Dopo l’audizione in Parlamento sugli esiti del vertice Nato di Ankara, Guido Crosetto e Antonio Tajani hanno lanciato un messaggio molto netto: la sicurezza dell’Europa non può più essere considerata garantita come in passato. Il ministro della Difesa ha richiamato la minaccia russa e il nuovo quadro internazionale, mentre il titolare della Farnesina ha ribadito la necessità di rafforzare il ruolo dell’Italia dentro l’Alleanza Atlantica.
Il punto centrale è che la Nato sta vivendo una fase di cambiamento profondo e agli alleati europei viene chiesto un impegno maggiore sul piano militare, industriale e finanziario. Non basta più affidarsi alla protezione automatica degli Stati Uniti, perché il baricentro della sicurezza occidentale si sta spostando e l’Europa deve assumersi più responsabilità dirette.
Per l’Italia questo significa soprattutto una cosa: aumentare la credibilità strategica. Il tema delle spese per la Difesa torna così al centro del dibattito politico, insieme alla necessità di rafforzare capacità operative, produzione industriale e autonomia logistica. Il governo si trova davanti a una scelta chiara: adattarsi al nuovo scenario o restare indietro rispetto ai partner più attivi.
Sul fondo resta la guerra in Ucraina, che continua a pesare sugli equilibri europei e a rendere più instabile il rapporto con Mosca. In questo contesto, le parole di Crosetto e Tajani segnano una svolta politica importante, perché raccontano un’Europa meno protetta e un’Italia chiamata a investire di più nella propria sicurezza.









