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Home Geopolitica & Esteri

Spesa per la Difesa, la Corte dei Conti accende i riflettori sul 2% NATO: riclassificazioni e Italia al 2,8% tra difesa e sicurezza

Ufficio Stampa by Ufficio Stampa
Settembre 22, 2026
in Geopolitica & Esteri, NATO / UE / ONU
0
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Crediti immagine: immagine non di proprietà della redazione. Fonte: st.ilfattoquotidiano.it. Utilizzo nel rispetto dei termini della fonte/licenza.
IN SINTESI
I numeri della spesa italiana non indicano tutti la stessa cosa
2025 • NATO 2,01% 2026 • difesa + sicurezza 2,8% 2035 • target NATO 5%
1
Il 22 settembre l'Istat ha confermato il deficit 2025 al 3,1% del PIL: l'Italia non uscirà anticipatamente nel 2026 dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.
2
La Corte dei Conti richiama l'attenzione sulle riclassificazioni utilizzate per costruire il perimetro della spesa Difesa in chiave NATO e sulla necessità di rendere confrontabili criteri contabili differenti.
3
Secondo i dati NATO, nel 2025 l'Italia ha raggiunto il 2,01% del PIL per la spesa classificata secondo i criteri dell'Alleanza.
4
Per il 2026 il Governo ha indicato circa il 2,8% del PIL considerando insieme difesa e sicurezza: un valore più ampio e quindi non direttamente sovrapponibile alla sola spesa militare.
5
Il nuovo impegno NATO prevede entro il 2035 almeno il 3,5% del PIL per la difesa core e fino all'1,5% per sicurezza, resilienza e infrastrutture collegate.
6
Nei documenti parlamentari il percorso italiano prevede un incremento progressivo: dal 2% raggiunto nel 2025 è stata indicata una crescita cumulata di 0,5 punti percentuali entro il 2028.
In breve: parlare semplicemente di “spesa militare verso il 3%” rischia di confondere grandezze diverse: il nodo centrale è capire quali voci entrano nei diversi conteggi e quanta parte rappresenti effettivamente nuova spesa per la Difesa.
ULTIMO AGGIORNAMENTO • 22 SETTEMBRE 2026

L'Istat ha confermato il rapporto deficit/PIL del 2025 al 3,1%. Sfuma quindi l'ipotesi di un'uscita anticipata dell'Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, un elemento che pesa sul quadro di finanza pubblica nel quale dovranno essere programmati anche i futuri incrementi della spesa per la Difesa.

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2,01%
Spesa Difesa italiana secondo i criteri NATO nel 2025
Il dato comprende un perimetro più ampio rispetto al solo bilancio ordinario del Ministero della Difesa.
2,8%
Difesa e sicurezza indicate dall'Italia per il 2026
Il valore comprende anche componenti di sicurezza interna e non coincide con la sola spesa militare “core”.
3,5% + 1,5%
Il nuovo obiettivo NATO da raggiungere entro il 2035
3,5% per la difesa core e fino all'1,5% per spese legate più in generale a difesa e sicurezza.

Il raggiungimento da parte dell'Italia della soglia NATO del 2% del PIL ha riacceso il confronto su come venga calcolata realmente la spesa per la Difesa. Nel Rendiconto generale dello Stato, la Corte dei Conti richiama infatti l'attenzione sulle attività di riclassificazione delle voci di spesa e sulla necessità di raccordare sistemi di contabilizzazione differenti.

Il punto non è che il dato NATO del 2,01% sia inesistente: è il valore ufficialmente riconosciuto secondo la metodologia dell'Alleanza. La questione riguarda piuttosto quali spese vengono incluse nel calcolo e perché altri sistemi contabili restituiscano percentuali sensibilmente diverse.

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Il 2% NATO e il ruolo delle riclassificazioni

La soglia del 2% era stata per anni uno degli obiettivi più difficili da raggiungere per l'Italia. Secondo i dati NATO, il rapporto tra spesa per la Difesa e PIL è passato dall'1,52% del 2024 al 2,01% nel 2025.

L'aumento, tuttavia, non deriva esclusivamente da nuove risorse assegnate alle Forze Armate. Nel corso della revisione del perimetro sono state considerate voci già presenti nella spesa pubblica ma precedentemente contabilizzate diversamente o collocate presso altre amministrazioni.

Tra le componenti che possono concorrere al cosiddetto bilancio integrato della Difesa in chiave NATO rientrano, secondo le diverse classificazioni, risorse del Ministero delle Imprese e del Made in Italy destinate a programmi di interesse della Difesa, missioni internazionali, pensioni del personale e altre spese riconducibili alle esigenze di sicurezza e difesa.

Attenzione al termine “artificio contabile”

L'espressione è stata utilizzata nella ricostruzione giornalistica della vicenda, ma non va attribuita alla Corte dei Conti come citazione testuale. Nei documenti vengono invece richiamate la “riclassificazione” delle spese, la riconsiderazione del relativo perimetro e l'esigenza di armonizzare metodologie differenti.

Perché circolano percentuali così diverse

Una delle difficoltà principali nel leggere i dati è che “spesa per la Difesa” non identifica sempre la stessa grandezza. Il metodo NATO, la classificazione europea COFOG e il bilancio nazionale rispondono a criteri differenti e possono quindi produrre valori molto lontani tra loro.

