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Home Attualità

Petrolio in calo dopo la mossa della Cina sull’Iran: cosa può cambiare per benzina e diesel in Italia

Ufficio Stampa by Ufficio Stampa
Settembre 19, 2026
in Attualità, Geopolitica & Esteri, Italia, Medio Oriente
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Crediti immagine: immagine non di proprietà della redazione. Fonte: cdn-img.automoto.it. Utilizzo nel rispetto dei termini della fonte/licenza.
IN SINTESI Petrolio giù, ma in Italia i carburanti salgono ancora
Brent 104,87 $ Benzina 2,153 €/l Diesel 2,330 €/l
1
Il petrolio è sceso dopo la notizia secondo cui la Cina ha chiesto all'Iran di contribuire a frenare gli attacchi Houthi contro le infrastrutture petrolifere saudite.
2
Il Brent ha chiuso a 104,87 dollari al barile, in calo dello 0,93%, mentre il WTI è sceso dell'1,58% a 100,30 dollari.
3
Il calo riduce parte del premio di rischio geopolitico, ma non significa ancora che l'emergenza energetica sia superata.
4
In Italia il 19 settembre la benzina self è a 2,153 euro al litro e il gasolio a 2,330 euro, entrambi ancora in aumento.
5
Un calo stabile del petrolio potrebbe alleggerire i listini nelle prossime fasi, ma diesel, raffinazione, cambio euro-dollaro e accise restano determinanti.
In breve: la diplomazia cinese ha raffreddato il petrolio, ma per gli automobilisti italiani il sollievo non è ancora arrivato e il gasolio resta il punto più critico.
PETROLIO • MEDIO ORIENTE • CARBURANTI

Una mossa diplomatica della Cina ha contribuito a far scendere il prezzo del petrolio dopo settimane di forte tensione sui mercati energetici. Pechino, secondo fonti citate da Reuters, ha chiesto all'Iran di utilizzare la propria influenza sugli Houthi dello Yemen per contenere gli attacchi contro le infrastrutture petrolifere dell'Arabia Saudita.

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La notizia ha ridotto almeno in parte il timore di nuove interruzioni delle forniture dal Medio Oriente. Ma in Italia l'effetto non è ancora arrivato ai distributori: benzina e soprattutto gasolio continuano infatti a costare più del giorno precedente.

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104,87 $
Chiusura del Brent il 18 settembre, in calo dello 0,93%.
100,30 $
Quotazione finale del WTI, sceso dell'1,58% nella seduta.
2,330 €/l
Prezzo medio nazionale self del gasolio in Italia il 19 settembre.

La Cina interviene dopo la richiesta dell'Arabia Saudita

L'iniziativa diplomatica nasce da una richiesta avanzata da Riyad a Pechino. L'Arabia Saudita è preoccupata per la rapida avanzata degli Houthi lungo la costa del Mar Rosso e nell'area di Bab el-Mandeb e per gli attacchi contro le proprie infrastrutture energetiche.

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Secondo tre fonti iraniane sentite da Reuters, la Cina avrebbe quindi chiesto privatamente a Teheran di contribuire a contenere il gruppo yemenita e impedire che il conflitto si allarghi ulteriormente alle principali rotte energetiche regionali.

IL PESO DI PECHINO
Perché l'Iran ascolta la Cina

Pechino dispone di una leva economica significativa: la Cina è da anni il principale partner commerciale dell'Iran e rappresenta il maggiore acquirente del suo petrolio.

Secondo dati Kpler citati da Reuters, nel 2025 gli acquisti cinesi rappresentavano oltre l'80% delle esportazioni petrolifere iraniane via mare.

Il petrolio reagisce subito: Brent e WTI in calo

I mercati hanno interpretato l'intervento cinese come un possibile segnale di riduzione del rischio di una ulteriore escalation contro il settore energetico saudita.

Il Brent ha chiuso venerdì a 104,87 dollari al barile, in calo di 95 centesimi, pari allo 0,93%. Il WTI americano ha terminato la giornata a 100,30 dollari, con una flessione di 1,61 dollari, pari all'1,58%.

Il movimento è significativo, ma deve essere letto nel contesto: il petrolio rimane infatti sopra i 100 dollari al barile, dopo essere salito rapidamente nelle settimane precedenti a causa della guerra con l'Iran, della nuova offensiva Houthi e delle difficoltà delle rotte di esportazione.

Il prezzo è sceso perché il mercato percepisce un rischio leggermente inferiore, non perché le forniture siano tornate alla normalità. Lo Stretto di Hormuz resta fortemente limitato e l'oleodotto saudita East-West è stato danneggiato dagli attacchi.

Italia: benzina e diesel continuano invece a salire

Per gli automobilisti italiani, almeno per ora, il quadro è opposto a quello osservato sulle quotazioni del greggio.

I dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati al 19 settembre mostrano infatti un ulteriore aumento dei prezzi medi self service.

Prezzi medi self in Italia • 19 settembre 2026
Benzina • rete stradale
2,153 €/l
+0,4 centesimi in 24 ore
Gasolio • rete stradale
2,330 €/l
+3,6 centesimi in 24 ore
Benzina • autostrada
2,244 €/l
+0,3 centesimi in 24 ore
Gasolio • autostrada
2,405 €/l
+3 centesimi in 24 ore

Quanto costa oggi un pieno da 50 litri

Benzina self
107,65 €
Pieno da 50 litri sulla rete stradale nazionale.
Gasolio self
116,50 €
Pieno da 50 litri sulla rete stradale nazionale.

