IN SINTESI
I numeri dell'operazione “Aquila Nera”
20 misure cautelari
82 kg di cocaina
3 organizzazioni
Un'indagine partita dallo spaccio di cocaina nella provincia di Trento si è trasformata in un'operazione su scala nazionale e internazionale, arrivando fino a Paraguay e Perù.
Alle prime ore del 22 settembre i Carabinieri del Comando Provinciale di Trento, con il supporto dei reparti territorialmente competenti, hanno dato esecuzione all'ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Trento, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di 20 persone.
L'operazione, denominata “Aquila Nera”, rappresenta il risultato di un'attività investigativa durata diversi anni e che, secondo l'Arma, ha consentito di colpire tre distinti gruppi criminali e di interrompere importanti canali internazionali di approvvigionamento della cocaina destinata al mercato italiano.
Un'indagine durata oltre tre anni
L'attività investigativa è stata sviluppata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trento tra giugno 2021 e novembre 2024, sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia.
Gli accertamenti hanno fatto ricorso anche a intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche e sono partiti dall'esigenza di contrastare lo spaccio di cocaina sul territorio trentino.
L'indagine si è progressivamente ampliata fino a ricostruire, secondo gli investigatori, una rete di collegamenti capace di muoversi tra più regioni italiane e diversi Paesi stranieri.
Le attività sono state eseguite nelle province di Trento, Bolzano, Vicenza, Verona, Rovigo, Roma, Frosinone, Varese e Ragusa.
Nella fase operativa sono stati impiegati complessivamente 121 Carabinieri, con il supporto anche del 3° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Bolzano e del Nucleo Cinofili di Laives.
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati ulteriori 700 grammi di cocaina e 70 grammi di hashish.
Tre gruppi e la rotta della cocaina dal Sud America
Secondo il quadro ricostruito dai Carabinieri, l'inchiesta ha consentito di disarticolare tre distinti sodalizi criminali, composti prevalentemente da persone di origine straniera e attivi nel traffico di cocaina.
Gli investigatori hanno individuato canali di importazione dal Paraguay e dal Perù, con il passaggio della sostanza attraverso la Spagna prima dell'arrivo in Italia.
Una parte rilevante dei sequestri è avvenuta direttamente all'estero: 60 chilogrammi in Paraguay e 8 chilogrammi in Perù, sostanza che secondo gli investigatori era destinata all'Italia.
Complessivamente, durante l'intera indagine, sono stati sequestrati circa 82 chilogrammi di cocaina, in parte già trasformata in crack.
Sette arresti in flagranza durante le indagini
Nel corso dell'attività investigativa erano già state arrestate in flagranza sette persone per reati in materia di stupefacenti: cinque in Italia e due tra Perù e Paraguay.
Si tratta di arresti distinti dalle 20 misure cautelari eseguite nella fase conclusiva dell'operazione del 22 settembre.
Il dato delle 20 misure cautelari non coincide quindi con i sette arresti in flagranza: questi ultimi erano già intervenuti durante lo sviluppo dell'indagine e hanno contribuito, insieme ai sequestri, a ricostruire i canali di approvvigionamento.
Oltre 1.300 cessioni di droga ricostruite
La mole degli accertamenti avrebbe permesso agli investigatori di ricostruire oltre 1.300 episodi di cessione di sostanze stupefacenti.
L'attività avrebbe consentito di risalire dalla distribuzione locale fino ai livelli superiori della filiera, individuando modalità di approvvigionamento, trasporto e gestione dello spaccio.
Uno degli elementi più particolari riguarda una figura indicata dagli investigatori come vertice di uno dei tre gruppi: durante un periodo di detenzione avrebbe continuato a impartire ordini ai propri sodali attraverso un telefono cellulare introdotto clandestinamente in carcere.
Il sequestro di persona per un debito di droga
Nel corso degli accertamenti è emerso anche un grave episodio avvenuto nel marzo 2023 tra Verona e Trento.
Due degli indagati sono accusati di aver sequestrato una persona che avrebbe maturato debiti legati alla droga. L'episodio ha portato alla contestazione del sequestro di persona a scopo di estorsione.
Anche questo elemento è stato inserito dagli investigatori nel quadro complessivo delle attività attribuite ai gruppi finiti al centro dell'inchiesta.
Dalla droga al traffico di migranti
Le indagini hanno fatto emergere anche un'attività di traffico internazionale di migranti attribuita a persone collegate agli stessi gruppi.
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, i migranti venivano fatti arrivare clandestinamente in Italia attraverso la rotta balcanica, dietro pagamento di somme di denaro.
Nel dicembre 2022, in Slovacchia, due degli indagati erano stati arrestati mentre trasportavano 15 migranti provenienti dalla Siria.
Secondo quanto ricostruito nell'inchiesta, ciascuno avrebbe pagato 700 euro per l'ultimo tratto del viaggio.
Gli indagati avrebbero noleggiato nella provincia di Trento, utilizzando pagamenti non tracciati, autocarri destinati al trasporto merci. I mezzi sarebbero poi stati utilizzati per trasferire i migranti dalla Slovacchia verso l'Italia attraverso Ungheria e Austria.
Dallo spaccio locale a un'indagine internazionale
Uno degli aspetti più rilevanti dell'operazione riguarda lo sviluppo stesso dell'inchiesta.
Gli accertamenti sono partiti dal contrasto allo spaccio nella provincia di Trento e hanno progressivamente portato gli investigatori a ricostruire collegamenti con il Veneto, la Lombardia, il Lazio, la Sicilia e con organizzazioni e fornitori operanti fuori dall'Italia.
La collaborazione con le autorità straniere ha consentito inoltre di intervenire sui carichi prima del loro arrivo sul territorio nazionale, con i sequestri effettuati in Paraguay e Perù.
Le principali tappe dell'operazione
Un'operazione con 121 Carabinieri
La fase conclusiva ha richiesto un dispositivo particolarmente ampio: 121 militari dell'Arma sono stati impiegati nelle diverse province interessate.
Oltre ai reparti territoriali, hanno partecipato all'attività il 3° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Bolzano e il Nucleo Cinofili Carabinieri di Laives.
L'operazione mostra come un'indagine nata dal controllo del territorio possa svilupparsi fino a ricostruire filiere criminali transnazionali, combinando attività tradizionali, intercettazioni e cooperazione con autorità straniere.
Dal contrasto allo spaccio in Trentino ai sequestri effettuati direttamente in Sud America: “Aquila Nera” ha seguito la filiera della cocaina fino alle fonti di approvvigionamento, collegando attività investigative locali, nazionali e internazionali.
Le contestazioni descritte rappresentano il quadro accusatorio emerso dalle indagini. Come precisato dall'Arma dei Carabinieri, per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a quando l'eventuale responsabilità non sarà accertata con sentenza irrevocabile.








