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Home Geopolitica & Esteri

Iran, il ministro del Petrolio: “Stiamo trovando modi per aggirare il blocco navale Usa”. Ma i dati mostrano esportazioni in forte calo

Ufficio Stampa by Ufficio Stampa
Settembre 5, 2026
in Geopolitica & Esteri
0
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Crediti immagine: immagine non di proprietà della redazione. Fonte: images.euronews.com. Utilizzo nel rispetto dei termini della fonte/licenza.
IN SINTESI Teheran rivendica nuove contromisure sul petrolio
4 settembre 2026 Blocco navale Usa Export petrolifero
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1
Il ministro iraniano del Petrolio Mohsen Paknejad afferma che Teheran sta utilizzando diverse soluzioni per aggirare il blocco navale statunitense.
2
Secondo il ministro, parte del greggio sarebbe stata trasferita e consegnata ai clienti lontano dal Golfo Persico e dal Mare di Oman.
3
Paknejad sostiene inoltre che durante la prima fase della guerra le esportazioni iraniane non si sarebbero mai fermate completamente.
4
I dati indipendenti sul traffico petrolifero descrivono però una situazione molto più difficile, con forte riduzione delle esportazioni iraniane dopo la reintroduzione del blocco a metà luglio.
5
La questione resta centrale nello scontro tra Stati Uniti e Iran perché riguarda le entrate petrolifere di Teheran e il traffico energetico nello Stretto di Hormuz.
In breve: l'Iran rivendica di aver trovato canali alternativi per continuare a vendere petrolio, ma i dati disponibili indicano che il blocco americano sta comunque comprimendo fortemente i volumi esportati.

L'Iran sostiene di aver individuato diverse modalità per aggirare il blocco navale imposto dagli Stati Uniti e mantenere almeno parte delle proprie esportazioni di petrolio. La dichiarazione arriva dal ministro del Petrolio Mohsen Paknejad, che ha descritto una serie di soluzioni logistiche adottate da Teheran. Ma il quadro resta controverso: i dati indipendenti sul traffico marittimo mostrano un forte ridimensionamento dei flussi iraniani.

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15 luglio La data indicata da Teheran per l'avvio della seconda fase del blocco navale statunitense.
220-255 mila Barili al giorno stimati ad agosto per le esportazioni iraniane, molto sotto i livelli precedenti alla crisi.
Hormuz Lo stretto resta uno dei punti più delicati per il traffico energetico mondiale.

Teheran: “Stiamo aggirando il blocco”

Il ministro iraniano del Petrolio Mohsen Paknejad ha dichiarato il 4 settembre che l'industria petrolifera nazionale non sarebbe rimasta ferma di fronte alle restrizioni imposte dagli Stati Uniti.

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Secondo la versione fornita da Teheran, le autorità avrebbero messo in campo “diverse soluzioni e differenti misure” per continuare a vendere e consegnare greggio ai propri clienti anche dopo l'introduzione del blocco navale.

Paknejad ha spiegato che una parte delle operazioni sarebbe stata spostata a migliaia di chilometri dal Golfo Persico e dal Mare di Oman, con l'obiettivo di ridurre l'esposizione delle petroliere iraniane ai controlli e alle restrizioni marittime.

Due fasi del blocco secondo l'Iran

13 aprile 2026 circa

Secondo il ministro iraniano, entra in vigore una prima fase del blocco lungo una linea marittima compresa tra Ras al-Hadd e il porto pakistano di Gwadar.

18 giugno 2026

Teheran indica una temporanea sospensione delle restrizioni, sfruttata per trasferire quantitativi di greggio fuori dalle acque del Golfo Persico e del Mare di Oman.

15 luglio 2026

Il blocco viene nuovamente imposto e, secondo Paknejad, resta in vigore anche all'inizio di settembre.

4 settembre 2026

Il ministro afferma che l'Iran continua a cercare sistemi per riuscire a superare completamente le restrizioni.

La strategia: spostare il petrolio prima delle nuove restrizioni

Il passaggio più significativo della ricostruzione iraniana riguarda la pausa tra le due fasi del blocco. Secondo Paknejad, Teheran avrebbe sfruttato quella finestra per trasferire una quantità rilevante di greggio fuori dall'area più esposta.

