La Cassazione ha ribadito che chi assiste un familiare con disabilità può rifiutare i turni di notte anche se non si tratta di una disabilità grave.
Il punto centrale è che la tutela non dipende dal comma 3 dell’articolo 3 della legge 104, ma dalla presenza di una disabilità riconosciuta e da un rapporto di cura effettivo.
La decisione conferma un orientamento già espresso dalla giurisprudenza e rafforza i diritti dei lavoratori caregiver.
Per il rifiuto del turno notturno non serve quindi dimostrare una condizione di gravità particolarmente intensa.
Conta invece che il familiare assistito sia “a carico” del lavoratore, cioè legato a una concreta relazione di assistenza e sostegno.
La norma sul lavoro notturno resta così più ampia rispetto ad altri benefici della legge 104, come permessi e trasferimenti.
Per le aziende, la conseguenza è chiara: non possono imporre turni notturni a chi ha diritto all’esonero.
La programmazione dei turni dovrà quindi tenere conto in anticipo di queste tutele. La pronuncia è importante perché conferma che il diritto non nasce dalla gravità della disabilità, ma dal bisogno di cura. In pratica, la protezione per i caregiver si rafforza e diventa più netta sul piano organizzativo e giuridico.
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