IN SINTESI
Teheran rivendica nuove contromisure sul petrolio
4 settembre 2026
Blocco navale Usa
Export petrolifero+
L'Iran sostiene di aver individuato diverse modalità per aggirare il blocco navale imposto dagli Stati Uniti e mantenere almeno parte delle proprie esportazioni di petrolio. La dichiarazione arriva dal ministro del Petrolio Mohsen Paknejad, che ha descritto una serie di soluzioni logistiche adottate da Teheran. Ma il quadro resta controverso: i dati indipendenti sul traffico marittimo mostrano un forte ridimensionamento dei flussi iraniani.
Teheran: “Stiamo aggirando il blocco”
Il ministro iraniano del Petrolio Mohsen Paknejad ha dichiarato il 4 settembre che l'industria petrolifera nazionale non sarebbe rimasta ferma di fronte alle restrizioni imposte dagli Stati Uniti.
Secondo la versione fornita da Teheran, le autorità avrebbero messo in campo “diverse soluzioni e differenti misure” per continuare a vendere e consegnare greggio ai propri clienti anche dopo l'introduzione del blocco navale.
Paknejad ha spiegato che una parte delle operazioni sarebbe stata spostata a migliaia di chilometri dal Golfo Persico e dal Mare di Oman, con l'obiettivo di ridurre l'esposizione delle petroliere iraniane ai controlli e alle restrizioni marittime.
Due fasi del blocco secondo l'Iran
Secondo il ministro iraniano, entra in vigore una prima fase del blocco lungo una linea marittima compresa tra Ras al-Hadd e il porto pakistano di Gwadar.
Teheran indica una temporanea sospensione delle restrizioni, sfruttata per trasferire quantitativi di greggio fuori dalle acque del Golfo Persico e del Mare di Oman.
Il blocco viene nuovamente imposto e, secondo Paknejad, resta in vigore anche all'inizio di settembre.
Il ministro afferma che l'Iran continua a cercare sistemi per riuscire a superare completamente le restrizioni.
La strategia: spostare il petrolio prima delle nuove restrizioni
Il passaggio più significativo della ricostruzione iraniana riguarda la pausa tra le due fasi del blocco. Secondo Paknejad, Teheran avrebbe sfruttato quella finestra per trasferire una quantità rilevante di greggio fuori dall'area più esposta.
In questo modo il petrolio sarebbe stato già disponibile in altre zone per essere successivamente consegnato ai clienti, riducendo la necessità di far attraversare continuamente alle petroliere iraniane il tratto di mare controllato dalle forze statunitensi.
Si tratta però di una strategia che, per sua natura, dipende dalle quantità precedentemente accumulate e dalla possibilità di continuare ad alimentare questi depositi e trasferimenti.
Le esportazioni risultano comunque fortemente ridotte
Il punto più importante è quindi distinguere tra “aggirare completamente” il blocco e riuscire a mantenere singole spedizioni o canali alternativi.
Le stime del settore indicano che le esportazioni iraniane sarebbero passate da circa 2 milioni di barili al giorno nel mese di marzo a una fascia di circa 220-255 mila barili al giorno in agosto.
Il dato suggerisce che il blocco navale stia esercitando una pressione concreta sulla capacità dell'Iran di commercializzare il proprio greggio, anche se Teheran continua a rivendicare la sopravvivenza di rotte alternative e meccanismi logistici paralleli.
Il nodo dello Stretto di Hormuz
La disputa sulle esportazioni iraniane si inserisce nella più ampia crisi dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per petrolio e gas.
Il traffico commerciale nella zona resta molto inferiore rispetto ai livelli precedenti alla guerra. Il 4 settembre i dati disponibili mostravano un numero di transiti osservati nettamente sotto le medie storiche, anche se una parte delle navi può attraversare l'area con i sistemi di identificazione automatica disattivati.
Questo rende difficile ottenere in tempo reale un quadro perfettamente completo dei movimenti navali e dei quantitativi effettivamente trasportati.
Petrolio al centro della pressione economica su Teheran
Per l'Iran la possibilità di continuare a esportare petrolio è una questione strategica. Le vendite di greggio rappresentano infatti una delle principali fonti di valuta estera per il Paese e la loro riduzione aumenta la pressione sull'economia iraniana.
Parallelamente Washington continua ad ampliare anche il fronte delle sanzioni finanziarie, con l'obiettivo di colpire le reti utilizzate da Teheran per ricevere e trasferire i proventi delle vendite energetiche.
Il confronto si gioca quindi su due piani: da una parte il controllo fisico delle rotte marittime, dall'altra la capacità di individuare e interrompere i circuiti commerciali e finanziari attraverso i quali l'Iran tenta di mantenere in funzione le proprie esportazioni.
Una battaglia anche sulla narrazione
Le dichiarazioni di Paknejad hanno anche un evidente valore politico. Teheran vuole dimostrare che la pressione americana non è riuscita a isolare completamente il settore energetico iraniano.
Washington, al contrario, presenta il forte ridimensionamento delle esportazioni come una prova dell'efficacia del blocco.
La situazione reale appare più sfumata: l'Iran sembra riuscire a mantenere alcuni canali di esportazione, ma con volumi nettamente inferiori rispetto ai mesi precedenti. Sarà quindi l'andamento delle spedizioni nelle prossime settimane a mostrare quanto le contromisure annunciate da Teheran siano realmente sostenibili.
Teheran sostiene di aver trovato sistemi per mantenere in movimento il proprio petrolio nonostante il blocco navale. I dati disponibili, però, indicano che la pressione americana continua a incidere pesantemente sui volumi esportati.










