I carabinieri hanno condotto l’operazione Libeccio nella mattinata del 10 marzo 2026, portando all’arresto di 19 persone indagate per associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina impropria, traffico di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso e accesso abusivo a sistemi di comunicazione da parte di detenuti. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha disposto 18 arresti in carcere e uno ai domiciliari.
Le indagini hanno colpito le cosche Arena, Manfredi e Gentile, con provvedimenti eseguiti principalmente a Crotone e Isola di Capo Rizzuto. Le catture si sono estese anche alle carceri di Tolmezzo in provincia di Udine, Spoleto in provincia di Perugia, Cassino nel Frusinate, Napoli Secondigliano e Catanzaro Siano. L’operazione ha coinvolto il Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale di Crotone, il Reparto anticrimine di Catanzaro del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, la Sezione operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Crotone.
Hanno fornito supporto i Comandi provinciali di Cosenza e Catanzaro, il Nucleo Cinofili, l’ottavo Nucleo elicotteri e lo Squadrone eliportato Cacciatori di Vibo Valentia. Questa azione rappresenta un duro colpo alle attività criminali della ‘ndrangheta nel territorio crotonese, con accuse che spaziano dal controllo estorsivo su attività locali al traffico di droga e comunicazioni illecite tra boss detenuti e affiliati liberi.
Le indagini, coordinate dalla Dda di Catanzaro, hanno svelato un sistema radicato che utilizzava il metodo mafioso per intimorire imprenditori e commercianti, imponendo il pizzo e gestendo lo spaccio di sostanze stupefacenti. Tra gli arrestati figurano figure di spicco delle cosche tradizionali del Crotonese, alcune già ristretti in carcere ma attive nel dirigere le attività dall’interno delle strutture penitenziarie.
L’operazione Libeccio si inserisce in una serie di interventi recenti contro la criminalità organizzata calabrese, dimostrando la continua pressione delle forze dell’ordine su queste associazioni mafiose. I dettagli emersi dalle intercettazioni e dai pedinamenti hanno permesso di ricostruire le dinamiche di potere e le gerarchie interne, colpendo al cuore la capacità operativa dei gruppi.
Le procure antimafia sottolineano l’importanza di queste azioni per garantire la sicurezza nei territori a forte presenza mafiosa, dove l’infiltrazione economica rappresenta una minaccia costante per lo sviluppo legale. Ulteriori sviluppi sono attesi dalle perquisizioni in corso e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia coinvolti nelle indagini preliminari.












