, ma rinuncia all'accredito della propria quota contributiva per il periodo durante il quale utilizza l'incentivo.
Per le quote calcolate con il sistema retributivo, invece, l'INPS precisa che il bonus non modifica la retribuzione pensionabile utilizzata nel calcolo.
Prima di aderire è quindi opportuno confrontare il vantaggio economico immediato in busta paga con l'effetto che la minore contribuzione può determinare sulla quota contributiva della futura pensione.
La quota dell'Amministrazione continua a essere versata
La scelta del lavoratore non interrompe completamente i versamenti previdenziali.
L'Amministrazione resta infatti tenuta a versare la propria quota contributiva. L'esonero riguarda esclusivamente i contributi IVS a carico del dipendente che ha esercitato la facoltà.
Come si richiede il Bonus Giorgetti
Il beneficio non parte automaticamente con la maturazione dell'anzianità contributiva.
L'INPS dispone ordinariamente di 30 giorni per verificare il possesso dei requisiti e comunicare l'esito.
Solo successivamente all'autorizzazione l'Amministrazione può applicare correttamente l'incentivo in busta paga.
Da quando decorre il beneficio
La decorrenza dipende dal momento in cui viene presentata la domanda e dalla prima data utile per il pensionamento.
Se la rinuncia alla contribuzione viene esercitata prima della prima decorrenza utile della pensione anticipata, il beneficio opera a partire da quella data.
Se invece la scelta viene effettuata successivamente, l'esonero può decorrere dal primo giorno del mese successivo alla richiesta, secondo le regole indicate dall'INPS.
Quando finisce il bonus
L'incentivo non può essere percepito indefinitamente.
Cessa quando il lavoratore:
Perché il vertice del CUSI è importante per militari e poliziotti
Il tema presenta caratteristiche particolari per il comparto Difesa-Sicurezza, nel quale esistono regole pensionistiche speciali, limiti ordinamentali e differenti modalità di cessazione dal servizio.
Proprio per questo il confronto del 23 settembre ha riunito gli organismi stipendiali e pensionistici delle diverse amministrazioni.
Il comunicato dello Stato Maggiore della Difesa parla infatti di una riunione finalizzata a valutare la portata dell'istituto “con particolare riferimento al personale del Comparto Sicurezza e Difesa”.
Il vertice rappresenta quindi un passaggio concreto verso la definizione dell'applicazione della misura al personale interessato. Non significa però che tutti i militari o tutti gli appartenenti alle Forze di polizia prossimi alla pensione abbiano automaticamente diritto al bonus. Occorre verificare individualmente anzianità contributiva, gestione previdenziale, permanenza in servizio e requisiti richiesti dalla norma.
Un aumento immediato da valutare caso per caso
Per chi possiede i requisiti, il Bonus Giorgetti può produrre un aumento mensile significativo del netto disponibile.
Una quota pari all'8,80% della retribuzione contributiva, non sottoposta a IRPEF, può infatti tradursi in diverse centinaia di euro al mese per il periodo di permanenza volontaria in servizio.
Non è però una nuova indennità né un aumento contrattuale: è lo spostamento dalla previdenza alla busta paga della contribuzione che sarebbe normalmente trattenuta al lavoratore.
La convenienza deve quindi essere valutata individualmente, tenendo insieme importo dello stipendio, periodo di permanenza in servizio, sistema di calcolo della pensione e futura posizione previdenziale.