In questo modo il petrolio sarebbe stato già disponibile in altre zone per essere successivamente consegnato ai clienti, riducendo la necessità di far attraversare continuamente alle petroliere iraniane il tratto di mare controllato dalle forze statunitensi.

Si tratta però di una strategia che, per sua natura, dipende dalle quantità precedentemente accumulate e dalla possibilità di continuare ad alimentare questi depositi e trasferimenti.

La rivendicazione iraniana e i dati indipendenti Teheran sostiene che le proprie esportazioni non si siano mai fermate completamente. Le stime indipendenti disponibili indicano però un crollo significativo dei volumi di greggio esportati dopo la reintroduzione del blocco a metà luglio. Le due affermazioni non sono necessariamente incompatibili: un export residuo può continuare anche in presenza di una drastica riduzione dei flussi.

Le esportazioni risultano comunque fortemente ridotte

Il punto più importante è quindi distinguere tra “aggirare completamente” il blocco e riuscire a mantenere singole spedizioni o canali alternativi.

Le stime del settore indicano che le esportazioni iraniane sarebbero passate da circa 2 milioni di barili al giorno nel mese di marzo a una fascia di circa 220-255 mila barili al giorno in agosto.

Il dato suggerisce che il blocco navale stia esercitando una pressione concreta sulla capacità dell'Iran di commercializzare il proprio greggio, anche se Teheran continua a rivendicare la sopravvivenza di rotte alternative e meccanismi logistici paralleli.

Il nodo dello Stretto di Hormuz

La disputa sulle esportazioni iraniane si inserisce nella più ampia crisi dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per petrolio e gas.

Il traffico commerciale nella zona resta molto inferiore rispetto ai livelli precedenti alla guerra. Il 4 settembre i dati disponibili mostravano un numero di transiti osservati nettamente sotto le medie storiche, anche se una parte delle navi può attraversare l'area con i sistemi di identificazione automatica disattivati.

Questo rende difficile ottenere in tempo reale un quadro perfettamente completo dei movimenti navali e dei quantitativi effettivamente trasportati.

Cosa sta cercando di fare l'Iran
1
Spostare il greggio lontano dall'area del blocco prima della consegna finale ai clienti.
2
Utilizzare rotte e sistemi logistici alternativi per mantenere attive almeno parte delle esportazioni.
3
Ridurre la dipendenza dalle operazioni effettuate direttamente nel Golfo Persico e nel Mare di Oman.

Petrolio al centro della pressione economica su Teheran

Per l'Iran la possibilità di continuare a esportare petrolio è una questione strategica. Le vendite di greggio rappresentano infatti una delle principali fonti di valuta estera per il Paese e la loro riduzione aumenta la pressione sull'economia iraniana.

Parallelamente Washington continua ad ampliare anche il fronte delle sanzioni finanziarie, con l'obiettivo di colpire le reti utilizzate da Teheran per ricevere e trasferire i proventi delle vendite energetiche.

Il confronto si gioca quindi su due piani: da una parte il controllo fisico delle rotte marittime, dall'altra la capacità di individuare e interrompere i circuiti commerciali e finanziari attraverso i quali l'Iran tenta di mantenere in funzione le proprie esportazioni.

Una battaglia anche sulla narrazione

Le dichiarazioni di Paknejad hanno anche un evidente valore politico. Teheran vuole dimostrare che la pressione americana non è riuscita a isolare completamente il settore energetico iraniano.

Washington, al contrario, presenta il forte ridimensionamento delle esportazioni come una prova dell'efficacia del blocco.

La situazione reale appare più sfumata: l'Iran sembra riuscire a mantenere alcuni canali di esportazione, ma con volumi nettamente inferiori rispetto ai mesi precedenti. Sarà quindi l'andamento delle spedizioni nelle prossime settimane a mostrare quanto le contromisure annunciate da Teheran siano realmente sostenibili.

IRAN • STATI UNITI • 4 SETTEMBRE 2026

Teheran sostiene di aver trovato sistemi per mantenere in movimento il proprio petrolio nonostante il blocco navale. I dati disponibili, però, indicano che la pressione americana continua a incidere pesantemente sui volumi esportati.

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