Criterio NATO
Comprende un perimetro definito dall'Alleanza e può includere spese che non transitano esclusivamente dal bilancio ordinario del Ministero della Difesa. Per il 2025 il dato italiano è 2,01% del PIL.
Difesa + sicurezza
È il perimetro più ampio richiamato dal Governo nel 2026. La Presidente del Consiglio ha indicato un valore vicino al 2,8% del PIL, spiegando che una parte consistente dell'incremento deriva da spese connesse alla sicurezza interna.
Classificazione COFOG
È la classificazione statistica utilizzata in ambito europeo. Le valutazioni disponibili indicano per l'Italia valori sensibilmente più bassi rispetto alla metodologia NATO, proprio perché il perimetro contabile non coincide.

È quindi possibile che percentuali differenti siano contemporaneamente corrette, purché sia specificato quale metodologia viene utilizzata. Proprio su questo aspetto si concentra il tema della trasparenza sollevato dalla Corte dei Conti: senza un raccordo chiaro tra i diversi sistemi, il confronto rischia di diventare poco comprensibile anche per il cittadino.

L'Italia non è ancora al 3% di spesa militare “core”

Il dato del 2,8% porta l'Italia molto vicino, numericamente, alla soglia del 3%. Ma definirlo semplicemente come “3% di spesa militare” sarebbe impreciso.

Nel valore comunicato nel 2026 confluiscono infatti anche spese relative alla sicurezza, mentre le stime NATO sulla componente strettamente riconducibile alla difesa collocano l'Italia su livelli decisamente più bassi. La distinzione diventa ancora più importante guardando ai nuovi impegni assunti dall'Alleanza.

Il nuovo obiettivo NATO: 5% entro il 2035

Al vertice dell'Aja del giugno 2025 gli Alleati hanno superato il precedente riferimento del 2%, assumendo l'impegno a destinare entro il 2035 complessivamente il 5% del PIL a difesa e sicurezza.

La struttura dell'obiettivo prevede almeno il 3,5% del PIL per i requisiti fondamentali della Difesa e fino all'1,5% per settori collegati come protezione delle infrastrutture critiche, reti, resilienza civile, innovazione e rafforzamento della base industriale.

2025 Raggiunto il 2,01% secondo la metodologia NATO
Il passaggio avviene anche attraverso una revisione e riclassificazione del perimetro delle spese considerate ammissibili.
2026 Circa 2,8% considerando insieme difesa e sicurezza
Il dato comprende anche componenti ulteriori rispetto alla sola spesa militare in senso stretto.
ENTRO IL 2028 Indicata una crescita cumulata di ulteriori 0,5 punti
I documenti parlamentari richiamano un percorso progressivo, la cui concreta attuazione resta collegata alle decisioni di finanza pubblica.
2035 Obiettivo NATO: 3,5% + fino all'1,5%
La traiettoria dovrà portare gli Alleati verso il nuovo impegno complessivo del 5% del PIL.

Il problema adesso è anche finanziario

Il percorso non dipende soltanto dagli impegni assunti in sede NATO. Deve essere compatibile con la situazione dei conti pubblici italiani.

Il dato diffuso il 22 settembre 2026 dall'Istat ha confermato per il 2025 un deficit pari al 3,1% del PIL. L'Italia resta quindi, almeno per ora, nella procedura europea per disavanzo eccessivo e non beneficia dell'uscita anticipata sulla quale il Governo aveva confidato.

Questo non cancella gli impegni NATO, ma rende ancora più importante capire con quali tempi, strumenti e risorse verrà finanziato l'incremento nei prossimi anni. Lo stesso Governo ha più volte indicato che gli ulteriori impegni dovranno essere definiti nell'ambito dei documenti di finanza pubblica e delle relative autorizzazioni parlamentari.

Il punto centrale

La questione non è soltanto quanto “vale” la spesa militare in percentuale del PIL. Il vero nodo è distinguere tra nuove risorse per capacità, personale, mezzi e infrastrutture e somme già presenti nei conti pubblici che vengono incluse nel perimetro NATO attraverso criteri di classificazione più ampi.

↗
Fonti consultate per l'articolo
Corte dei Conti ↗
Rendiconto generale dello Stato e rilievi sui criteri di classificazione e sul perimetro della spesa per la Difesa.
NATO — sito ufficiale ↗
Definizione della spesa NATO, precedente soglia del 2% e nuovo impegno del 5% entro il 2035.
Senato della Repubblica ↗
Dati sul 2,01% NATO, valori della spesa COFOG e chiarimenti del Governo sulla programmazione futura.
ISTAT ↗
Dati ufficiali su PIL, indebitamento delle Amministrazioni pubbliche e rapporto deficit/PIL.
OCSE — Economic Survey Italy 2026 ↗
Analisi della crescita della spesa per la Difesa e del ruolo delle riclassificazioni nel raggiungimento del 2%.
Reuters ↗
Dichiarazioni sul 2,8% del PIL nel 2026 e composizione dell'incremento tra difesa e sicurezza interna.
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