IN SINTESI — Cosa sta succedendo al petrolio
1. Il 15 ottobre il Brent è sceso sotto i 105 dollari al barile nelle contrattazioni mattutine.
2. Il mercato valuta gli attacchi contro le navi nello Stretto di Hormuz e le infrastrutture saudite.
3. Gli Stati Uniti studiano un allentamento delle restrizioni sulle petroliere sanzionate.
4. Il WTI ha recuperato terreno successivamente, sostenuto anche dal calo delle scorte americane.
5. Restano elevati i rischi per trasporti, forniture e prezzi dei carburanti.
Il prezzo del petrolio ha registrato un nuovo arretramento nella mattinata del 15 ottobre 2026, nonostante l’intensificarsi degli attacchi contro infrastrutture e rotte marittime in Medio Oriente. Gli operatori stanno valutando due fattori contrapposti: i rischi per le forniture energetiche e la possibilità che gli Stati Uniti adottino nuove misure per ridurre i costi del trasporto petrolifero.
Alle 10:30 italiane, secondo Reuters, i futures sul Brent quotavano 103,94 dollari al barile, in calo del 2,02%, mentre il greggio americano West Texas Intermediate (WTI) scendeva a 94,27 dollari, perdendo lo 0,84%. Si tratta di valori riferiti a quella fase della seduta, non delle quotazioni definitive di chiusura.
Quotazioni indicative del 15 ottobre 2026, ore 10:30 italiane. Valori soggetti a variazione.
Gli attacchi nello Stretto di Hormuz preoccupano il mercato
Le tensioni restano particolarmente elevate nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il trasporto internazionale di petrolio. Nelle ultime ore sono stati segnalati nuovi attacchi contro il traffico mercantile, con due navi affondate dopo essere state colpite da proiettili in incidenti distinti.
A pesare sul quadro regionale sono anche gli attacchi degli Houthi contro obiettivi sauditi e le minacce iraniane alla navigazione. Il rischio di ulteriori interruzioni dei trasporti continua a incidere sui costi logistici e sulle aspettative degli investitori.
La possibile mossa americana sulle petroliere sanzionate
Il ribasso del greggio è stato favorito anche dalle notizie secondo cui Washington starebbe valutando di allentare alcune restrizioni sulle petroliere della cosiddetta flotta ombra, utilizzate in passato per trasportare petrolio e prodotti energetici provenienti da Paesi soggetti a sanzioni.
L’ipotesi, riferita a Reuters da un funzionario americano, consentirebbe a determinate navi sanzionate di trasportare greggio e prodotti petroliferi non soggetti a restrizioni. Non si tratterebbe quindi di un’autorizzazione generale alla vendita di petrolio russo o iraniano sanzionato.
La misura avrebbe l’obiettivo di aumentare la disponibilità di navi e ridurre i costi del trasporto marittimo, oggi particolarmente elevati a causa dei rischi geopolitici e delle difficoltà lungo le principali rotte commerciali.
Le scorte americane frenano il ribasso del WTI
Nel corso della giornata, il petrolio statunitense ha recuperato terreno anche in seguito ai dati sulle scorte commerciali degli Stati Uniti. L’Energy Information Administration ha segnalato una riduzione di 8,6 milioni di barili, un dato che ha sostenuto le quotazioni del WTI.
Il mercato ha quindi mostrato un andamento differenziato tra Brent e greggio americano, confermando quanto rapidamente le quotazioni possano cambiare in risposta alle notizie sulle forniture e sulla domanda.
Cosa significa per benzina, diesel e famiglie italiane
Il calo del greggio potrebbe contribuire ad attenuare la pressione sui prezzi dei carburanti, ma non determina automaticamente una riduzione immediata dei prezzi alla pompa. Benzina e diesel dipendono anche dalle quotazioni dei prodotti raffinati, dai costi di trasporto, dal cambio euro-dollaro e dalla fiscalità.
La situazione resta quindi incerta: un peggioramento della sicurezza nel Golfo potrebbe far aumentare nuovamente i costi energetici, mentre un miglioramento dei flussi commerciali potrebbe contribuire a stabilizzare il mercato.