Il diesel rimane quindi particolarmente penalizzante: un pieno da 50 litri costa oggi quasi 9 euro in più rispetto alla benzina sulla base delle medie nazionali self.

Perché il petrolio scende ma la benzina non cala subito?

Il collegamento tra prezzo del greggio e costo del carburante alla pompa non è immediato. Il barile rappresenta soltanto uno degli elementi che determinano il prezzo finale.

1
Prezzo del petrolio
Un calo stabile del Brent riduce il costo della materia prima, ma il beneficio deve trasferirsi lungo tutta la filiera.
2
Prodotti raffinati
Benzina e diesel hanno proprie quotazioni internazionali. In questa fase soprattutto il gasolio risente della scarsità di capacità di raffinazione.
3
Cambio euro-dollaro
Il petrolio viene negoziato in dollari: un euro più debole può ridurre o annullare parte del vantaggio derivante dal calo del greggio.
4
Accise e IVA
La componente fiscale resta una parte importante del prezzo finale e in Italia il regime temporaneo sul diesel è stato appena modificato.

Il nodo delle accise sul diesel

ITALIA • DL 162/2026

Il recente Decreto-legge n. 162 del 17 settembre ha rimodulato la riduzione temporanea dell'accisa sul gasolio.

Dal 18 al 25 settembre l'aliquota è fissata a 572,90 euro per mille litri. Dal 26 settembre al 5 ottobre salirà a 622,90 euro per mille litri.

Questo significa che, anche se il petrolio dovesse continuare a scendere, la riduzione dello sconto fiscale prevista dal 26 settembre potrebbe limitare il beneficio visibile alla pompa sul diesel.

Il vero problema resta il gasolio

La situazione del diesel è più complessa rispetto a quella della benzina. Reuters segnala che la crisi non riguarda esclusivamente il petrolio greggio, ma anche la capacità mondiale di raffinazione.

La disponibilità più ridotta di prodotti raffinati sta sostenendo le quotazioni internazionali del gasolio e può spiegare perché il diesel continui a rincarare anche durante giornate nelle quali il Brent arretra.

Questo ha conseguenze che vanno oltre gli automobilisti: il gasolio alimenta larga parte di autotrasporto, logistica, agricoltura e attività produttive. Prezzi elevati possono quindi trasferirsi progressivamente sui costi di trasporto delle merci e, indirettamente, sui prezzi al consumo.

Cosa potrebbe succedere ai prezzi in Italia

Scenario favorevole
Se la pressione diplomatica cinese funzionasse, gli attacchi alle infrastrutture saudite diminuissero e i flussi attraverso Hormuz e Mar Rosso migliorassero, una parte del premio di rischio sul petrolio potrebbe ridursi ulteriormente. In questo caso potrebbero emergere pressioni al ribasso anche sui carburanti europei.
Scenario di nuova escalation
Nuovi attacchi Houthi, ulteriori danni agli impianti sauditi o un peggioramento della situazione nello Stretto di Hormuz potrebbero rapidamente riportare il petrolio verso l'alto e mantenere benzina e soprattutto gasolio su livelli elevati.

La Cina può davvero cambiare lo scenario?

L'intervento di Pechino è significativo perché la Cina dispone di rapporti economici profondi sia con l'Arabia Saudita sia con l'Iran ed è uno dei Paesi più esposti a un'interruzione delle forniture energetiche dal Medio Oriente.

Ma non esiste al momento alcuna garanzia che la richiesta cinese produca un'immediata cessazione delle operazioni Houthi. Le fonti sentite da Reuters hanno sottolineato che resta incerta la risposta concreta di Teheran.

Per questo il mercato ha reagito positivamente, ma con prudenza: il Brent è sceso, senza però abbandonare la soglia dei 100 dollari.

Per gli italiani, dunque, la notizia rappresenta un primo segnale potenzialmente positivo, ma non ancora una svolta: perché benzina e diesel tornino realmente a scendere serviranno una riduzione duratura del rischio geopolitico, maggiore disponibilità di prodotti raffinati e stabilità delle principali rotte energetiche.

Fonti consultate per l'articolo
Reuters — mercato petrolifero ↗
Chiusure di Brent e WTI, situazione delle forniture saudite, Stretto di Hormuz e reazione dei mercati alla pressione diplomatica cinese.
Reuters — Cina, Iran e Houthi ↗
Retroscena diplomatico sulla richiesta saudita a Pechino e sulla pressione esercitata dalla Cina nei confronti dell'Iran.
MIMIT — prezzi medi carburanti ↗
Prezzi medi nazionali self service aggiornati al 19 settembre 2026 per benzina e gasolio su rete stradale e autostradale.
MIMIT — Osservaprezzi Carburanti ↗
Sistema ufficiale di rilevazione dei prezzi praticati dai distributori italiani.
Decreto-legge n. 162/2026 ↗
Rimodulazione temporanea dell'accisa sul gasolio dal 18 settembre al 5 ottobre 2026.
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