IN SINTESI
Petrolio giù, ma in Italia i carburanti salgono ancora
Brent 104,87 $
Benzina 2,153 €/l
Diesel 2,330 €/l
Una mossa diplomatica della Cina ha contribuito a far scendere il prezzo del petrolio dopo settimane di forte tensione sui mercati energetici. Pechino, secondo fonti citate da Reuters, ha chiesto all'Iran di utilizzare la propria influenza sugli Houthi dello Yemen per contenere gli attacchi contro le infrastrutture petrolifere dell'Arabia Saudita.
La notizia ha ridotto almeno in parte il timore di nuove interruzioni delle forniture dal Medio Oriente. Ma in Italia l'effetto non è ancora arrivato ai distributori: benzina e soprattutto gasolio continuano infatti a costare più del giorno precedente.
La Cina interviene dopo la richiesta dell'Arabia Saudita
L'iniziativa diplomatica nasce da una richiesta avanzata da Riyad a Pechino. L'Arabia Saudita è preoccupata per la rapida avanzata degli Houthi lungo la costa del Mar Rosso e nell'area di Bab el-Mandeb e per gli attacchi contro le proprie infrastrutture energetiche.
Secondo tre fonti iraniane sentite da Reuters, la Cina avrebbe quindi chiesto privatamente a Teheran di contribuire a contenere il gruppo yemenita e impedire che il conflitto si allarghi ulteriormente alle principali rotte energetiche regionali.
Pechino dispone di una leva economica significativa: la Cina è da anni il principale partner commerciale dell'Iran e rappresenta il maggiore acquirente del suo petrolio.
Secondo dati Kpler citati da Reuters, nel 2025 gli acquisti cinesi rappresentavano oltre l'80% delle esportazioni petrolifere iraniane via mare.
Il petrolio reagisce subito: Brent e WTI in calo
I mercati hanno interpretato l'intervento cinese come un possibile segnale di riduzione del rischio di una ulteriore escalation contro il settore energetico saudita.
Il Brent ha chiuso venerdì a 104,87 dollari al barile, in calo di 95 centesimi, pari allo 0,93%. Il WTI americano ha terminato la giornata a 100,30 dollari, con una flessione di 1,61 dollari, pari all'1,58%.
Il movimento è significativo, ma deve essere letto nel contesto: il petrolio rimane infatti sopra i 100 dollari al barile, dopo essere salito rapidamente nelle settimane precedenti a causa della guerra con l'Iran, della nuova offensiva Houthi e delle difficoltà delle rotte di esportazione.
Il prezzo è sceso perché il mercato percepisce un rischio leggermente inferiore, non perché le forniture siano tornate alla normalità. Lo Stretto di Hormuz resta fortemente limitato e l'oleodotto saudita East-West è stato danneggiato dagli attacchi.
Italia: benzina e diesel continuano invece a salire
Per gli automobilisti italiani, almeno per ora, il quadro è opposto a quello osservato sulle quotazioni del greggio.
I dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati al 19 settembre mostrano infatti un ulteriore aumento dei prezzi medi self service.
Quanto costa oggi un pieno da 50 litri
Il diesel rimane quindi particolarmente penalizzante: un pieno da 50 litri costa oggi quasi 9 euro in più rispetto alla benzina sulla base delle medie nazionali self.
Perché il petrolio scende ma la benzina non cala subito?
Il collegamento tra prezzo del greggio e costo del carburante alla pompa non è immediato. Il barile rappresenta soltanto uno degli elementi che determinano il prezzo finale.
Il nodo delle accise sul diesel
Il recente Decreto-legge n. 162 del 17 settembre ha rimodulato la riduzione temporanea dell'accisa sul gasolio.
Dal 18 al 25 settembre l'aliquota è fissata a 572,90 euro per mille litri. Dal 26 settembre al 5 ottobre salirà a 622,90 euro per mille litri.
Questo significa che, anche se il petrolio dovesse continuare a scendere, la riduzione dello sconto fiscale prevista dal 26 settembre potrebbe limitare il beneficio visibile alla pompa sul diesel.
Il vero problema resta il gasolio
La situazione del diesel è più complessa rispetto a quella della benzina. Reuters segnala che la crisi non riguarda esclusivamente il petrolio greggio, ma anche la capacità mondiale di raffinazione.
La disponibilità più ridotta di prodotti raffinati sta sostenendo le quotazioni internazionali del gasolio e può spiegare perché il diesel continui a rincarare anche durante giornate nelle quali il Brent arretra.
Questo ha conseguenze che vanno oltre gli automobilisti: il gasolio alimenta larga parte di autotrasporto, logistica, agricoltura e attività produttive. Prezzi elevati possono quindi trasferirsi progressivamente sui costi di trasporto delle merci e, indirettamente, sui prezzi al consumo.
Cosa potrebbe succedere ai prezzi in Italia
La Cina può davvero cambiare lo scenario?
L'intervento di Pechino è significativo perché la Cina dispone di rapporti economici profondi sia con l'Arabia Saudita sia con l'Iran ed è uno dei Paesi più esposti a un'interruzione delle forniture energetiche dal Medio Oriente.
Ma non esiste al momento alcuna garanzia che la richiesta cinese produca un'immediata cessazione delle operazioni Houthi. Le fonti sentite da Reuters hanno sottolineato che resta incerta la risposta concreta di Teheran.
Per questo il mercato ha reagito positivamente, ma con prudenza: il Brent è sceso, senza però abbandonare la soglia dei 100 dollari.
Per gli italiani, dunque, la notizia rappresenta un primo segnale potenzialmente positivo, ma non ancora una svolta: perché benzina e diesel tornino realmente a scendere serviranno una riduzione duratura del rischio geopolitico, maggiore disponibilità di prodotti raffinati e stabilità delle principali rotte energetiche.










